Indagini non invasive per la ricerca di perdite d’acqua

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Ago 262019
 

Una delle cose più difficili da riparare, nonché una delle più fastidiose nel momento in cui si presenta, è quella di andare ad individuare il punto esatto in cui avviene una perdita d’acqua quando questa si trova sotto il pavimento o all’interno di una parete.

Se la tubatura non è visibile infatti, diventa difficile riuscire a capire quale sia il punto esatto in cui avviene la perdita, considerando che questa potrebbe trovarsi anche a metri di distanza dal punto in cui l’acqua affiora in superficie. Di norma ciò comporta il dover sollevare il pavimento e dunque il dover inevitabilmente rompere un gran numero di mattoni, e non sempre sia un adeguato numero di mattoni di riserva per la sostituzione, il che può essere un problema ulteriore considerando l’eventualità per la quale andrebbe rifatto l’intero pavimento.

Per fortuna oggi esiste la tecnologia specifica di settore che consente di individuare in maniera veramente veloce il punto in cui si verifica una perdita d’acqua. Stiamo parlando della termografia, avanzatissima tecnica di settore ormai da tempo adoperata dalle migliori ditte italiane che operano in questo ambito, tra le quali Vi.Ro Impianti. Grazie alla termografia dunque, è possibile individuare in maniera assolutamente precisa il punto esatto in cui avviene la perdita e dunque il punto esatto in cui andare a rompere il pavimento, limitando così il numero di mattoni che vanno eventualmente sollevati e dunque il disagio in casa dovuto agli interventi di ripristino. In questa maniera è dunque possibile andare a lavorare in maniera molto più selettiva riducendo il disagio per le persone che vi abitano ed i possibili danni che si sarebbero invece potuti verificare se i tempi di ripristino fossero stati più lunghi. È possibile ricevere un preventivo inviando una mail all’indirizzo info@viroimpianti.it, oppure contattando direttamente Viro impianti al recapito telefonico 0399204554. 

Ville e immobili di prestigio a Monza e in Brianza

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Dic 282016
 

Il mercato degli immobili di lusso a Monza e in Brianza, siano esse ville, attici o immobili di un certo prestigio, ha un punto di riferimento di assoluto valore: l’agenzia immobiliare di Monza Giordano Mischi. Questa agenzia è specializzata nel mercato delle soluzioni di alto standing abitativo, per la zona di Monza (sia il centro storico che in prossimità del parco) che dell’intera Brianza.

Una solida realtà del settore che vanta ormai più di 30 anni di esperienza e di soddisfazioni, con un minimo comun denominatore: il soddisfacimento del cliente. I consulenti Giordano Mischi infatti, assistono e supportano chi ha necessità di acquistare o vendere un immobile dall’inizio alla fine della propria esperienza in agenzia, sempre con il massimo della chiarezza e della trasparenza.

All’interno del sito è possibile scoprire in anteprima alcune delle soluzioni di prestigio che l’agenzia Giordano Mischi propone, filtrando i risultati della ricerca in base alle proprie preferenze in fatto di tipologia, zona, numero di locali, bagni e fascia di prezzo. Sarà così possibile escludere a priori le soluzioni che non hanno i requisiti desiderati e visualizzare soltanto quelle che sono potenzialmente interessanti, e sfruttare così l’ampia galleria fotografica di cui ogni immobile dispone.

In questa maniera sarà davvero semplice andare ad individuare la soluzione perfetta per soddisfare le proprie esigenze e quelle della famiglia, con la consapevolezza di poter contare sull’assistenza e la consulenza qualificata di uno staff sempre aggiornato sulla normativa di riferimento. Proprio l’alto profilo della consulenza ha fatto si che Giordano Mischi divenisse negli anni una realtà solida e affermata di questo settore, non solo per il supporto che offre in tutte le fasi che precedono l’acquisto o la vendita di un immobile, ma garantendo altresì assistenza anche per il periodo successivo.

L’asciugamani elettrico perfetto per la tua attività

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Lug 222016
 

Un’esigenza di qualsiasi gestore di locale, commerciante o direttore d’albergo, è fare in modo che il cliente possa sentirsi sempre perfettamente a proprio agio quando si trova all’interno delle strutture da lui gestite. In particolar modo i servizi igienici rappresentano uno degli ambienti più delicati nei quali l’igiene ed il comfort sono assolutamente prioritari per una gestione accurata e di successo. Garantire massimo benessere e senso di pulizia è infatti di fondamentale importanza, ed è per questo che si cerca sempre di adottare tutte quelle soluzioni in grado migliorare l’esperienza del cliente e farlo sentire un po’ come a casa sua, certamente a suo agio. Uno dei dispositivi che forniscono un validissimo aiuto a coloro che hanno il compito di garantire igiene e benessere ai clienti, anche all’interno dei servizi igienici, è l’asciugamani elettrico Mediclinics. Questo potente dispositivo, dal design accattivante ed elegante, è in grado di asciugare completamente le mani in pochissimi secondi regalando quella sensazione di morbidezza sulla pelle che soltanto un’asciugatura perfetta è in grado di regalare.

L’intensità del getto è comunque regolabile e,  grazie anche all’assenza di una resistenza, il dispositivo consente di ridurre notevolmente i consumi. Stiamo parlando di un prodotto che garantisce assolutamente l’incolumità dei fruitori, in quanto non è importato dai mercati asiatici bensì viene interamente realizzato in Europa, e per questo motivo risponde perfettamente a tutti gli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente. È un prodotto dal design innovativo ed elegante, destinato ad ambienti ricercati in cui il benessere ed il comfort del cliente vengono prima di ogni altra cosa. Si tratta proprio di una di quelle soluzioni in grado di far percepire al cliente tutto l’interesse che la struttura che ne fa uso ha nei suoi confronti, migliorando così anche la percezione del cliente nei confronti della struttura.

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

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Nov 172015
 

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere. Non importa che tu gestisca un hotel, un campeggio, un villaggio turistico o un resort: in tutti i casi hai a disposizione degli spazi da poter adibire ad area ludica, siano essi all’aperto o all’interno dei locali. Go Leisure è l’azienda giusta che può aiutarti a realizzare la tua meravigliosa play area così come la desideri, delle dimensioni che tu vuoi e totalmente personalizzabile in quanto a forma, tema e colore. Go Leisure darà vita alla tua area giochi indoor, se gestisci una struttura ricettiva in città e non hai spazi fruibili all’esterno, o una bellissima play area outdoor nel caso in cui gli spazi lo consentano. I bellissimi gonfiabili per bambini renderanno la tua play area un luogo colorato, divertente e assolutamente sicuro per l’incolumità dei piccoli, che saranno liberi di saltare, correre, far capriole e arrampicarsi senza alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Contatta Go Leisure al numero +390392497489 per ricevere maggiori informazioni e preventivi, o invia una mail all’indirizzo info@go-leisure.com per ricevere rapidamente una risposta alle tue curiosità.

IWM Depuratori d’Acqua

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Set 172015
 

Il nostro fabbisogno quotidiano di acqua varia in base all’età. Il corpo di un adulto è costituito per il 65% di acqua, quello di un neonato arriva addirittura all’85%. L’idratazione neonatale è fondamentale per garantire al neonato il delicato equilibrio di cui il suo giovanissimo organismo ha bisogno, per cui necessita di un acqua che possa garantirgli il giusto apporto idrominerale, che abbia le giuste caratteristiche e che sia quindi ben bilanciata. Questa necessità sorge in maniera più significativa quando deve essere usato un latte artificiale poiché la sua formulazione prevede appunto l’uso dell’acqua. Qui entrano in gioco delle caratteristiche fondamentali, quali il grado di mineralizzazione, se contenga nitrati o contaminanti vari, il residuo fisso e così via; ma soprattutto deve essere un’acqua oligominerale, per non rischiare di sovraccaricare i giovanissimi reni. Insomma, di raccomandazioni pediatriche ne abbiamo a sufficienza per preoccupare una neo-mamma che si trova a dover scegliere un’acqua adatta al suo bambino, così via alla ricerca spasmodica delle etichette che riportino la dicitura: utilizzabile nella prima infanzia.Addirittura ci sono acque vendibili esclusivamente nelle farmacie data la loro particolare natura e composizione. Quale madre non baderebbe a spese pur di garantire la salute dei propri figli? Eppure un metodo altrettanto sicuro e certamente meno dispendioso per fare questo esiste ed è commercializzato dalla IWM, International Water Machines, azienda leader nel trattamento delle acque potabili.Questa importante azienda produce depuratori che erogano acqua oligominerale con lo stesso pH del liquido amniotico, particolarità fondamentale se si pensa all’alimentazione di un neonato, nonché consente, nel processo di purificazione dell’acqua, di mantenere inalterate le caratteristiche anche organolettiche della purezza, permettendo ai minerali di coesistere con questa, al contrario di altri metodi di filtraggio del mercato, garantendo quindi la giusta idratazione ed il corretto apporto di minerali utili al nostro organismo. All’interno del sito internet è possibile trovare esaurienti informazioni circa il depuratore acqua, e gli altri prodotti IWM, in alternativa basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché convenienza.

Giovani, dalle aziende (anche del lusso) vogliono sostenibilità

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Nov 172019
 

La sostenibilità è sempre di più un criterio guida nelle scelte di consumo degli italiani. Certo, non si parla ancora di priorità assoluta, ma l’attenzione all’ambiente e all’aspetto etico degli acquisti iniziano ad essere importanti per i consumatori, specie quelli più giovani. A rilevare che la sostenibilità acquisti un valore sempre più significativo, soprattutto tra i Millennials, è un sondaggio condotto dalla Research di Deutsche Bank e pubblicato di recente nel report What consumer want, presentato alla 24esima edizione del Fashion Summit organizzato da Pambianco Strategie di Impresa in partnership con Deutsche Bank.

La produzione in Italia è in gran parte sostenibile

Per le aziende italiane si tratta di una opportunità, perché sono già in gran parte “dettate” in questa direzione. David Pambianco, CEO dell’omonima società, ha sottolineato che la produzione in Italia è altamente sostenibile: produzioni artigianali, tracciabilità della filiera, legame con il territorio, tutela dei lavoratori sono tutti aspetti che caratterizzano la nostra industria. Erika Andreetta, Partner PwC, ha presentato la ricerca: “Millennials e Gen Z: qualità e sostenibilità senza compromessi”, per la quale oltre il 40% dei giovani sono “Attivisti Personal & Planet Health”. Il 90% degli intervistati nel loro complesso è infatti disposto a pagare un premium price per prodotti fashion etici e sostenibili. Per Francesca Di Pasquantonio, Head of Global Luxury Research di Deutsche Bank, quello tra sostenibilità e lusso è “un rapporto complicato”.

Tutela dell’ambiente prioritaria per i Millennials

La tutela dell’ambiente preoccupa in particolare le generazioni più giovani, che tra Gen Z (2.6 miliardi di individui) e Millennials (2.14 miliardi) costituiscono il 64% della popolazione mondiale e che, secondo le stime di Deutsche Bank, entro il 2020 rappresenteranno circa il 40% della domanda di beni di lusso mondiale. La strada verso il lusso responsabile, scrive l’Ansa, passa quindi attraverso la profilazione di una nuova figura di consumatore più critico nella scelta di cosa acquistare, più attento e informato. La notorietà e il prestigio del brand restano ancora i criteri fondamentali delle scelte di acquisto ma le considerazioni sull’impatto dello stesso su ambiente e salute, il trattamento dei lavoratori, l’orientamento sociale e etico stanno assumendo un ruolo sempre più importante. La sostenibilità sta quindi diventando un pilastro del brand equity. Volenti o nolenti i brand del lusso, devono tenerne conto. E questo sembra essere un processo irreversibile.

Second hand e noleggio per “contingentare” gli sprechi

I ragazzi stanno poi rivalutando nuove formule antispreco. Tra i nuovi modelli di business, emergono il noleggio e il mercato dell’usato: anche in questo caso sono le generazioni più giovani, soprattutto nei paesi maturi, a guidare il cambiamento: il 68% della Gen Z e dei Millennials intervistati ha acquistato un prodotto di lusso di seconda mano e il 50% ha noleggiato prodotti negli ultimi 12 mesi.

Rompere il cellulare, l’estate è la stagione più pericolosa

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Ott 142019
 

L’estate la stagione più pericolosa per i nostri smartphone. È durante le vacanze infatti che si verificano gli episodi più dannosi per i nostri cellulari. Tra tuffi in mare, sabbiature non richieste e cadute improbabili è nella stagione calda che si registra il più alto picco di rotture dei cellulari d’Italia. Tanto che la top ten delle regioni italiane più a “rischio rottura” conferma al primo posto la Sardegna, sul podio insieme a Lazio ed Emilia Romagna, rispettivamente al 2° e 3° posto. A seguire Campania, Toscana, Puglia, Veneto, Trentino, Liguria, mentre la regione con i più attenti è stata il Molise.

La causa più diffusa è la classica caduta in acqua

A stilare la classifica delle regioni e delle nazioni dove si sono rotti più telefoni è il centro studi statistico di iFix-iPhone.com, network di centri specializzati in riparazione smartphone.

“Il luogo più pericoloso rimane sempre la spiaggia e la causa più diffusa la classica caduta in acqua, mentre sorprende l’alto numero di smartphone dimenticati sul tettuccio dell’auto con la disastrosa conseguenza di vedere gli smartphone cadere alla prima frenata ed essere calpestati dai veicoli”, spiega Joseph Caruso, responsabile del centro statistico iFix-iPhone.com.

Spagna, Grecia e Francia sul podio per numero di “incidenti”

In testa alla classifica delle nazioni più “sfortunate” si piazza la Spagna, seguita dalla Grecia, le mete più gettonate dai giovanissimi. Che però si sono rivelati i più attenti, poiché le richieste di assistenza per la fascia 18-24 anni è stata solo dell’11,26%. Al terzo posto si colloca la Francia, dove si sono svolti i mondiali di calcio femminile. Forse,  come l’anno scorso per i tifosi croati, i festeggiamenti hanno involontariamente contribuito a far salire il numero di incidenti. La Francia però è anche la meta preferita dai 25-35enni, che anche quest’anno guadagnano la fascia dei più distratti, con un boom di richieste del 29,85%. A seguire gli Usa, Albania, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Turchia, e infine l’Irlanda.

Uomini più distratti delle donne

Per quanto riguarda i generi, a dispetto dello scorso anno, sono stati gli uomini a rompere più dispositivi (59.15%) rispetto alla donne (40,85%), mentre i luoghi in cui si sono verificate le maggiori rotture sono stati il mare e il lago, più che la montagna, i locali notturni e la casa, principalmente in cucina e in bagno.

“I nostri dati ci dicono che sono i mesi estivi quelli a maggior rischio per i cellulari, a causa dei maggiori trasferimenti e distrazioni – commenta Joseph Caruso -. Eppure per evitare di rovinarci le vacanze basterebbe seguire alcuni semplici accorgimenti, adottando qualche accortezza in più, come per esempio acquistare custodie antiurto o impermeabili oppure evitare di lasciare lo smartphone al sole”.

In 10 anni investiti oltre 2.500 miliardi in energia rinnovabile

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Set 122019
 

Lo scorso anno gli investimenti in capacità di energia rinnovabile sono stati diffusi più che mai in tutto il mondo, con 29 paesi che hanno investito ciascuno più di un miliardo di dollari, rispetto ai 25 del 2017 e ai 21 del 2016. Dal 2010 al 2019 sono stati investi a livello globale più di 2.500 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili, soprattutto nel solare. Entro la fine di quest’anno, poi, la capacità energetica delle fonti rinnovabili dovrebbe essere quadruplicata, passando da 414 Gw a circa 1.650 Gw, escluso l’idroelettrico.

È quanto emerge dal rapporto Global Trends in Renewable Energy Investment 2019, commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), pubblicato in occasione del vertice sull’azione globale per il clima dell’Onu del 23 settembre.

La Cina è il maggiore investitore, l’Italia al settimo posto

Nel decennio è stata la Cina il principale investitore nella capacità di energia rinnovabile, con 758 miliardi di dollari tra il 2010 e la prima metà del 2019. Secondi gli Stati Uniti, con 356 miliardi, e poi il Giappone, con 202 miliardi. L’Italia si piazza al settimo posto, con 82 miliardi di dollari, dopo India (90), Gran Bretagna (122) e Germania (179). L’Europa nel complesso ha investito 698 miliardi di dollari. E l’energia solare ha assorbito metà dei 2,6 trilioni di dollari in investimenti totali in capacità di energia rinnovabile effettuati nel decennio.

La capacità solare è salita di oltre 26 volte dal 2009

Il rapporto mette in risalto che la sola capacità solare è salita di oltre 26 volte dal livello del 2009, stimata da 25 Gw a 663 Gw entro fine anno. Abbastanza per produrre tutta l’energia elettrica necessaria ogni anno a circa 100 milioni di case negli Stati Uniti. Nel 2018 l’investimento per la capacità ha raggiunto 272,9 miliardi di dollari, il triplo rispetto a quello nella produzione di combustibili fossili. Le energie rinnovabili hanno generato inoltre il 12,9% dell’elettricità globale nel 2018, evitando due miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica, riporta Ansa.

Aumenta anche la competitività legata ai costi

Considerando tutte le principali tecnologie di generazione (fossili e zero-carbonio), nel decennio si prevede l’installazione di una potenza netta di 2.366 Gw, con la quota maggiore del solare (638 Gw), seguita da carbone (529 Gw), eolico (487 Gw) e gas (438 Gw).

Anche la competitività dei costi delle energie rinnovabili è aumentata nel corso del decennio, con il costo livellato dell’elettricità in calo dal 2009 dell’81% per il fotovoltaico solare e del 46% per l’eolico on shore.

“Dobbiamo rapidamente passare alle energie rinnovabili se vogliamo raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima e sviluppo”, commenta Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma ambientale delle Nazioni Unite. Le emissioni del settore energetico a livello globale negli ultimi dieci anni sono infatti aumentate di circa il 10%.

Contro i super batteri arrivano due nuovi super antibiotici

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Lug 242019
 

Sono in arrivo nuove potenti armi contro i super batteri responsabili delle infezioni. E non solo sono efficaci contro i batteri multi-resistenti Gram-positivi e Gram-negativi, ma sembrano anche non “attivare” un meccanismo di resistenza quando vengono usati per trattare l’infezione. Almeno, questo per ora non accade nei topi. Sono queste le promesse dei due nuovi antibiotici creati da Brice Felden e dal suo team di ricerca presso l’Inserm e l’Université de Rennes, in collaborazione con un gruppo dell’Istituto di Chimica di Rennes (Iscr), in Francia. Lo studio, pubblicato su Plos Biology, potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo.

Una molecola con proprietà sia tossiche sia antibiotiche

“Tutto è iniziato con una scoperta fondamentale fatta nel 2011 – spiega Brice Felden -. Ci siamo resi conto che una tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus, il cui ruolo è quello di facilitare l’infezione, è anche in grado di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo”.

I ricercatori di Inserm e Université de Rennes hanno perciò identificato la nuova tossina batterica e in seguito l’hanno trasformata in potenti antibiotici, attivi contro diversi batteri sia  Gram-positivi sia Gram-negativi responsabili delle infezioni umane.

“Quella che avevamo identificato – continua Felden – era una molecola con proprietà tossiche e antibiotiche. Abbiamo pensato che se potevamo separare queste due attività, saremmo stati in grado di creare un nuovo antibiotico non tossico per il corpo, una sfida che abbiamo raccolto”.

Sintetizzata una nuova famiglia di peptidomimetici

In collaborazione con il team del chimico Michèle Baudy Floc’h, è stata quindi sintetizzata una nuova famiglia di cosiddetti peptidomimetici. Come suggerisce il nome, questi peptidi sono ispirati ai peptidi batterici naturali, ma sono stati ridotti e modificati. Delle venti molecole create, inoltre, due si sono rivelate efficaci contro Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa (due batteri resistenti ai farmaci) in modelli murini di sepsi grave o infezione della pelle. Inoltre, non è stata osservata alcuna tossicità per le altre cellule, sia negli animali sia nelle cellule umane studiate in coltura.

Non presentano tossicità renale e aiuteranno a contrastare l’antibiotico-resistenza

Questi nuovi composti, riferisce Adnkronos, sono ben tollerati alle dosi attive, e sono privi dei problemi di tossicità renale spesso riscontrati con questo tipo di composti.

“Li abbiamo testati a dosi da 10 a 50 volte più alte del dosaggio efficace senza rilevare tossicità”, specifica Felden. Il team è perciò convinto che queste nuove molecole siano i candidati più promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici in grado di contrastare anche l’antibiotico-resistenza. Il prossimo passo prevede un trial di fase I negli esseri umani.

eBay e il bricolage, dal 2016 gli acquisti crescono del 36,5%

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Giu 172019
 

Casa dolce casa: se per gli italiani la casa continua a essere in cima alla lista dei desideri e delle necessità, non è da meno quello di prendersene cura, con la voglia di acquistare materiali, attrezzi e accessori per renderla più bella e confortevole. Lo dimostrano anche i dati sugli acquisti effettuati su eBay.it nella categoria Bricolage e Fai da te, che nel triennio 2016-2018 hanno registrato un più 36,5% nel valore delle transazioni. Ovviamente il successo dell’eCommerce in quest’ambito si spiega anche con la possibilità di poter scegliere e avere a disposizione i prodotti immediatamente, senza dover ricorrere a ricerche specifiche nei negozi specializzati.

Sul podio, materiali, utensili elettrici e manuali

Nel solo 2018 i leader indiscussi della categoria Bricolage e Fai da te su Ebay sono i materiali, dai componenti per riparazioni elettriche e idrauliche alle vernici, fino alle piastrelle, pannelli solari e qualunque altro tipo di materia utile allo scopo, che riportano un acquisto ogni 33 secondi. Seguono gli utensili elettrici (1 acquisto ogni 2 minuti), compagni indispensabili di ogni lavoro manuale da compiersi in velocità e precisione, e a chiudere il podio, gli utensili manuali (1 acquisto ogni 3 minuti), imprescindibili classici da includere in ogni cassetta degli attrezzi che si rispetti.

A Roma si comprano le scale e a Napoli le torce

La geografia delle spese per la manutenzione della casa, riporta Askanews, dimostra che le prime dieci città che hanno speso di più sono Roma, Torino, Milano, Napoli, Firenze, Cagliari, Bologna, Genova, Palermo e Bari. Ma se a Roma il maggiore incremento su base annua di spesa riguarda l’acquisto online di “scale” (+16,9% in valore), a Torino ca per la maggiore la categoria “organizzazione utensili”, dalle cassette per gli attrezzi alle cassettiere per viterie (+40,8%), mentre a Napoli le “torce” (+32,6%), e a Firenze la categoria dei “gruppi elettrogeni e generatori”, che presenta un +14,3% in valore.

Va forte anche il giardinaggio online

La cura per la casa va di pari passo con l’interesse per la creazione ex novo o la riqualificazione di orti e giardini adiacenti. Dal rapporto Coop 2018 emerge infatti che gli italiani si dedicano regolarmente al giardinaggio (37%) e che 1 su 5 coltiva con costanza l’orto. Su Ebay.it nel triennio 2016 al 2018 questo si è tradotto in un aumento delle vendite di articoli per la cura di piante e terreno del 72%, di utensili elettrici da giardino del 53% e quelle di tosaerba del +38%. E il desiderio di uno spazio verde non riguarda solo chi vive in campagna. Basti pensare che a Milano gli acquisti di vasi e fioriere sono cresciuti del 30,5% mentre a Cagliari la spesa per set di tavoli e sedie da esterno è aumentata del 59,7%, e a Genova l’incremento nella spesa per i dondoli ha raggiunto il +50%.

Genitori e figli, un rapporto in trasformazione

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Mag 292019
 

Com’è cambiato il rapporto tra i genitori e i figli? I genitori di oggi sono molto esigenti con se stessi e tendono a essere perfezionisti. Il ché può generare sensi di colpa, tuttavia se la cavano bene, e i figli sono felici. Approfondire le trasformazioni della genitorialità e del tempo trascorso insieme è l’obiettivo del Kinderometro, un’indagine commissionata da Kinder Ferrero a Ipsos, che ha coinvolto cinque Paesi, Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, e Russia. Per ogni Paese sono stati intervistati 500 genitori e 500 ragazzi dai 7 ai 15 anni.

Dalle informazioni raccolte risulta che i genitori e i figli del terzo Millennio sono molto legati, e condividono i piccoli momenti quotidiani. “Servono queste notizie positive – commenta Elisabetta Scala, vicepresidente di Moige, movimento italiano genitori – per pensare che, per quanto possiamo sentirci frustrati, magari invece i nostri figli sono contenti perché stiamo facendo un buon lavoro”.

Sono i figli a stabilire un relazione con mamma e papà giorno per giorno

Sebbene soltanto l’88% dei genitori sia convinto che i propri figli siano felici il 92% dei secondi dichiara di esserlo. I genitori si sentono in colpa per non trascorrere abbastanza tempo con i propri figli, e per non essere abbastanza disponibili verso di loro. Il 78% delle mamme e dei papà afferma infatti di non trovare il tempo per tutto quello che vorrebbero fare, e il 65% di loro, se potesse scegliere, preferirebbe avere a disposizione più tempo che più denaro.

“Non esiste il genitore perfetto, nel momento in cui vogliamo esserlo stiamo già sbagliando – puntualizza Alberto Pellai, psicoterapeuta, ricercatore universitario e scrittore -. Sono i figli che stabiliscono un relazione con noi giorno per giorno, e lo fanno proprio nella quotidianità e nelle piccole cose”.

Davanti allo schermo prevale per entrambi la giusta misura

Dall’indagine emerge però una certa divergenza tra genitori e figli a proposito del tempo trascorso davanti agli schermi, anche se per entrambi prevale la giusta misura. “Non possiamo prescindere dal fatto che ormai questa tecnologia c’è e viene utilizzata – sostiene Jolanda Restano, fondatrice di Fattore Mamma, community online -. Dobbiamo quindi cercare di comprenderla e accettarla. La rete può essere un’occasione di condividere i piccoli momenti, e può essere un modo divertente ed educativo per stare insieme”.

I ragazzi italiani apprezzano che li si vada a prendere a scuola

Il confronto internazionale evidenzia una sostanziale omogeneità della situazione, sia pur con alcune specificità culturali, riporta Adnkronos. I ragazzi italiani, ad esempio, apprezzano maggiormente che li si vada a prendere a scuola: lo dichiara infatti il 18% di loro, rispetto al 14% totale di tutti i Paesi. Essere incoraggiati durante una gara sportiva è invece un momento speciale soprattutto per i ragazzi russi, mentre in Germania i ragazzi apprezzano particolarmente fare colazione insieme. E dai ragazzi britannici guardare il film preferito con i genitori è considerato il momento che conta di più.

Design, la strategia anticrisi del Made in Italy

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Apr 292019
 

Oltre 192.446 imprese per un fatturato di circa 25 miliardi di euro. Questi i numeri europei del design nel 2017, un settore che si conferma come una delle più solide strategie anticrisi. Soprattutto per l’Italia, perché quasi una su sei di queste aziende parla la nostra lingua. Non è un caso che il design sia un marchio di fabbrica proprio del Made in Italy, contribuendo all’attrattività dei nostri prodotti a livello internazionale.

Anche grazie al design il Made in Italy oggi è il terzo marchio più conosciuto al mondo. E come spiega il report Design economy di Symbola, in collaborazione con Deloitte, nel 2017 le imprese del design italiano sono risultate le più numerose dell’area comunitaria, superando quota 30mila (30.828) e offrendo impiego a 50.226 lavoratori.

Imprese, occupati, e fatturato italiani crescono a un ritmo superiore alla media comunitaria

Rispetto all’anno precedente, nel 2017 in Italia, imprese (+5,6%), occupati (+1,9%), e fatturato (3,8 miliardi) sono cresciute a un ritmo superiore alla media comunitaria (fatturato +0,9% contro +0,6%), anche se questo non basta per colmare il divario con Germania (4,2 miliardi) e Regno Unito (6,2 miliardi).

Le imprese con meno di due addetti rappresentano ancora il 45% del totale. Un ruolo prevalente, quello delle piccole e piccolissime imprese, che tuttavia appare progressivamente in contrazione, grazie alla maggior dinamicità riscontrata dalle medie imprese del settore.

“Una nuova generazione di prodotti che risponda all’economia circolare”

“Il design Made in Italy – afferma il ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli – è una risorsa strategica e trasversale per il nostro Paese, un comparto dell’economia italiana in crescita, capace di connettere il mondo della progettazione con quello della produzione, della formazione, il settore del commercio con il turismo”.

Il design non è legato solo all’estetica: dall’ideazione di nuovi prodotti all’individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati. Il design però è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che rispondano all’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità. “Un passaggio fondamentale per una economia in grado di affrontare la grande sfida dei mutamenti climatici”, spiega il presidente di Symbola, Ermete Realacci.

Sul podio italiano del design Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte

Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte sono le regioni sul podio per la produzione di ricchezza e addetti legati al design, riferisce Adnkronos. In queste tre regioni risiede infatti oltre il 50% del valore aggiunto e degli addetti del settore. Seguono Veneto, Lazio e Toscana. Le imprese italiane di design si concentrano soprattutto là dove è più alta la produzione di made in Italy, a conferma del ruolo strategico che il design assume nel rapporto tra ideazione e produzione. In testa alla classifica delle province italiane c’è Milano, con un’incidenza dell’11,6%, seguita da Torino (6,5%) e Roma (5,6%), che da sole accolgono più di un quarto della base produttiva del comparto.

L’antropologia entra in azienda, e aiuta il marketing manager

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Mar 282019
 

Massimizzare le vendite è l’obiettivo di ogni azienda. Ma invece di chiedersi come farlo sarebbe meglio interrogarsi su come le forze culturali, alla base delle scelte di consumo, orientino il consumatore. Fra i colossi della Silicon Valley si sta diffondendo il ruolo del CPhO, ossia il Chief Philosophy Officer, una figura professionale che viene in aiuto al marketing manager tramite l’antropologia, e analizza le aspettative dei consumatori considerando valori culturali come famiglia, successo lavorativo, risorse, e sostenibilità ambientale.

I big data cedono il passo alla “cassetta degli attrezzi” dell’antropologo

XChannel, la società per le soluzioni di marketing e comunicazione crosscanale combina big data e scienze umane per generare un impatto diretto e positivo sulle vendite delle aziende. L’antropologia sposta il focus sull’esperienza diretta che un consumatore fa di un prodotto o di un servizio, si interroga sul perché lo abbandona o viceversa. Quindi, ragionare solamente in termini di business focalizzerebbe l’interrogativo sul come ridurre il tasso di abbandono e non sul perché gli utenti decidono di lasciare o cambiare marchio o gestore. I big data insomma devono cedere il passo alla “cassetta degli attrezzi” dell’antropologo per far vendere di più.

Una metodologia adeguata di raccolta dati e processi di analisi

Scegliere la metodologia di raccolta dati e i processi di analisi più adeguati è il primo step. I dati grezzi (fotografie, diari, video, note di campo), vengono raccolti e analizzati attraverso un rigoroso e complesso processo di decodifica. che richiede al ricercatore strumenti di valutazione e di elaborazione molto accurati. Per riuscire a sintetizzare i modelli di comportamento dei consumatori, l’antropologo analizza i dati raccolti, li riconduce al modo di agire dei fruitori (attraverso i loro sentimenti, i loro desideri, i loro obiettivi) e infine utilizza strumenti specifici per leggere e spiegare cosa guida le loro scelte e le loro azioni. Lo “sguardo antropologico” è situato in uno spazio e in un tempo interni alla società, e questo significa essere sul campo: calarsi in mezzo ad altri esseri umani (o nelle loro conversazioni digitali) e, senza partire da ipotesi preconcette, osservare, capire, dialogare, interpretarne e comprenderne il comportamento, il linguaggio, le abitudini, i valori, le credenze, i desideri, i modelli di riferimento.

Comprendere le cause profonde che orientano le scelte dei consumatori

I metodi standard di indagine qualitativa usati nel mondo del marketing (focus group, sondaggi, interviste one-to-one) sono in grado di restituire alle aziende il quadro di “cosa sta avvenendo”, ma non di spiegarne il perché. L’antropologo invece applica un duplice approccio, che si basa su un sapere olistico in grado di riprodurre un ritratto del consumatore nella sua complessità (incluse le motivazioni inconsce e irrazionali che muovono le sue scelte), e dall’altro sul rigore scientifico che individua e decostruisce i principali luoghi comuni e i condizionamenti indotti dal brand.

 

Bambini davanti alla tv, tempo raddoppiato in 17 anni per gli under 2

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Mar 052019
 

A discapito dell’arrivo di pc, tablet e smartphone il piccolo schermo continua a essere la “tata tecnologica” più gettonata dalle mamme dei bambini più piccoli. In particolare, per quelli sotto i 6 anni, che passano davanti allo schermo televisivo addirittura il doppio del tempo passato rispetto a 17 anni fa. Almeno negli Usa, dove i bimbi sotto i 2 anni arrivano a guardare la televisione in media fino a 3 ore al giorno. Lo ha scoperto uno studio americano pubblicato su Jama Pediatrics, la rivista medica americana specializzata in pediatria, e condotto da Weiwei Chen e Jessica Adler, della Florida International University.

La tv vince su tablet, telefonini e pc soprattutto per i bimbi con meno di 2 anni

Lo studio ha valutato il tempo passato davanti a uno schermo televisivo dai bambini under 6 nel 1997 e nel 2014, quindi, prima e dopo l’era dei tablet. Per realizzarlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati del “diario del tempo” tenuto dalle mamme di un gruppo rappresentativo di 1.327 bimbi americani nel 1997, e di 443 bambini nel 2014. E se nel lontano 1997 il tempo medio giornaliero davanti a uno schermo era di 1,3 ore per i bambini fino a 2 anni, e di quasi 2,5 ore per i bambini da 3 a 5 anni, nel 2014 le cose sono cambiate. Il tempo totale, per la fascia di età fino ai 2 anni, è più che raddoppiato, arrivando a circa 3 ore al giorno.

Dai 3 ai 5 anni il cambiamento nelle abitudini non è significativo

Quanto ai bambini dai 3 ai 5 anni, riporta Adnkronos, dallo studio non è emerso un cambiamento significativo nelle loro abitudini. Ancora una volta però a farla da padrona è la televisione, e a distanza di 17 anni la tv mostra di avere ancora un peso preponderante nella vita dei piccoli. Tanto che i ricercatori dell’università americana suggeriscono l’utilità di una ricerca futura sulla relazione tra tempo passato a guardare la tv, stile genitoriale, e rapporti tra coetanei e fratelli.

Una crescente preoccupazione

“C’è una preoccupazione crescente sul tempo che i bambini, soprattutto molto piccoli, passano davanti allo schermo – spiega Weiwei Chen, uno degli autori -. I nostri risultati sono stati sorprendenti, visto che la sensazione comune è che i dispositivi mobili siano onnipresenti, ma la televisione è ancora il modo più comune per consumare media”.