Indagini non invasive per la ricerca di perdite d’acqua

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Ago 262019
 

Una delle cose più difficili da riparare, nonché una delle più fastidiose nel momento in cui si presenta, è quella di andare ad individuare il punto esatto in cui avviene una perdita d’acqua quando questa si trova sotto il pavimento o all’interno di una parete.

Se la tubatura non è visibile infatti, diventa difficile riuscire a capire quale sia il punto esatto in cui avviene la perdita, considerando che questa potrebbe trovarsi anche a metri di distanza dal punto in cui l’acqua affiora in superficie. Di norma ciò comporta il dover sollevare il pavimento e dunque il dover inevitabilmente rompere un gran numero di mattoni, e non sempre sia un adeguato numero di mattoni di riserva per la sostituzione, il che può essere un problema ulteriore considerando l’eventualità per la quale andrebbe rifatto l’intero pavimento.

Per fortuna oggi esiste la tecnologia specifica di settore che consente di individuare in maniera veramente veloce il punto in cui si verifica una perdita d’acqua. Stiamo parlando della termografia, avanzatissima tecnica di settore ormai da tempo adoperata dalle migliori ditte italiane che operano in questo ambito, tra le quali Vi.Ro Impianti. Grazie alla termografia dunque, è possibile individuare in maniera assolutamente precisa il punto esatto in cui avviene la perdita e dunque il punto esatto in cui andare a rompere il pavimento, limitando così il numero di mattoni che vanno eventualmente sollevati e dunque il disagio in casa dovuto agli interventi di ripristino. In questa maniera è dunque possibile andare a lavorare in maniera molto più selettiva riducendo il disagio per le persone che vi abitano ed i possibili danni che si sarebbero invece potuti verificare se i tempi di ripristino fossero stati più lunghi. È possibile ricevere un preventivo inviando una mail all’indirizzo info@viroimpianti.it, oppure contattando direttamente Viro impianti al recapito telefonico 0399204554. 

Ville e immobili di prestigio a Monza e in Brianza

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Dic 282016
 

Il mercato degli immobili di lusso a Monza e in Brianza, siano esse ville, attici o immobili di un certo prestigio, ha un punto di riferimento di assoluto valore: l’agenzia immobiliare di Monza Giordano Mischi. Questa agenzia è specializzata nel mercato delle soluzioni di alto standing abitativo, per la zona di Monza (sia il centro storico che in prossimità del parco) che dell’intera Brianza.

Una solida realtà del settore che vanta ormai più di 30 anni di esperienza e di soddisfazioni, con un minimo comun denominatore: il soddisfacimento del cliente. I consulenti Giordano Mischi infatti, assistono e supportano chi ha necessità di acquistare o vendere un immobile dall’inizio alla fine della propria esperienza in agenzia, sempre con il massimo della chiarezza e della trasparenza.

All’interno del sito è possibile scoprire in anteprima alcune delle soluzioni di prestigio che l’agenzia Giordano Mischi propone, filtrando i risultati della ricerca in base alle proprie preferenze in fatto di tipologia, zona, numero di locali, bagni e fascia di prezzo. Sarà così possibile escludere a priori le soluzioni che non hanno i requisiti desiderati e visualizzare soltanto quelle che sono potenzialmente interessanti, e sfruttare così l’ampia galleria fotografica di cui ogni immobile dispone.

In questa maniera sarà davvero semplice andare ad individuare la soluzione perfetta per soddisfare le proprie esigenze e quelle della famiglia, con la consapevolezza di poter contare sull’assistenza e la consulenza qualificata di uno staff sempre aggiornato sulla normativa di riferimento. Proprio l’alto profilo della consulenza ha fatto si che Giordano Mischi divenisse negli anni una realtà solida e affermata di questo settore, non solo per il supporto che offre in tutte le fasi che precedono l’acquisto o la vendita di un immobile, ma garantendo altresì assistenza anche per il periodo successivo.

L’asciugamani elettrico perfetto per la tua attività

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Lug 222016
 

Un’esigenza di qualsiasi gestore di locale, commerciante o direttore d’albergo, è fare in modo che il cliente possa sentirsi sempre perfettamente a proprio agio quando si trova all’interno delle strutture da lui gestite. In particolar modo i servizi igienici rappresentano uno degli ambienti più delicati nei quali l’igiene ed il comfort sono assolutamente prioritari per una gestione accurata e di successo. Garantire massimo benessere e senso di pulizia è infatti di fondamentale importanza, ed è per questo che si cerca sempre di adottare tutte quelle soluzioni in grado migliorare l’esperienza del cliente e farlo sentire un po’ come a casa sua, certamente a suo agio. Uno dei dispositivi che forniscono un validissimo aiuto a coloro che hanno il compito di garantire igiene e benessere ai clienti, anche all’interno dei servizi igienici, è l’asciugamani elettrico Mediclinics. Questo potente dispositivo, dal design accattivante ed elegante, è in grado di asciugare completamente le mani in pochissimi secondi regalando quella sensazione di morbidezza sulla pelle che soltanto un’asciugatura perfetta è in grado di regalare.

L’intensità del getto è comunque regolabile e,  grazie anche all’assenza di una resistenza, il dispositivo consente di ridurre notevolmente i consumi. Stiamo parlando di un prodotto che garantisce assolutamente l’incolumità dei fruitori, in quanto non è importato dai mercati asiatici bensì viene interamente realizzato in Europa, e per questo motivo risponde perfettamente a tutti gli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente. È un prodotto dal design innovativo ed elegante, destinato ad ambienti ricercati in cui il benessere ed il comfort del cliente vengono prima di ogni altra cosa. Si tratta proprio di una di quelle soluzioni in grado di far percepire al cliente tutto l’interesse che la struttura che ne fa uso ha nei suoi confronti, migliorando così anche la percezione del cliente nei confronti della struttura.

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

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Nov 172015
 

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere. Non importa che tu gestisca un hotel, un campeggio, un villaggio turistico o un resort: in tutti i casi hai a disposizione degli spazi da poter adibire ad area ludica, siano essi all’aperto o all’interno dei locali. Go Leisure è l’azienda giusta che può aiutarti a realizzare la tua meravigliosa play area così come la desideri, delle dimensioni che tu vuoi e totalmente personalizzabile in quanto a forma, tema e colore. Go Leisure darà vita alla tua area giochi indoor, se gestisci una struttura ricettiva in città e non hai spazi fruibili all’esterno, o una bellissima play area outdoor nel caso in cui gli spazi lo consentano. I bellissimi gonfiabili per bambini renderanno la tua play area un luogo colorato, divertente e assolutamente sicuro per l’incolumità dei piccoli, che saranno liberi di saltare, correre, far capriole e arrampicarsi senza alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Contatta Go Leisure al numero +390392497489 per ricevere maggiori informazioni e preventivi, o invia una mail all’indirizzo info@go-leisure.com per ricevere rapidamente una risposta alle tue curiosità.

IWM Depuratori d’Acqua

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Set 172015
 

Il nostro fabbisogno quotidiano di acqua varia in base all’età. Il corpo di un adulto è costituito per il 65% di acqua, quello di un neonato arriva addirittura all’85%. L’idratazione neonatale è fondamentale per garantire al neonato il delicato equilibrio di cui il suo giovanissimo organismo ha bisogno, per cui necessita di un acqua che possa garantirgli il giusto apporto idrominerale, che abbia le giuste caratteristiche e che sia quindi ben bilanciata. Questa necessità sorge in maniera più significativa quando deve essere usato un latte artificiale poiché la sua formulazione prevede appunto l’uso dell’acqua. Qui entrano in gioco delle caratteristiche fondamentali, quali il grado di mineralizzazione, se contenga nitrati o contaminanti vari, il residuo fisso e così via; ma soprattutto deve essere un’acqua oligominerale, per non rischiare di sovraccaricare i giovanissimi reni. Insomma, di raccomandazioni pediatriche ne abbiamo a sufficienza per preoccupare una neo-mamma che si trova a dover scegliere un’acqua adatta al suo bambino, così via alla ricerca spasmodica delle etichette che riportino la dicitura: utilizzabile nella prima infanzia.Addirittura ci sono acque vendibili esclusivamente nelle farmacie data la loro particolare natura e composizione. Quale madre non baderebbe a spese pur di garantire la salute dei propri figli? Eppure un metodo altrettanto sicuro e certamente meno dispendioso per fare questo esiste ed è commercializzato dalla IWM, International Water Machines, azienda leader nel trattamento delle acque potabili.Questa importante azienda produce depuratori che erogano acqua oligominerale con lo stesso pH del liquido amniotico, particolarità fondamentale se si pensa all’alimentazione di un neonato, nonché consente, nel processo di purificazione dell’acqua, di mantenere inalterate le caratteristiche anche organolettiche della purezza, permettendo ai minerali di coesistere con questa, al contrario di altri metodi di filtraggio del mercato, garantendo quindi la giusta idratazione ed il corretto apporto di minerali utili al nostro organismo. All’interno del sito internet è possibile trovare esaurienti informazioni circa il depuratore acqua, e gli altri prodotti IWM, in alternativa basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché convenienza.

Scuola online, da emergenza a consuetudine

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Mar 302020
 

La didattica online è entrata nella quotidianità di studenti e docenti. Se all’inizio della crisi Covid-19 veniva coinvolto solo 1 studente su 5 nelle zone rosse, ora si è passati alla quasi totalità dei ragazzi. L’ultima rilevazione dell’Osservatorio Scuola a Distanza, realizzato settimanalmente dal portale Skuola.net a partire dall’inizio dell’emergenza, attesta che sono poco meno di 9 studenti su 10 a utilizzare lo smart learning. Solo alle scuole medie si fa più fatica. Qui è il 77% degli studenti a essere online, contro il 90% registrato nell’ultimo triennio delle superiori.

Il gap tra Sud e Nord è nel tipo di strumenti utilizzati

Stentano a decollare, invece, le verifiche online. Solamente 1 studente su 4 ha già sperimentato interrogazioni o compiti in classe da remoto, ma probabilmente è solo questione di tempo, perché in una sola settimana la percentuale è quasi raddoppiata. Il gap tra Mezzogiorno e regioni settentrionali, tuttavia, rimane, e si riscontra nel tipo di strumenti utilizzati. Nelle classi del Nord, abituate a infrastrutture più stabili, ma anche da più giorni alle prese con le chiusure, si sono invece definitivamente affermate le piattaforme maggiormente evolute per effettuare lezioni interattive in video conferenza, sfruttate dal 58% degli studenti. Il 15%, però, continua a restare escluso dal cambiamento interagendo con i docenti tramite semplici e-mail, gruppi WhatsApp e social network.

Video-lezioni, compiti da correggere online, materiali di approfondimento

Al Sud è ancora il registro elettronico il cardine su cui quasi sempre poggia la didattica a distanza (47%), ed è solo il 30% che si affida alle piattaforme di ultima generazione. Oltre la metà (51%) degli alunni del Nord (qualcosa meno alle medie) assiste invece a video-lezioni svolte in diretta dagli insegnanti, ma al 35% vengono semplicemente assegnati compiti da fare subito e da correggere online. E poco più di 1 su 10 si deve accontentare di materiali di approfondimento suggeriti dai prof. Al Sud, al contrario, sono gli esercizi a distanza quelli più presenti (54%), il 23% può confrontarsi col docente in diretta streaming e fredda assegnazione di compiti per quasi 1 su 4, riporta Ansa.

Anche al Centro la correzione a distanza degli esercizi è la più gettonata è (46%), il 34% riesce a fare lezioni interattive, e il 20% si ferma al passaggio di materiali.

Il nemico principale è la distrazione 

Resta comunque il fatto che agli studenti non piace questo modo di fare scuola. Solo per il 48% può tranquillamente sostituire la didattica frontale.

Il nemico principale dello smart learning è la distrazione. Il 35% degli studenti dicono che a casa non riescono a mantenere la concentrazione, e il 24% non riesce a capire fino in fondo le spiegazioni. Il 19%, poi, si lamenta che potrebbe risultare falsata la valutazione da parte degli insegnanti. E c’è un 13% (il 23% alle medie) che non è ancora partito con la didattica a distanza.

Lavoratori e servizi di welfare aziendale. I risultati di una ricerca

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Feb 212020
 

Analizzare l’impatto dell’inserimento dei provvedimenti di welfare aziendale sui lavoratori e le loro famiglie, e individuare le misure per fare in modo che risponda ai propositi originari dei provvedimenti. Ovvero, aumento del benessere del lavoratore, incremento della produttività aziendale e integrazione con il welfare pubblico. Si tratta degli obiettivi di un’indagine, realizzata da Nomisma in collaborazione con Cgil, sulla valutazione e l’utilizzo dei servizi di welfare aziendale da parte dei lavoratori. La ricerca riguarda circa 70 aziende, la maggior parte con oltre 250 dipendenti, e un campione di 1.822 lavoratori, suddivisi tra impiegati (49%), operai (45%) e quadri (6%).

La conoscenza dei servizi e chi ne usufruisce

Più di un terzo degli intervistati risponde di essere pienamente consapevole dell’argomento, ma il 9% dichiara di non essere affatto a conoscenza delle iniziative. I meno informati risultano gli operai, con il 28% che dichiara di conoscere poco o nulla del tema, contro il 20% degli impiegati e l’8% dei quadri. Inoltre, se il 55% dei lavoratori coinvolti fruisce delle prestazioni di welfare aziendale all’aumentare dell’inquadramento e del titolo di studio aumenta anche la fruizione (quadri 66%, e laureati 62%). A usufruirne di più sono le donne (61%) e le famiglie con figli (59%). Per quanto riguarda i motivi del mancato utilizzo dei servizi, il 39% ritiene che tali strumenti non intercettino gli attuali bisogni, e il 38% preferisce ricevere somme in denaro.

La valutazione dei lavoratori

L’insieme dei servizi di welfare aziendale messi a disposizione dalle aziende è ampio e variegato. Gli interventi che presentano il maggior grado di soddisfazione sono la mobilità casa-lavoro, i mutui e i prestiti, oltre ai servizi su educazione e istruzione. Tra quelli maggiormente diffusi fringe benefit (28%), educazione e istruzione (25%), previdenza assicurativa (21%) e assistenza sanitaria (20%). In ogni caso dalla ricerca emerge una valutazione positiva rispetto all’utilità delle iniziative di welfare (70%). Tra gli utilizzatori, il 70% ritiene che l’introduzione di tali provvedimenti abbia comportato benefici in termini economici e il 43% di benessere generale. E per il 31% il welfare ha contribuito a migliorare il rapporto con l’azienda, mentre per il 27% ha agevolato il senso di appartenenza del dipendente all’impresa.

Il conflitto tra le reali esigenze delle persone e la capacità di soddisfarle

Nonostante la generale valutazione positiva sui benefit sembra che il welfare non stia ancora esprimendo appieno le proprie potenzialità. Si evidenzia, infatti, il conflitto tra le reali esigenze delle persone e la capacità di questi strumenti di soddisfarle. È necessario quindi intervenire per evitare che il welfare aziendale si trasformi in una mera misura di beneficio fiscale dagli impatti contenuti, recuperando la funzione sociale dello strumento e rendendolo coerente con i fabbisogni dei lavoratori. L’impresa dovrebbe prendere atto che si tratta di un potente meccanismo in grado di aumentare la produttività, migliorare il clima aziendale e rafforzare il senso di appartenenza.

Italia, a dicembre cala l’occupazione

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Feb 042020
 

Si chiude in negativo il 2019 sul fronte dell’occupazione. Come segnala l’ultimo rapporto dell’Istat, a dicembre dello scorso anno l’occupazione è risultata in calo rispetto al mese precedente, mentre l’inattività cresce e il numero di disoccupati aumenta lievemente in parallelo a un tasso di disoccupazione che rimane stabile. Il numero di persone occupate ha visto una riduzione di 75 mila unità (-0,3%), mentre il tasso di occupazione scende al 59,2% (-0,1 punti percentuali).

Sia uomini sia donne, dai 25 ai 49 anni

Il fenomeno è assolutamente democratico e la flessione dell’occupazione interessa uomini e donne, gli individui tra 25 e 49 anni (-79 mila), i lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila) e gli indipendenti (-16 mila). Gli occupati aumentano tra i 15-24enni (+6 mila) e tra i dipendenti a termine (+17 mila), rimanendo sostanzialmente stabili tra gli ultracinquantenni. La leggera crescita delle persone in cerca di lavoro si registra tra gli uomini (+2,2%, pari a +28 mila unità) e tra gli under 50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-2,2%, pari a -27 mila unità) e gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta tuttavia stabile al 9,8%; rimane invariato anche il tasso di disoccupazione giovanile (28,9%).

Sale il tasso di inattività

Un altro fenomeno preoccupante è quello relativo agli inattivi, una tendenza che purtroppo continua a salire. Nell’ultimo mese del 2019, infatti, la crescita degli inattivi ha riguardato sia gli uomini sia le donne e tutte le fasce d’età a esclusione dei giovanissimi tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di inattività è così salito al 34,2% (+0,1 punti percentuali). Nel quarto trimestre sono però diminuiti lievemente sia le persone in cerca di occupazione sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-32 mila unità).

Il bilancio del quarto trimestre 2019

Per quanto riguarda l’occupazione, il quarto trimestre del 2019 ha registrato una leggerissima crescita (+0,1%, pari a +13 mila unità) tra le donne (+19 mila) e i dipendenti (+43 mila); segnali positivi si osservano anche per i 25-34enni (+12 mila) e gli over 50 (+48 mila). In calo dello 0,6% gli indipendenti (-30 mila). Rispetto a dicembre 2018 la crescita dell’occupazione(+0,6%, pari a +136 mila unità), coinvolge donne, uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni per i quali la diminuzione è imputabile al decrescente peso demografico. Aumentano anche i lavoratori dipendenti (+207 mila unità), soprattutto permanenti (+162 mila), mentre gli occupati indipendenti diminuiscono di 71 mila unità.

La meditazione combatte lo stress al lavoro

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Dic 262019
 

Carichi di lavoro eccessivi, precarietà vissuta anche da chi ha un contratto a tempo indeterminato: lo stress lavorativo è un problema che colpisce anche chi un lavoro non ce l’ha. Secondo una ricerca pubblicata dalla Caba sul portale britannico The Sun, nove adulti su dieci affermano di essere vicini al burnout mentale, di sentirsi stressati per quasi un terzo dell’intera giornata lavorativa, e di perdere cinque ore di sonno alla settimana per via delle pressioni quotidiane. Per questo motivo gli esperti consigliano di ricorrere alla meditazione. Secondo i quali basta mezz’ora di meditazione al giorno per ridurre i livelli di stress, rilassarsi, e aumentare il tasso di concentrazione.

Una pratica che ha accompagnato imprenditori come Jeff Weiner  e Steve Jobs

La meditazione contribuisce a migliorare la produttività generale nelle aziende e, secondo un report dell’American Heart Association, anche a ridurre i processi biologici che portano al decesso cardiovascolare. Si tratta di una pratica che ha accompagnato quotidianamente alcuni dei più grandi imprenditori della storia, da Jeff Weiner, CEO di Linkedin, a Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, e Steve Jobs, co-fondatore di Apple.

“Cercare ogni giorno uno spazio di silenzio e immobilità è fondamentale per uscire dal tritacarne delle cose da fare che finisce per paralizzarci – spiega Andrea Di Terlizzi, fondatore della casa editrice Inner Innovation Project nonché esperto di Yoga e Scienze Antiche in Italia -. Dalla meditazione proviene la calma che rende lucida la mente e porta equilibro nelle emozioni”.

Calmare il flusso di pensieri e sentirsi più rilassati

“Così come il corpo ha bisogno di riposo, anche la mente trae giovamento da una pausa, ma per farlo bisogna attivare una funzione della coscienza ovvero la consapevolezza – continua Di Terlizzi -. Bastano 15 minuti al giorno di meditazione per calmare il flusso di pensieri e sentirsi più rilassati. Ovviamente si tratta di un approccio elementare alla disciplina, ma iniziare in questo modo può dare risultati importanti sotto il profilo psicologico e psicofisico. Facendolo, ognuno potrà stabilire se cercare un insegnante per approfondire”.

Una ricerca della National Center for Health Statistics e pubblicata su Psychology Today, conferma inoltre che la meditazione regola il funzionamento della corteccia prefrontale, permettendo il controllo dei pensieri e delle emozioni negative.

Migliorare i rapporti sociali con i colleghi e ridurre la negatività Non è tutto. Secondo una ricerca dell’Organisational Behaviour and Human Decision Processes e pubblicata su USA Today, riporta Ansa, la meditazione migliora anche i rapporti sociali con i colleghi e riduce la negatività. “Imparando a calmare il corpo e la mente si può gestire in maniera accurata lo stress fisico e psicologico, affrontando i problemi della routine quotidiana, soprattutto a livello lavorativo”, spiega Willem Kuyken, professore di psicologia alla Oxford University. Per questo motivo sono sempre più numerose le aziende che hanno implementato la meditazione all’interno del programma di benessere per i dipendenti.

Milano meta prediletta di Tax Free Shopping

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Dic 172019
 

Negli ultimi sei anni il settore degli acquisti di lusso da parte dei turisti extra-UE è cresciuto del 5% a livello europeo, e del +7% nel nostro Paese. Il Tax Free Shopping sta diventando una leva sempre più importante per l’economia del mercato turistico europeo, e in Italia nell’ultimo anno il Tax Free Shopping è cresciuto più della media europea. Con Milano città preferita per gli acquisti di lusso, soprattutto dai turisti cinesi, russi e americani. È quanto emerge dai dati presentati da Global Blue, società nei servizi di Tax Free Shopping, durante il Shopping Tourism, l’appuntamento annuale dedicato al fenomeno dello shopping tourism in Italia, ideato e organizzato da Risposte Turismo, società di ricerca e consulenza a servizio della macroindustria turistica.

In Italia, da gennaio a ottobre +16%, rispetto al 2018

In particolare, in Italia, il Tax Free Shopping da gennaio a ottobre di quest’anno ha registrato un +16%, rispetto al 2018, a fronte di una media europea pari a +10%. Una crescita, quella osservata nel vecchio Continente, trainata principalmente dai viaggiatori statunitensi (+25%), seguiti dai viaggiatori provenienti dal Sud Est Asiatico (+15%) e da quelli dei Paesi del Golfo, che hanno fatto segnare una crescita del 13% nell’ultimo periodo, riferisce Askanews.

A Milano scontrino medio più alto (1.841 euro) da Hong Kong

Da gennaio a ottobre di quest’anno, Milano resta una delle mete di shopping predilette dai turisti internazionali. Amano fare shopping all’ombra della Madonnina, i cinesi (33%), i russi (11%) e gli americani (8%). I dati Global Blue evidenziano anche che nei primi dieci mesi del 2019 il capoluogo lombardo è stato destinazione anche di una serie di micro-nazionalità che complessivamente hanno pesato il 38% del totale dei volumi.  Per quanto riguarda i valori dello scontrino medio registrati da Global Blue a Milano tra gennaio e ottobre 2019 sono stati i turisti arrivati da Hong Kong ad aver speso mediamente di più (1.841 euro), seguiti da cinesi (1.458 euro) e dagli statunitensi (1.224 euro).

Il Quadrilatero della moda cresce dell’11%

Sempre secondo Global Blue, nei primi sei mesi del 2019 il Tax Free Shopping nel Quadrilatero della moda milanese ha registrato un incremento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2018. E i cinesi si confermano al primo posto tra le nazionalità che fanno shopping nel distretto, arrivando a rappresentare oltre il 30% del totale. Inoltre, tra gennaio e marzo del 2019 lo scontrino medio da parte dei turisti cinesi nel fashion district arriva a 2.192 euro. Nel primo semestre di quest’anno, riporta FashionNetwork, si sono registrate anche importanti crescite negli acquisti da parte dei turisti arabi (+62%), americani (+36%) e provenienti da Hong Kong (+36%). Il focus però è sulle nuove generazioni: nel 2025 i Millennial rappresenteranno il 55% del mercato. E anche qui, a farla da padrone saranno i giovani provenienti dalla Cina.

Giovani, dalle aziende (anche del lusso) vogliono sostenibilità

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Nov 172019
 

La sostenibilità è sempre di più un criterio guida nelle scelte di consumo degli italiani. Certo, non si parla ancora di priorità assoluta, ma l’attenzione all’ambiente e all’aspetto etico degli acquisti iniziano ad essere importanti per i consumatori, specie quelli più giovani. A rilevare che la sostenibilità acquisti un valore sempre più significativo, soprattutto tra i Millennials, è un sondaggio condotto dalla Research di Deutsche Bank e pubblicato di recente nel report What consumer want, presentato alla 24esima edizione del Fashion Summit organizzato da Pambianco Strategie di Impresa in partnership con Deutsche Bank.

La produzione in Italia è in gran parte sostenibile

Per le aziende italiane si tratta di una opportunità, perché sono già in gran parte “dettate” in questa direzione. David Pambianco, CEO dell’omonima società, ha sottolineato che la produzione in Italia è altamente sostenibile: produzioni artigianali, tracciabilità della filiera, legame con il territorio, tutela dei lavoratori sono tutti aspetti che caratterizzano la nostra industria. Erika Andreetta, Partner PwC, ha presentato la ricerca: “Millennials e Gen Z: qualità e sostenibilità senza compromessi”, per la quale oltre il 40% dei giovani sono “Attivisti Personal & Planet Health”. Il 90% degli intervistati nel loro complesso è infatti disposto a pagare un premium price per prodotti fashion etici e sostenibili. Per Francesca Di Pasquantonio, Head of Global Luxury Research di Deutsche Bank, quello tra sostenibilità e lusso è “un rapporto complicato”.

Tutela dell’ambiente prioritaria per i Millennials

La tutela dell’ambiente preoccupa in particolare le generazioni più giovani, che tra Gen Z (2.6 miliardi di individui) e Millennials (2.14 miliardi) costituiscono il 64% della popolazione mondiale e che, secondo le stime di Deutsche Bank, entro il 2020 rappresenteranno circa il 40% della domanda di beni di lusso mondiale. La strada verso il lusso responsabile, scrive l’Ansa, passa quindi attraverso la profilazione di una nuova figura di consumatore più critico nella scelta di cosa acquistare, più attento e informato. La notorietà e il prestigio del brand restano ancora i criteri fondamentali delle scelte di acquisto ma le considerazioni sull’impatto dello stesso su ambiente e salute, il trattamento dei lavoratori, l’orientamento sociale e etico stanno assumendo un ruolo sempre più importante. La sostenibilità sta quindi diventando un pilastro del brand equity. Volenti o nolenti i brand del lusso, devono tenerne conto. E questo sembra essere un processo irreversibile.

Second hand e noleggio per “contingentare” gli sprechi

I ragazzi stanno poi rivalutando nuove formule antispreco. Tra i nuovi modelli di business, emergono il noleggio e il mercato dell’usato: anche in questo caso sono le generazioni più giovani, soprattutto nei paesi maturi, a guidare il cambiamento: il 68% della Gen Z e dei Millennials intervistati ha acquistato un prodotto di lusso di seconda mano e il 50% ha noleggiato prodotti negli ultimi 12 mesi.

Rompere il cellulare, l’estate è la stagione più pericolosa

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Ott 142019
 

L’estate la stagione più pericolosa per i nostri smartphone. È durante le vacanze infatti che si verificano gli episodi più dannosi per i nostri cellulari. Tra tuffi in mare, sabbiature non richieste e cadute improbabili è nella stagione calda che si registra il più alto picco di rotture dei cellulari d’Italia. Tanto che la top ten delle regioni italiane più a “rischio rottura” conferma al primo posto la Sardegna, sul podio insieme a Lazio ed Emilia Romagna, rispettivamente al 2° e 3° posto. A seguire Campania, Toscana, Puglia, Veneto, Trentino, Liguria, mentre la regione con i più attenti è stata il Molise.

La causa più diffusa è la classica caduta in acqua

A stilare la classifica delle regioni e delle nazioni dove si sono rotti più telefoni è il centro studi statistico di iFix-iPhone.com, network di centri specializzati in riparazione smartphone.

“Il luogo più pericoloso rimane sempre la spiaggia e la causa più diffusa la classica caduta in acqua, mentre sorprende l’alto numero di smartphone dimenticati sul tettuccio dell’auto con la disastrosa conseguenza di vedere gli smartphone cadere alla prima frenata ed essere calpestati dai veicoli”, spiega Joseph Caruso, responsabile del centro statistico iFix-iPhone.com.

Spagna, Grecia e Francia sul podio per numero di “incidenti”

In testa alla classifica delle nazioni più “sfortunate” si piazza la Spagna, seguita dalla Grecia, le mete più gettonate dai giovanissimi. Che però si sono rivelati i più attenti, poiché le richieste di assistenza per la fascia 18-24 anni è stata solo dell’11,26%. Al terzo posto si colloca la Francia, dove si sono svolti i mondiali di calcio femminile. Forse,  come l’anno scorso per i tifosi croati, i festeggiamenti hanno involontariamente contribuito a far salire il numero di incidenti. La Francia però è anche la meta preferita dai 25-35enni, che anche quest’anno guadagnano la fascia dei più distratti, con un boom di richieste del 29,85%. A seguire gli Usa, Albania, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Turchia, e infine l’Irlanda.

Uomini più distratti delle donne

Per quanto riguarda i generi, a dispetto dello scorso anno, sono stati gli uomini a rompere più dispositivi (59.15%) rispetto alla donne (40,85%), mentre i luoghi in cui si sono verificate le maggiori rotture sono stati il mare e il lago, più che la montagna, i locali notturni e la casa, principalmente in cucina e in bagno.

“I nostri dati ci dicono che sono i mesi estivi quelli a maggior rischio per i cellulari, a causa dei maggiori trasferimenti e distrazioni – commenta Joseph Caruso -. Eppure per evitare di rovinarci le vacanze basterebbe seguire alcuni semplici accorgimenti, adottando qualche accortezza in più, come per esempio acquistare custodie antiurto o impermeabili oppure evitare di lasciare lo smartphone al sole”.

In 10 anni investiti oltre 2.500 miliardi in energia rinnovabile

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Set 122019
 

Lo scorso anno gli investimenti in capacità di energia rinnovabile sono stati diffusi più che mai in tutto il mondo, con 29 paesi che hanno investito ciascuno più di un miliardo di dollari, rispetto ai 25 del 2017 e ai 21 del 2016. Dal 2010 al 2019 sono stati investi a livello globale più di 2.500 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili, soprattutto nel solare. Entro la fine di quest’anno, poi, la capacità energetica delle fonti rinnovabili dovrebbe essere quadruplicata, passando da 414 Gw a circa 1.650 Gw, escluso l’idroelettrico.

È quanto emerge dal rapporto Global Trends in Renewable Energy Investment 2019, commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), pubblicato in occasione del vertice sull’azione globale per il clima dell’Onu del 23 settembre.

La Cina è il maggiore investitore, l’Italia al settimo posto

Nel decennio è stata la Cina il principale investitore nella capacità di energia rinnovabile, con 758 miliardi di dollari tra il 2010 e la prima metà del 2019. Secondi gli Stati Uniti, con 356 miliardi, e poi il Giappone, con 202 miliardi. L’Italia si piazza al settimo posto, con 82 miliardi di dollari, dopo India (90), Gran Bretagna (122) e Germania (179). L’Europa nel complesso ha investito 698 miliardi di dollari. E l’energia solare ha assorbito metà dei 2,6 trilioni di dollari in investimenti totali in capacità di energia rinnovabile effettuati nel decennio.

La capacità solare è salita di oltre 26 volte dal 2009

Il rapporto mette in risalto che la sola capacità solare è salita di oltre 26 volte dal livello del 2009, stimata da 25 Gw a 663 Gw entro fine anno. Abbastanza per produrre tutta l’energia elettrica necessaria ogni anno a circa 100 milioni di case negli Stati Uniti. Nel 2018 l’investimento per la capacità ha raggiunto 272,9 miliardi di dollari, il triplo rispetto a quello nella produzione di combustibili fossili. Le energie rinnovabili hanno generato inoltre il 12,9% dell’elettricità globale nel 2018, evitando due miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica, riporta Ansa.

Aumenta anche la competitività legata ai costi

Considerando tutte le principali tecnologie di generazione (fossili e zero-carbonio), nel decennio si prevede l’installazione di una potenza netta di 2.366 Gw, con la quota maggiore del solare (638 Gw), seguita da carbone (529 Gw), eolico (487 Gw) e gas (438 Gw).

Anche la competitività dei costi delle energie rinnovabili è aumentata nel corso del decennio, con il costo livellato dell’elettricità in calo dal 2009 dell’81% per il fotovoltaico solare e del 46% per l’eolico on shore.

“Dobbiamo rapidamente passare alle energie rinnovabili se vogliamo raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima e sviluppo”, commenta Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma ambientale delle Nazioni Unite. Le emissioni del settore energetico a livello globale negli ultimi dieci anni sono infatti aumentate di circa il 10%.

Contro i super batteri arrivano due nuovi super antibiotici

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Lug 242019
 

Sono in arrivo nuove potenti armi contro i super batteri responsabili delle infezioni. E non solo sono efficaci contro i batteri multi-resistenti Gram-positivi e Gram-negativi, ma sembrano anche non “attivare” un meccanismo di resistenza quando vengono usati per trattare l’infezione. Almeno, questo per ora non accade nei topi. Sono queste le promesse dei due nuovi antibiotici creati da Brice Felden e dal suo team di ricerca presso l’Inserm e l’Université de Rennes, in collaborazione con un gruppo dell’Istituto di Chimica di Rennes (Iscr), in Francia. Lo studio, pubblicato su Plos Biology, potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo.

Una molecola con proprietà sia tossiche sia antibiotiche

“Tutto è iniziato con una scoperta fondamentale fatta nel 2011 – spiega Brice Felden -. Ci siamo resi conto che una tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus, il cui ruolo è quello di facilitare l’infezione, è anche in grado di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo”.

I ricercatori di Inserm e Université de Rennes hanno perciò identificato la nuova tossina batterica e in seguito l’hanno trasformata in potenti antibiotici, attivi contro diversi batteri sia  Gram-positivi sia Gram-negativi responsabili delle infezioni umane.

“Quella che avevamo identificato – continua Felden – era una molecola con proprietà tossiche e antibiotiche. Abbiamo pensato che se potevamo separare queste due attività, saremmo stati in grado di creare un nuovo antibiotico non tossico per il corpo, una sfida che abbiamo raccolto”.

Sintetizzata una nuova famiglia di peptidomimetici

In collaborazione con il team del chimico Michèle Baudy Floc’h, è stata quindi sintetizzata una nuova famiglia di cosiddetti peptidomimetici. Come suggerisce il nome, questi peptidi sono ispirati ai peptidi batterici naturali, ma sono stati ridotti e modificati. Delle venti molecole create, inoltre, due si sono rivelate efficaci contro Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa (due batteri resistenti ai farmaci) in modelli murini di sepsi grave o infezione della pelle. Inoltre, non è stata osservata alcuna tossicità per le altre cellule, sia negli animali sia nelle cellule umane studiate in coltura.

Non presentano tossicità renale e aiuteranno a contrastare l’antibiotico-resistenza

Questi nuovi composti, riferisce Adnkronos, sono ben tollerati alle dosi attive, e sono privi dei problemi di tossicità renale spesso riscontrati con questo tipo di composti.

“Li abbiamo testati a dosi da 10 a 50 volte più alte del dosaggio efficace senza rilevare tossicità”, specifica Felden. Il team è perciò convinto che queste nuove molecole siano i candidati più promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici in grado di contrastare anche l’antibiotico-resistenza. Il prossimo passo prevede un trial di fase I negli esseri umani.