Indagini non invasive per la ricerca di perdite d’acqua

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Ago 262019
 

Una delle cose più difficili da riparare, nonché una delle più fastidiose nel momento in cui si presenta, è quella di andare ad individuare il punto esatto in cui avviene una perdita d’acqua quando questa si trova sotto il pavimento o all’interno di una parete.

Se la tubatura non è visibile infatti, diventa difficile riuscire a capire quale sia il punto esatto in cui avviene la perdita, considerando che questa potrebbe trovarsi anche a metri di distanza dal punto in cui l’acqua affiora in superficie. Di norma ciò comporta il dover sollevare il pavimento e dunque il dover inevitabilmente rompere un gran numero di mattoni, e non sempre sia un adeguato numero di mattoni di riserva per la sostituzione, il che può essere un problema ulteriore considerando l’eventualità per la quale andrebbe rifatto l’intero pavimento.

Per fortuna oggi esiste la tecnologia specifica di settore che consente di individuare in maniera veramente veloce il punto in cui si verifica una perdita d’acqua. Stiamo parlando della termografia, avanzatissima tecnica di settore ormai da tempo adoperata dalle migliori ditte italiane che operano in questo ambito, tra le quali Vi.Ro Impianti. Grazie alla termografia dunque, è possibile individuare in maniera assolutamente precisa il punto esatto in cui avviene la perdita e dunque il punto esatto in cui andare a rompere il pavimento, limitando così il numero di mattoni che vanno eventualmente sollevati e dunque il disagio in casa dovuto agli interventi di ripristino. In questa maniera è dunque possibile andare a lavorare in maniera molto più selettiva riducendo il disagio per le persone che vi abitano ed i possibili danni che si sarebbero invece potuti verificare se i tempi di ripristino fossero stati più lunghi. È possibile ricevere un preventivo inviando una mail all’indirizzo info@viroimpianti.it, oppure contattando direttamente Viro impianti al recapito telefonico 0399204554. 

Ville e immobili di prestigio a Monza e in Brianza

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Dic 282016
 

Il mercato degli immobili di lusso a Monza e in Brianza, siano esse ville, attici o immobili di un certo prestigio, ha un punto di riferimento di assoluto valore: l’agenzia immobiliare di Monza Giordano Mischi. Questa agenzia è specializzata nel mercato delle soluzioni di alto standing abitativo, per la zona di Monza (sia il centro storico che in prossimità del parco) che dell’intera Brianza.

Una solida realtà del settore che vanta ormai più di 30 anni di esperienza e di soddisfazioni, con un minimo comun denominatore: il soddisfacimento del cliente. I consulenti Giordano Mischi infatti, assistono e supportano chi ha necessità di acquistare o vendere un immobile dall’inizio alla fine della propria esperienza in agenzia, sempre con il massimo della chiarezza e della trasparenza.

All’interno del sito è possibile scoprire in anteprima alcune delle soluzioni di prestigio che l’agenzia Giordano Mischi propone, filtrando i risultati della ricerca in base alle proprie preferenze in fatto di tipologia, zona, numero di locali, bagni e fascia di prezzo. Sarà così possibile escludere a priori le soluzioni che non hanno i requisiti desiderati e visualizzare soltanto quelle che sono potenzialmente interessanti, e sfruttare così l’ampia galleria fotografica di cui ogni immobile dispone.

In questa maniera sarà davvero semplice andare ad individuare la soluzione perfetta per soddisfare le proprie esigenze e quelle della famiglia, con la consapevolezza di poter contare sull’assistenza e la consulenza qualificata di uno staff sempre aggiornato sulla normativa di riferimento. Proprio l’alto profilo della consulenza ha fatto si che Giordano Mischi divenisse negli anni una realtà solida e affermata di questo settore, non solo per il supporto che offre in tutte le fasi che precedono l’acquisto o la vendita di un immobile, ma garantendo altresì assistenza anche per il periodo successivo.

L’asciugamani elettrico perfetto per la tua attività

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Lug 222016
 

Un’esigenza di qualsiasi gestore di locale, commerciante o direttore d’albergo, è fare in modo che il cliente possa sentirsi sempre perfettamente a proprio agio quando si trova all’interno delle strutture da lui gestite. In particolar modo i servizi igienici rappresentano uno degli ambienti più delicati nei quali l’igiene ed il comfort sono assolutamente prioritari per una gestione accurata e di successo. Garantire massimo benessere e senso di pulizia è infatti di fondamentale importanza, ed è per questo che si cerca sempre di adottare tutte quelle soluzioni in grado migliorare l’esperienza del cliente e farlo sentire un po’ come a casa sua, certamente a suo agio. Uno dei dispositivi che forniscono un validissimo aiuto a coloro che hanno il compito di garantire igiene e benessere ai clienti, anche all’interno dei servizi igienici, è l’asciugamani elettrico Mediclinics. Questo potente dispositivo, dal design accattivante ed elegante, è in grado di asciugare completamente le mani in pochissimi secondi regalando quella sensazione di morbidezza sulla pelle che soltanto un’asciugatura perfetta è in grado di regalare.

L’intensità del getto è comunque regolabile e,  grazie anche all’assenza di una resistenza, il dispositivo consente di ridurre notevolmente i consumi. Stiamo parlando di un prodotto che garantisce assolutamente l’incolumità dei fruitori, in quanto non è importato dai mercati asiatici bensì viene interamente realizzato in Europa, e per questo motivo risponde perfettamente a tutti gli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente. È un prodotto dal design innovativo ed elegante, destinato ad ambienti ricercati in cui il benessere ed il comfort del cliente vengono prima di ogni altra cosa. Si tratta proprio di una di quelle soluzioni in grado di far percepire al cliente tutto l’interesse che la struttura che ne fa uso ha nei suoi confronti, migliorando così anche la percezione del cliente nei confronti della struttura.

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

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Nov 172015
 

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere. Non importa che tu gestisca un hotel, un campeggio, un villaggio turistico o un resort: in tutti i casi hai a disposizione degli spazi da poter adibire ad area ludica, siano essi all’aperto o all’interno dei locali. Go Leisure è l’azienda giusta che può aiutarti a realizzare la tua meravigliosa play area così come la desideri, delle dimensioni che tu vuoi e totalmente personalizzabile in quanto a forma, tema e colore. Go Leisure darà vita alla tua area giochi indoor, se gestisci una struttura ricettiva in città e non hai spazi fruibili all’esterno, o una bellissima play area outdoor nel caso in cui gli spazi lo consentano. I bellissimi gonfiabili per bambini renderanno la tua play area un luogo colorato, divertente e assolutamente sicuro per l’incolumità dei piccoli, che saranno liberi di saltare, correre, far capriole e arrampicarsi senza alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Contatta Go Leisure al numero +390392497489 per ricevere maggiori informazioni e preventivi, o invia una mail all’indirizzo info@go-leisure.com per ricevere rapidamente una risposta alle tue curiosità.

IWM Depuratori d’Acqua

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Set 172015
 

Il nostro fabbisogno quotidiano di acqua varia in base all’età. Il corpo di un adulto è costituito per il 65% di acqua, quello di un neonato arriva addirittura all’85%. L’idratazione neonatale è fondamentale per garantire al neonato il delicato equilibrio di cui il suo giovanissimo organismo ha bisogno, per cui necessita di un acqua che possa garantirgli il giusto apporto idrominerale, che abbia le giuste caratteristiche e che sia quindi ben bilanciata. Questa necessità sorge in maniera più significativa quando deve essere usato un latte artificiale poiché la sua formulazione prevede appunto l’uso dell’acqua. Qui entrano in gioco delle caratteristiche fondamentali, quali il grado di mineralizzazione, se contenga nitrati o contaminanti vari, il residuo fisso e così via; ma soprattutto deve essere un’acqua oligominerale, per non rischiare di sovraccaricare i giovanissimi reni. Insomma, di raccomandazioni pediatriche ne abbiamo a sufficienza per preoccupare una neo-mamma che si trova a dover scegliere un’acqua adatta al suo bambino, così via alla ricerca spasmodica delle etichette che riportino la dicitura: utilizzabile nella prima infanzia.Addirittura ci sono acque vendibili esclusivamente nelle farmacie data la loro particolare natura e composizione. Quale madre non baderebbe a spese pur di garantire la salute dei propri figli? Eppure un metodo altrettanto sicuro e certamente meno dispendioso per fare questo esiste ed è commercializzato dalla IWM, International Water Machines, azienda leader nel trattamento delle acque potabili.Questa importante azienda produce depuratori che erogano acqua oligominerale con lo stesso pH del liquido amniotico, particolarità fondamentale se si pensa all’alimentazione di un neonato, nonché consente, nel processo di purificazione dell’acqua, di mantenere inalterate le caratteristiche anche organolettiche della purezza, permettendo ai minerali di coesistere con questa, al contrario di altri metodi di filtraggio del mercato, garantendo quindi la giusta idratazione ed il corretto apporto di minerali utili al nostro organismo. All’interno del sito internet è possibile trovare esaurienti informazioni circa il depuratore acqua, e gli altri prodotti IWM, in alternativa basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché convenienza.

Calano i reati, ma non le paure degli italiani

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Apr 302021
 

Nell’anno del coronavirus i reati risultano in calo. Complice la pandemia, in Italia si è registrata una riduzione dei reati commessi pari al 18,9% rispetto all’anno precedente, ovvero 435.055 crimini in meno. Se nel 2020 in Italia sono stati denunciati complessivamente 1.866.857 reati, gli omicidi sono risultati  il 16,4% in meno, le rapine -18,2%, i furti -33,0% e quelli in appartamento -34,4%. Nonostante questo, per due terzi degli italiani (66,6%) la paura di rimanere vittima di un reato non è diminuita, e per il 28,6% è addirittura aumentata. Anche perché per alcune categorie di reati la situazione è peggiorata, come ad esempio, il cybercrime. È quanto emerge dal 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia di Censis e Federsicurezza.

La criminalità digitale e la paura degli “altri”

Di fatto, nel 2020 sono state commesse 241.673 truffe e frodi informatiche, il 13,9% in più rispetto all’anno precedente, e se un italiano su tre (31,3%) non si sente sicuro quando fa operazioni bancarie online uno su quattro (24,9%) ha paura di utilizzare i sistemi di pagamento elettronici per fare acquisti in rete. Ma oltre alla paura del cybercrime, cresce anche la paura degli altri. Il 75,4% degli italiani dichiara di non sentirsi sicuro quando frequenta luoghi affollati, e il 59,3% ha paura di camminare per strada e di prendere i mezzi pubblici dopo le otto di sera. Si tratta di sentimenti condizionati dalla paura del contagio: quando le restrizioni saranno allentate, le piazze dovranno poter tornare a riempirsi in tranquillità.

Le paure delle donne e la panofobia

Nell’anno del Covid molte donne chiuse in casa sono state più esposte alla violenza di partner e conviventi. Da marzo a ottobre 2020 le richieste di aiuto al numero antiviolenza e stalking 1522 sono state 23.071, +71,9% rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 75,8% delle donne ha paura di camminare per strada e di prendere i mezzi pubblici di sera, l’83,8% di frequentare luoghi affollati, l’88,5% di incontrare persone sconosciute sui social network, il 76,3% di condividere immagini sul web, e il 22,5% di stare a casa da sola di notte. Ci sono poi i panofobici, coloro che hanno paura di tutto. In Italia sono oltre 6 milioni, soprattutto le donne: quasi 5 milioni, il 17,9% della popolazione femminile complessiva. Ma c’è anche un 16,3% di under 35 (1,7 milioni).

Più sicurezza vuol dire più socialità

L’83,4% degli italiani è convinto che si debbano applicare pene più severe per chi provoca risse e pratica atti di violenza fuori dai locali pubblici. Ma riportare la gente negli spazi pubblici vuol dire anche innalzare i livelli di sicurezza percepita, non solo attraverso ordinanze restrittive. Negli ultimi dieci anni però la sicurezza privata è cresciuta in termini di numeri, funzioni svolte, capacità tecniche e professionali. E se il 50,5% degli italiani esprime fiducia nelle guardie giurate e negli operatori della sicurezza privata, il 55,7% è convinto che il settore avrebbe bisogno di un maggiore riconoscimento sociale.

Turismo e agroalimentare, un binomio per valorizzare la destinazione Italia

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Mar 312021
 

Il 2020 è stato un anno di shock per il settore turistico, al punto che l’8% degli operatori ha deciso di non riprendere l’attività neanche dopo l’allentamento delle restrizioni. Se le scelte di viaggio sono determinate dai cambiamenti delle abitudini, sempre più legate al territorio, alla cultura e alle tradizioni locali, lo sviluppo del settore turistico, insieme all’agroalimentare, può fungere da motore per il rilancio dell’economia italiana post pandemia. In collaborazione con UniCredit Nomisma ha realizzato l’Osservatorio Turismo Nomisma-UniCredit, per analizzare i comportamenti dei turisti italiani durante l’estate 2020 e delineare appunto le potenzialità del “binomio” turismo e agroalimentare.

Un’offerta sempre più su misura

Nella scelta delle località preferite si è rivelato infatti fondamentale poter fare passeggiate all’aria aperta (44%), escursioni in bicicletta (18%), e sport nel verde 20%). Il 15% poi ha scelto un tour enogastronomico e il 10% ha visitato aziende agricole o fattorie didattiche, mentre il 50% di chi ha fatto almeno un viaggio tra giugno e agosto 2020 ha optato per località immerse nella natura, meglio se piccoli borghi (51%). Ma verso quali servizi si indirizzerà l’offerta rivolta ai clienti? Nel rapporto con il cliente diventerà necessario prevedere una maggiore flessibilità nelle politiche di cancellazione (38% degli intervistati), o addirittura un’assicurazione di viaggio per la copertura delle spese sanitarie (14%). Un altro elemento distintivo sarà l’offerta di proposte customizzate del soggiorno, o la garanzia di salute e benessere, come l’installazione di impianti di sanificazione e purificazione dell’aria.

Il legame con altri operatori del territorio, la cultura e le tradizioni locali

Il legame con gli altri operatori del territorio, ma anche con la cultura e le tradizioni locali è un altro degli asset su cui si concentrerà l’offerta dell’hospitality con il ritorno alla normalità. Il 28% degli operatori prevede di offrire tour enogastronomici sul territorio per far conoscere ai turisti le produzioni food & beverage locali. Il 24% proporrà menu che esaltino i prodotti locali e con materie prime a km0 e il 21% si concentrerà sulla proposta di tour del territorio divisi per target (giovani, coppie, family) così da migliorare la fruizione dell’esperienza.

Le parole chiave della ripartenza

Gli albergatori sono concordi sull’esigenza di rivedere l’offerta attuale (69%) e di ampliare i servizi destinati ai clienti (67%). Comunicazione, digitalizzazione, riqualificazione e relazioni di filiera sono le altre parole chiave della ripartenza. Per rispondere agli effetti indotti dalla pandemia, oltre 6 operatori su 10 individuano le strategie di marketing come leva fondamentale. Il 63% degli intervistati vuole digitalizzare il rapporto con il cliente, sia in fase di prenotazione sia dopo il viaggio, e per il 59% sarà strategico investire anche in percorsi formativi per aumentare le digital skill dello staff e del personale. La ristrutturazione della struttura ricettiva sarà invece un elemento chiave per il 59% degli operatori, mentre un altro 50% punta a un miglioramento energetico dell’esercizio.

Cos’è lo Spid e come funziona?

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Mar 162021
 

Come previsto dal decreto Semplificazioni dal 28 febbraio tutte le PA dovrebbero avere integrato il sistema Spid come strumento esclusivo di identificazione per accedere ai servizi digitali, insieme alla Cie. Altroconsumo ha condotto un’indagine per verificare lo stato di avanzamento del processo di adozione dello Spid, e ha rilevato che nonostante a dicembre 2020 le richieste dei cittadini siano arrivate a 15 milioni, al momento delle rilevazioni le PA che avevano adottato il sistema erano circa 6mila su 22mila. Inoltre, dagli ultimi dati dell’Agid emergono diverse criticità che contribuiscono al rallentamento del processo, e che costituiscono limiti di accesso per i consumatori.

Il 76% delle attivazioni avviene con modalità offline

Innanzitutto, nonostante il processo sia volto alla digitalizzazione dei servizi, il 76% delle attivazioni avviene con modalità offline, perché quasi tutti gli operatori non permettono un riconoscimento via webcam gratuito. Poiché gli ultra 65enni che hanno attivato il servizio sono meno del 5% del totale delle attivazioni sarebbe necessaria una rete di assistenza accessibile anche per le generazioni meno digitalizzate. Dall’indagine di Altrocunsuno emerge che l’operatore a cui ci si rivolge più frequentemente (80% dei casi) è Poste Italiane. In alcuni casi emerge poi che la ricezione del codice di sicurezza Otp, necessario per effettuare le procedure, comporta costi o limiti (se richiesto via sms). Inoltre, che è impossibile avere più identità digitali collegate allo stesso numero di telefono.

Cos’è il sistema pubblico di identità digitale?

Lanciato nel 2016, il sistema pubblico di identità digitale è un sistema di login unico per l’accesso ai servizi online della PA. Una volta richiesta e abilitata, l’identità Spid consente a cittadini e imprese di accedere ai servizi da qualsiasi dispositivo (pc, smartphone e tablet), riporta Adnkronos. Lo Spid, spiega Altroconsumo, è un sistema di identificazione che consente, attraverso l’utilizzo delle stesse credenziali (nome utente e password), di accedere a tutti i servizi pubblici online abilitati. Il potenziale vantaggio sta in una radicale semplificazione della PA, con dati anagrafici, certificati, cartella fiscale e sanitaria accessibili da casa, evitando code agli uffici pubblici e utilizzando un’unica registrazione.

A cosa serve e come richiederlo

Sono oltre 4.000 le amministrazioni che utilizzano Spid per identificare i cittadini ed erogare i propri servizi. Spid può essere utilizzato, ad esempio, per l’iscrizione dei figli alle scuole primarie e secondarie, portare a termine la richiesta del bonus cultura 18app, accedere a pagoPA, e accedere a molti servizi abilitati, tra cui l’anagrafe, la fatturazione elettronica, il fascicolo sanitario elettronico, i servizi di Inps e di Agenzia delle Entrate. Per richiedere le proprie credenziali Spid è necessario essere maggiorenni e seguire alcuni passaggi: scegliere il fornitore, ovvero uno degli Identity Provider accreditati, inserire i dati anagrafici, ed effettuare il riconoscimento. L’identità digitale viene confermata soltanto dopo l’identificazione, che può avvenire tramite webcam, di persona presso uno degli uffici del provider, tramite firma digitale, utilizzando la Cie o la carta nazionale dei servizi.

Nel 2021 casa, salute e famiglia ancora al centro, ma cresce la voglia di vita outdoor

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Feb 102021
 

Durante il 2021 casa, salute e famiglia continueranno a essere al centro della vita degli italiani, che allo stesso tempo manifestano il desiderio di novità, speranza e cambiamento. Aumenta quindi la voglia di socialità e vita outdoor, e cresce la necessità di mettere ordine alle priorità della vita, dedicando più tempo alle persone care, al benessere psicofisico, e alla sostenibilità negli acquisti. È questo il quadro del New Normal che emerge dall’edizione di gennaio 2021 del Rapporto Coop Nomisma 2020 – Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani. Sebbene la ripresa economica del Paese sia ancora lontana, gli italiani hanno bisogno di voltare pagina e ripartire, anche rinnovandosi. Il 23% degli intervistati desidera infatti “costruire qualcosa di nuovo”, e per il 37% la parola “speranza” è quella che descrive meglio il 2021, seguita da “cambiamento” (19%).

Casa e famiglia, ma anche voglia di viaggi e socialità

Secondo la survey, il tempo trascorso a casa e con la famiglia sarà ancora al centro della vita degli italiani nel 2021, con il 27% che dichiara che dedicherà più tempo ai figli, e il 28% a parenti anziani o non autosufficienti. Il desiderio di socialità e di vita all’aperto però si farà sempre più forte, in particolare la voglia di viaggiare: oltre 4 italiani su 10 affermano che nei prossimi 12 mesi viaggeranno con maggior frequenza, e più di 1 italiano su 3 vorrebbe passare più serate in compagnia. Rispetto ai dati registrati nella survey di agosto, cresce anche l’intenzione di frequentare concerti (24%), spettacoli dal vivo (27%), cinema, teatri e musei (24%).

Maggiore interesse per la salute fisica e mentale

La pandemia da Covid-19 lascia in eredità un rinnovato interesse verso la salute fisica e mentale, tant’è che 7 persone su 10 daranno maggiore importanza a questo aspetto. In particolare, il 42% aumenterà la propria attività fisica e il 21% frequenterà Spa e centri benessere. Scelte maggiormente salutari si rifletteranno anche sugli spostamenti, e gli italiani preferiranno modalità di spostamento che possano combinare la crescente attenzione agli aspetti green con quelli più salutistici. Nel 2021 il 47% si muoverà più spesso a piedi e il 25% sceglierà con maggior frequenza la bicicletta. Si prevede un forte calo, invece, nell’utilizzo dei mezzi pubblici.

Sobrietà e sostenibilità al primo posto, anche nella moda

Nel 2021, inoltre, il 43% delle persone prenderà decisioni d’acquisto sulla base dell’impatto che avranno sull’ambiente. Questo comportamento rispecchia perfettamente la tendenza riscontrata dalla consumer survey di Nomisma, ossia un maggiore orientamento alla sobrietà e alla sostenibilità, atteggiamento che coinvolgerà anche il settore della moda. Il 35% delle persone, infatti, dichiara che acquisterà più abiti sostenibili (ossia che rispettano ambiente e lavoratori), il 32% opterà per vestiti che durino più di una stagione e il 22% prediligerà l’abbigliamento fatto in casa. Si prevede, quindi, una flessione della richiesta di abiti fashion e di alta moda.

Durante il lockdown aumenta la fame compulsiva

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Gen 252021
 

Durante il lockdown primaverile del 2020 sono aumentati i disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata. Lo rivela uno studio che ha analizzato gli indici di fame emotiva, ovvero la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative, come la tristezza, e la frequenza alle abbuffate compulsive, caratterizzate da episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando. Lo studio, pubblicato nella rivista Appetite, è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste.

L’impatto dell’isolamento sull’alimentazione

Per studiare l’impatto dell’isolamento sulle abitudini alimentari, riporta Askanews, i ricercatori hanno effettuato un sondaggio online a 365 persone tra i 18 e i 74 anni provenienti da tutta Italia per analizzarne lo stato fisico, psicologico, emotivo e sociale.

“Abbiamo raccolto questi dati durante la seconda fase del lockdown, dal 14 al 19 maggio 2020 chiedendo ai nostri partecipanti di rispondere alle stesse domande facendo riferimento sia alla ‘Fase uno’ di lockdown completo sia alla ‘Fase due’, quando alcune restrizioni sono venute meno”, spiega la dottoressa Cinzia Cecchetto dell’Università di Padova, prima autrice dello studio.

Comportamenti alimentari disfunzionali più frequenti durante la Fase 1

“Abbiamo osservato che un elevato livello di ansia e depressione, insieme a fattori come una peggiore qualità della vita e delle relazioni sociali, hanno portato a maggiore fame emotiva, mentre alti livelli di stress si sono risolti in episodi di abbuffate compulsive – continua la dottoressa Marilena Aiello della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste –. Il nostro studio ha inoltre messo in evidenza un elemento di vulnerabilità che viene spesso ignorato: l’alessitimia, ossia la difficoltà di alcuni individui nell’identificare i propri sentimenti e nel distinguere tra sensazioni emotive e fisiche. Persone con alti livelli di alessitimia hanno mostrato maggiori probabilità di incorrere in episodi di fame emotiva. Infine è stato osservato che i comportamenti alimentari disfunzionali sono stati più frequenti durante la Fase 1 rispetto alla Fase 2”.

Le misure di contenimento hanno effetti negativi sulla salute mentale

“Questi effetti sono stati evidenziati su partecipanti sani, senza precedenti clinici di disturbi dell’alimentazione – sottolinea la dottoressa Sofia Adelaide Osimo, dell’Università di Losanna –. Questo ci mostra che misure di contenimento quali il lockdown, per quanto necessarie per contenere l’epidemia, hanno degli effetti negativi sulla salute mentale e sul comportamento alimentare dei cittadini. Tra le misure di sostegno alla popolazione da offrire durante periodi di lockdown non è quindi prescindibile il supporto psicologico, facendo particolarmente attenzione a individui vulnerabili e alle manifestazioni alimentari del malessere psicologico”.

Mascherina, meno sintomi di ansia e depressione per chi la indossa

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Dic 302020
 

La mascherina non è solo un dispositivo di sicurezza contro il virus, ma anche un antidoto alla depressione e all’ansia. Ad affermarlo è un recente studio apparso in pre-print nell’archivio internazionale Medrxiv e in attesa di pubblicazione su rivista. Come riporta l’Ansa, che ha ripreso proprio questa analisi, il fatto di indossare correttamente la mascherina non aiuta solo a prevenire il contagio da Sars-Cov-2, ma è anche associato a meno ansia e solitudine e maggiore benessere generale. In sintesi, la mascherina – alla quale ci siamo tutti abituati negli ultimi mesi ed è ormai un accessorio irrinunciabile quando si deve uscire da casa – non rappresenta soltanto una misura di precauzione contro il contagio da Sars-Cov-2, ma “produce”  anche benessere mentale.

I dati frutto di uno studio su 11.000 persone

Per arrivare a queste conclusioni, un team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Edimburgo, nel Regno Unito, ha raccolto dati tramite la piattaforma Qualtrics tra aprile e giugno 2020. L’analisi è stata condotta su 11.000 partecipanti, reclutati in tutto il Regno Unito, che hanno completato i sondaggi CovidLife, un’iniziativa istituita dall’università scozzese per cercare di misurare e comprendere l’impatto della pandemia sulla salute e il benessere della nazione. I ricercatori, coordinati da Drew Altschul, hanno così scoperto che, diversamente dai pregiudizi, le persone che indossavano mascherine costantemente avevano in generale una salute mentale migliore di quelle che non lo facevano. Come a dire che la mascherina protegge non solo dal virus, ma anche da attacchi di ansia, malumore e rischi di fenomeni depressivi. Un motivo in più per usarla correttamente.

Meno ansia e meno stress per chi la porta

Per arrivare ai numeri, è interessante notare che lo studio ha rivelato che le probabilità di sentirsi ansiosi erano inferiori del 58% tra coloro che indossavano sempre la maschera. Ancora, chi indossa questa protezione su naso e bocca per la maggior parte del tempo, sempre in base ai dati dei ricercatori, ha una probabilità di manifestare sintomi depressivi del 25% inferiore rispetto alle persone che non la utilizzano. Infine, una percentuale inaspettata: il test ha messo in luce che le persone che usano la mascherina per proteggersi e proteggere gli altri hanno una probabilità di sentirsi soli inferiore addirittura del 67% rispetto a chi non la vuole mettere. Insomma, anche se non è sempre “comodo” mettere la mascherina, gli effetti benefici di questo dispositivo si fanno sentire anche sulla psiche.

I posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi

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Dic 012020
 

Nel terzo trimestre 2020 il tasso di posti vacanti nelle imprese italiane si attesta all’1,1%. In particolare, nell’industria il tasso è all’1%  mentre nel settore dei servizi raggiunge l’1,1%. Lo rende noto l’Istat, che ha pubblicato online le stime preliminari del tasso di posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi. Per la prima volta queste stime si riferiscono a tutte le imprese con dipendenti, mentre in precedenza (la serie è disponibile a partire dal 2016) le stime si riferivano alle sole imprese con almeno 10 dipendenti.

Segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate

Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Questo indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate.

I posti vacanti misurano le ricerche di personale, che alla data di riferimento, ovvero l’ultimo giorno del trimestre, sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, si tratta dei posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca attivamente al di fuori dell’impresa un candidato adatto, ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.

Una crescita dello 0,2% sul trimestre precedente

I dati presentati nella nota dell’Istat si riferiscono alle imprese dell’industria e dei servizi, e si basano su due rilevazioni, la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese, condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate, condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti. Secondo i dati stimati dall’Istat nel terzo trimestre 2020 il tasso di posti vacanti destagionalizzato nel totale imprese con dipendenti, per il complesso delle attività economiche, si attesta all’1,1%, con una crescita rispetto al trimestre precedente di +0,2 punti percentuali.

Nelle imprese con almeno 10 dipendenti la crescita è più contenuta

Nell’industria, il tasso si attesta all’1%, con un incremento più marcato rispetto al totale delle imprese, ovvero pari allo 0,4%. Nel settore dei servizi il tasso raggiunge invece l’1,1%, con un aumento dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Nelle imprese con almeno 10 dipendenti, la crescita risulta più contenuta (+0,1% nel totale economia e +0,2% nell’industria), ed è più elevata nel settore dei servizi, dove si attesta allo 0,2% in più.

Mercato Tech, continua la crescita nonostante le nuove restrizioni

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Nov 162020
 

La seconda ondata della pandemia è ormai una realtà ma, nonostante le nuove restrizioni imposte dal Governo, il mercato italiano della Tecnologia di consumo continua a registrare un trend positivo.

Secondo i dati GfK sul Retail Panel Weekly, dal 19 al 25 ottobre (la prima settimana influenzata dalle chiusure dei centri commerciali non alimentari durante il weekend decisa dalle Regioni Lombardia e Piemonte), il mercato Tech è cresciuto del +34,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. La crescita riguarda sia il canale online (+49,1% a valore) sia i punti vendita tradizionali (+31%). E le vendite risultano in crescita anche in Lombardia e Piemonte, anche se con trend meno positivi rispetto al resto del Paese.

Un trend positivo per tutti i segmenti

Il trend positivo riguarda tutti i principali settori della Tecnologia di consumo, con eccezione della Fotografia, che nella settimana considerata registra una contrazione del -18,5%. I dati GfK mettono in evidenza la crescita sostenuta del comparto IT e Attrezzature per ufficio (+96%), che negli ultimi mesi ha registrato vendite record legate alle nuove esigenze di smart working e didattica a distanza. Molto positivo anche l’andamento dell’Elettronica di Consumo (+48,5%), dell’Home Comfort (+29,9%) e del Grande e Piccolo Elettrodomestico, che segnano una crescita rispettivamente del +24,4% e del +16,8%. Crescita a doppia cifra anche per il segmento Telecom (+13,5%), il più importante per fatturato sviluppato.

Come si chiuderà il 2020? Difficile fare previsioni

Salvo ulteriori lockdown nel 2020 GfK però stima un trend piatto per il mercato globale. Il rapido diffondersi della seconda ondata di contagi non solo in Italia, ma anche in Europa e in altre zone del pianeta, rende infatti difficile fare previsioni rispetto alla chiusura del 2020. Nelle scorse settimane GfK ha rilasciato un forecast che prevede un andamento piatto della Tecnologia di consumo a livello mondiale (+0% rispetto al 2019), con un valore complessivo del mercato pari a 1 trilione di euro. La previsione si applica a uno scenario nel quale non vengano introdotti nuovi lockdown, con limitazioni alla mobilità simili a quelle della scorsa primavera.

Andamento differenziato per i singoli settori a livello globale

Nonostante il trend piatto del mercato complessivo l’andamento previsto per i singoli settori è differenziato. GfK stima infatti un calo del -6% a fine 2020 per il mercato Telecom, che rappresenta da solo il 40% del fatturato dei TCG. Il settore in assoluto più positivo sarà quello dell’IT e Attrezzature per ufficio, per il quale si prevede una crescita a valore del +15% a livello mondiale.

Un altro settore che ha registrato forti crescite durante l’anno è il Piccolo Elettrodomestico, per il quale si prevede una crescita a fine anno del +9% nel valore. Andamento più piatto per i settori dell’Elettronica di consumo e del Grande Elettrodomestico, per i quali si stima un trend rispettivamente del -1% e del -2% a valore rispetto al 2019.

Arriva la televisione del futuro

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Ott 142020
 

Il primo gennaio 2020 è iniziata la nuova era del digitale terrestre, quando sono cominciati i lavori per liberare le frequenze della banda 700 MHz, occupata da alcuni canali televisivi e che in futuro servirà per il 5G. Ma lo switch-off definitivo avverrà il 30 giugno 2022, giorno in cui tutti i televisori degli italiani dovranno supportare il nuovo standard trasmissivo. A cambiare non è solo lo standard per il digitale terrestre, ma anche quello del satellitare. Chi utilizza la piattaforma tivùsat deve controllare che il proprio decoder supporti il nuovo standard, chi invece già vede canali in HD è pronto: i decoder HD sono infatti la maggioranza dei decoder satellitari tivùsat.

Come verificare se il proprio televisore è abilitato a supportare il nuovo standard

Per verificare facilmente se il proprio decoder o il proprio televisore sia già abilitato basta una semplice operazione. Se si ricevono Canale 5 HD o Cine34 tramite il satellite non si deve fare nulla, in caso contrario basterà sostituire l’attuale decoder con uno HD o 4K tivùsat per ricevere tutto gratuitamente.

In alternativa, si potranno continuare a ricevere i canali digitali Mediaset e tutti i canali presenti via satellite con il televisore HD (o Ultra HD 4K) e una CAM tivùsat inserita nel televisore, riporta Askanews.

Un decoder satellitare HD o 4K per vedere i canali Rai, Mediaset e quelli su tivùsat

Per continuare a guardare tutti i canali della Rai, Mediaset e tutti i canali presenti su tivùsat basta usare una CAM certificata tivùsat e accedere alla piattaforma satellitare gratuita. Grazie al DVB-S2 è possibile vedere i canali nazionali con una qualità maggiore, ed entro la fine dell’anno Mediaset e molte altre emittenti trasmetteranno via satellite su tivùsat tutti i canali digitali solo in alta qualità. Questo significa che per continuare a vedere Iris, La5, Mediaset Extra, Mediaset Italia 2, TGCOM24, 20 Mediaset, TopCrime, Focus, Cine34, Boing, Cartoonito, Cielo, TV8, La7d, Nove, DMAX, Real Time, K2, Frisbee e tutti i canali TGR RAI sarà necessario un decoder satellitare HD o 4K.

Con la certificazione “la tivù” o “la tivù4K” si è già pronti

Nel dettaglio, tra fine novembre e il 1° dicembre Nove, DMAX, Real Time, Cielo e Tv8 trasmetteranno solo in HD. K2 e Frisbee saranno visibili solo con un decoder HD o 4K. Dal 18 dicembre Rai ha annunciato che i 22 canali del TG Regionale saranno tutti visibili su tivùsat ma solo con un decoder satellitare HD o 4K. Dal 31 dicembre Mediaset trasmetterà via satellite tutti i suoi canali digitali solamente in alta qualità e così anche altri canali tra cui La7d.

Con un qualsiasi televisore certificato “la tivù” o “la tivù4K” si è già pronti per il futuro, senza preoccuparsi dei cambi tecnologici in arrivo.

Energia: aumentano gli immobili ad elevate prestazioni energetiche

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Set 262020
 

Grazie a nuove costruzione, a lavori di ristrutturazione significativi e agli incentivi, sono aumentati in Italia gli edifici ad elevate prestazioni energetiche, che passano da circa il 7% al 10% del totale nel periodo 2016-2019. Lo segnala il Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, risultato della collaborazione tra ENEA e CTI (Comitato Termotecnico Italiano). Il rapporto è basato su oltre 4,5 milioni di attestati di prestazione energetica del periodo 2016-2019, di cui l’85% riguardanti immobili residenziali.

Ancora moltissimi gli edifici in classe F-G

Oltre alle indicazioni delle migliorie, il rapporto mette però in luce come oltre il 60% del parco immobiliare italiano sia nelle classi energetiche meno efficienti (F-G), anche perché costruito principalmente tra il 1945 e il 1972. Le nuove costruzioni, invece, rappresentano solo il 3,4% degli attestati  di prestazione energetica (APE) e di questi più del 90% sono ad elevate prestazioni energetiche (A4-B). Il settore non residenziale, che pesa per il 15% sul totale degli attestati di prestazione energetica APE, ricade per oltre il 50% degli attestati nelle classi energetiche intermedie (C-D-E) e per più del 10% in quelle più efficienti (A4-B).

Una priorità strategica nazionale

“La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati presenti nel nostro Paese è una delle priorità strategiche indicate nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima al 2030, proprio con l’obiettivo di favorire una riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2, nonché lo sviluppo e l’integrazione di una produzione di energia basata sulle fonti rinnovabili”, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. “In questi anni l’Italia ha messo in campo un insieme di strumenti di incentivazione e di misure di regolazione in grado di accelerare il tasso di efficientamento energetico degli edifici. Basti pensare al meccanismo delle detrazioni fiscali che è stato recentemente potenziato con il Superbonus al 110%, al fine di incentivare la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, come il cappotto termico e la sostituzione degli esistenti impianti di riscaldamento. Si tratta di misure che incidono fortemente sia in termini di riduzioni dei consumi di energia che di mobilitazione di investimenti. Gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) costituiscono, quindi, un importante strumento per comprendere la prestazione energetica delle nostre abitazioni e gli interventi che sarebbe opportuno realizzare per migliorarne la performance”. Patuanelli ha poi concluso dicendo: “Desidero, pertanto, ringraziare ENEA e CTI che hanno elaborato il rapporto e le Regioni che hanno messo a disposizione i dati sugli APE e auspico che questa attività di monitoraggio possa proseguire nei prossimi anni anche attraverso la completa realizzazione del Sistema Informativo Nazionale sugli Attestati di Prestazione Energetica”.