Simone Mastropasqua

Durante il lockdown aumenta la fame compulsiva

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Gen 252021
 

Durante il lockdown primaverile del 2020 sono aumentati i disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata. Lo rivela uno studio che ha analizzato gli indici di fame emotiva, ovvero la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative, come la tristezza, e la frequenza alle abbuffate compulsive, caratterizzate da episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando. Lo studio, pubblicato nella rivista Appetite, è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste.

L’impatto dell’isolamento sull’alimentazione

Per studiare l’impatto dell’isolamento sulle abitudini alimentari, riporta Askanews, i ricercatori hanno effettuato un sondaggio online a 365 persone tra i 18 e i 74 anni provenienti da tutta Italia per analizzarne lo stato fisico, psicologico, emotivo e sociale.

“Abbiamo raccolto questi dati durante la seconda fase del lockdown, dal 14 al 19 maggio 2020 chiedendo ai nostri partecipanti di rispondere alle stesse domande facendo riferimento sia alla ‘Fase uno’ di lockdown completo sia alla ‘Fase due’, quando alcune restrizioni sono venute meno”, spiega la dottoressa Cinzia Cecchetto dell’Università di Padova, prima autrice dello studio.

Comportamenti alimentari disfunzionali più frequenti durante la Fase 1

“Abbiamo osservato che un elevato livello di ansia e depressione, insieme a fattori come una peggiore qualità della vita e delle relazioni sociali, hanno portato a maggiore fame emotiva, mentre alti livelli di stress si sono risolti in episodi di abbuffate compulsive – continua la dottoressa Marilena Aiello della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste –. Il nostro studio ha inoltre messo in evidenza un elemento di vulnerabilità che viene spesso ignorato: l’alessitimia, ossia la difficoltà di alcuni individui nell’identificare i propri sentimenti e nel distinguere tra sensazioni emotive e fisiche. Persone con alti livelli di alessitimia hanno mostrato maggiori probabilità di incorrere in episodi di fame emotiva. Infine è stato osservato che i comportamenti alimentari disfunzionali sono stati più frequenti durante la Fase 1 rispetto alla Fase 2”.

Le misure di contenimento hanno effetti negativi sulla salute mentale

“Questi effetti sono stati evidenziati su partecipanti sani, senza precedenti clinici di disturbi dell’alimentazione – sottolinea la dottoressa Sofia Adelaide Osimo, dell’Università di Losanna –. Questo ci mostra che misure di contenimento quali il lockdown, per quanto necessarie per contenere l’epidemia, hanno degli effetti negativi sulla salute mentale e sul comportamento alimentare dei cittadini. Tra le misure di sostegno alla popolazione da offrire durante periodi di lockdown non è quindi prescindibile il supporto psicologico, facendo particolarmente attenzione a individui vulnerabili e alle manifestazioni alimentari del malessere psicologico”.

Mascherina, meno sintomi di ansia e depressione per chi la indossa

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Dic 302020
 

La mascherina non è solo un dispositivo di sicurezza contro il virus, ma anche un antidoto alla depressione e all’ansia. Ad affermarlo è un recente studio apparso in pre-print nell’archivio internazionale Medrxiv e in attesa di pubblicazione su rivista. Come riporta l’Ansa, che ha ripreso proprio questa analisi, il fatto di indossare correttamente la mascherina non aiuta solo a prevenire il contagio da Sars-Cov-2, ma è anche associato a meno ansia e solitudine e maggiore benessere generale. In sintesi, la mascherina – alla quale ci siamo tutti abituati negli ultimi mesi ed è ormai un accessorio irrinunciabile quando si deve uscire da casa – non rappresenta soltanto una misura di precauzione contro il contagio da Sars-Cov-2, ma “produce”  anche benessere mentale.

I dati frutto di uno studio su 11.000 persone

Per arrivare a queste conclusioni, un team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Edimburgo, nel Regno Unito, ha raccolto dati tramite la piattaforma Qualtrics tra aprile e giugno 2020. L’analisi è stata condotta su 11.000 partecipanti, reclutati in tutto il Regno Unito, che hanno completato i sondaggi CovidLife, un’iniziativa istituita dall’università scozzese per cercare di misurare e comprendere l’impatto della pandemia sulla salute e il benessere della nazione. I ricercatori, coordinati da Drew Altschul, hanno così scoperto che, diversamente dai pregiudizi, le persone che indossavano mascherine costantemente avevano in generale una salute mentale migliore di quelle che non lo facevano. Come a dire che la mascherina protegge non solo dal virus, ma anche da attacchi di ansia, malumore e rischi di fenomeni depressivi. Un motivo in più per usarla correttamente.

Meno ansia e meno stress per chi la porta

Per arrivare ai numeri, è interessante notare che lo studio ha rivelato che le probabilità di sentirsi ansiosi erano inferiori del 58% tra coloro che indossavano sempre la maschera. Ancora, chi indossa questa protezione su naso e bocca per la maggior parte del tempo, sempre in base ai dati dei ricercatori, ha una probabilità di manifestare sintomi depressivi del 25% inferiore rispetto alle persone che non la utilizzano. Infine, una percentuale inaspettata: il test ha messo in luce che le persone che usano la mascherina per proteggersi e proteggere gli altri hanno una probabilità di sentirsi soli inferiore addirittura del 67% rispetto a chi non la vuole mettere. Insomma, anche se non è sempre “comodo” mettere la mascherina, gli effetti benefici di questo dispositivo si fanno sentire anche sulla psiche.

I posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi

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Dic 012020
 

Nel terzo trimestre 2020 il tasso di posti vacanti nelle imprese italiane si attesta all’1,1%. In particolare, nell’industria il tasso è all’1%  mentre nel settore dei servizi raggiunge l’1,1%. Lo rende noto l’Istat, che ha pubblicato online le stime preliminari del tasso di posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi. Per la prima volta queste stime si riferiscono a tutte le imprese con dipendenti, mentre in precedenza (la serie è disponibile a partire dal 2016) le stime si riferivano alle sole imprese con almeno 10 dipendenti.

Segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate

Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Questo indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate.

I posti vacanti misurano le ricerche di personale, che alla data di riferimento, ovvero l’ultimo giorno del trimestre, sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, si tratta dei posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca attivamente al di fuori dell’impresa un candidato adatto, ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.

Una crescita dello 0,2% sul trimestre precedente

I dati presentati nella nota dell’Istat si riferiscono alle imprese dell’industria e dei servizi, e si basano su due rilevazioni, la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese, condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate, condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti. Secondo i dati stimati dall’Istat nel terzo trimestre 2020 il tasso di posti vacanti destagionalizzato nel totale imprese con dipendenti, per il complesso delle attività economiche, si attesta all’1,1%, con una crescita rispetto al trimestre precedente di +0,2 punti percentuali.

Nelle imprese con almeno 10 dipendenti la crescita è più contenuta

Nell’industria, il tasso si attesta all’1%, con un incremento più marcato rispetto al totale delle imprese, ovvero pari allo 0,4%. Nel settore dei servizi il tasso raggiunge invece l’1,1%, con un aumento dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Nelle imprese con almeno 10 dipendenti, la crescita risulta più contenuta (+0,1% nel totale economia e +0,2% nell’industria), ed è più elevata nel settore dei servizi, dove si attesta allo 0,2% in più.

Mercato Tech, continua la crescita nonostante le nuove restrizioni

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Nov 162020
 

La seconda ondata della pandemia è ormai una realtà ma, nonostante le nuove restrizioni imposte dal Governo, il mercato italiano della Tecnologia di consumo continua a registrare un trend positivo.

Secondo i dati GfK sul Retail Panel Weekly, dal 19 al 25 ottobre (la prima settimana influenzata dalle chiusure dei centri commerciali non alimentari durante il weekend decisa dalle Regioni Lombardia e Piemonte), il mercato Tech è cresciuto del +34,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. La crescita riguarda sia il canale online (+49,1% a valore) sia i punti vendita tradizionali (+31%). E le vendite risultano in crescita anche in Lombardia e Piemonte, anche se con trend meno positivi rispetto al resto del Paese.

Un trend positivo per tutti i segmenti

Il trend positivo riguarda tutti i principali settori della Tecnologia di consumo, con eccezione della Fotografia, che nella settimana considerata registra una contrazione del -18,5%. I dati GfK mettono in evidenza la crescita sostenuta del comparto IT e Attrezzature per ufficio (+96%), che negli ultimi mesi ha registrato vendite record legate alle nuove esigenze di smart working e didattica a distanza. Molto positivo anche l’andamento dell’Elettronica di Consumo (+48,5%), dell’Home Comfort (+29,9%) e del Grande e Piccolo Elettrodomestico, che segnano una crescita rispettivamente del +24,4% e del +16,8%. Crescita a doppia cifra anche per il segmento Telecom (+13,5%), il più importante per fatturato sviluppato.

Come si chiuderà il 2020? Difficile fare previsioni

Salvo ulteriori lockdown nel 2020 GfK però stima un trend piatto per il mercato globale. Il rapido diffondersi della seconda ondata di contagi non solo in Italia, ma anche in Europa e in altre zone del pianeta, rende infatti difficile fare previsioni rispetto alla chiusura del 2020. Nelle scorse settimane GfK ha rilasciato un forecast che prevede un andamento piatto della Tecnologia di consumo a livello mondiale (+0% rispetto al 2019), con un valore complessivo del mercato pari a 1 trilione di euro. La previsione si applica a uno scenario nel quale non vengano introdotti nuovi lockdown, con limitazioni alla mobilità simili a quelle della scorsa primavera.

Andamento differenziato per i singoli settori a livello globale

Nonostante il trend piatto del mercato complessivo l’andamento previsto per i singoli settori è differenziato. GfK stima infatti un calo del -6% a fine 2020 per il mercato Telecom, che rappresenta da solo il 40% del fatturato dei TCG. Il settore in assoluto più positivo sarà quello dell’IT e Attrezzature per ufficio, per il quale si prevede una crescita a valore del +15% a livello mondiale.

Un altro settore che ha registrato forti crescite durante l’anno è il Piccolo Elettrodomestico, per il quale si prevede una crescita a fine anno del +9% nel valore. Andamento più piatto per i settori dell’Elettronica di consumo e del Grande Elettrodomestico, per i quali si stima un trend rispettivamente del -1% e del -2% a valore rispetto al 2019.

Arriva la televisione del futuro

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Ott 142020
 

Il primo gennaio 2020 è iniziata la nuova era del digitale terrestre, quando sono cominciati i lavori per liberare le frequenze della banda 700 MHz, occupata da alcuni canali televisivi e che in futuro servirà per il 5G. Ma lo switch-off definitivo avverrà il 30 giugno 2022, giorno in cui tutti i televisori degli italiani dovranno supportare il nuovo standard trasmissivo. A cambiare non è solo lo standard per il digitale terrestre, ma anche quello del satellitare. Chi utilizza la piattaforma tivùsat deve controllare che il proprio decoder supporti il nuovo standard, chi invece già vede canali in HD è pronto: i decoder HD sono infatti la maggioranza dei decoder satellitari tivùsat.

Come verificare se il proprio televisore è abilitato a supportare il nuovo standard

Per verificare facilmente se il proprio decoder o il proprio televisore sia già abilitato basta una semplice operazione. Se si ricevono Canale 5 HD o Cine34 tramite il satellite non si deve fare nulla, in caso contrario basterà sostituire l’attuale decoder con uno HD o 4K tivùsat per ricevere tutto gratuitamente.

In alternativa, si potranno continuare a ricevere i canali digitali Mediaset e tutti i canali presenti via satellite con il televisore HD (o Ultra HD 4K) e una CAM tivùsat inserita nel televisore, riporta Askanews.

Un decoder satellitare HD o 4K per vedere i canali Rai, Mediaset e quelli su tivùsat

Per continuare a guardare tutti i canali della Rai, Mediaset e tutti i canali presenti su tivùsat basta usare una CAM certificata tivùsat e accedere alla piattaforma satellitare gratuita. Grazie al DVB-S2 è possibile vedere i canali nazionali con una qualità maggiore, ed entro la fine dell’anno Mediaset e molte altre emittenti trasmetteranno via satellite su tivùsat tutti i canali digitali solo in alta qualità. Questo significa che per continuare a vedere Iris, La5, Mediaset Extra, Mediaset Italia 2, TGCOM24, 20 Mediaset, TopCrime, Focus, Cine34, Boing, Cartoonito, Cielo, TV8, La7d, Nove, DMAX, Real Time, K2, Frisbee e tutti i canali TGR RAI sarà necessario un decoder satellitare HD o 4K.

Con la certificazione “la tivù” o “la tivù4K” si è già pronti

Nel dettaglio, tra fine novembre e il 1° dicembre Nove, DMAX, Real Time, Cielo e Tv8 trasmetteranno solo in HD. K2 e Frisbee saranno visibili solo con un decoder HD o 4K. Dal 18 dicembre Rai ha annunciato che i 22 canali del TG Regionale saranno tutti visibili su tivùsat ma solo con un decoder satellitare HD o 4K. Dal 31 dicembre Mediaset trasmetterà via satellite tutti i suoi canali digitali solamente in alta qualità e così anche altri canali tra cui La7d.

Con un qualsiasi televisore certificato “la tivù” o “la tivù4K” si è già pronti per il futuro, senza preoccuparsi dei cambi tecnologici in arrivo.

Energia: aumentano gli immobili ad elevate prestazioni energetiche

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Set 262020
 

Grazie a nuove costruzione, a lavori di ristrutturazione significativi e agli incentivi, sono aumentati in Italia gli edifici ad elevate prestazioni energetiche, che passano da circa il 7% al 10% del totale nel periodo 2016-2019. Lo segnala il Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, risultato della collaborazione tra ENEA e CTI (Comitato Termotecnico Italiano). Il rapporto è basato su oltre 4,5 milioni di attestati di prestazione energetica del periodo 2016-2019, di cui l’85% riguardanti immobili residenziali.

Ancora moltissimi gli edifici in classe F-G

Oltre alle indicazioni delle migliorie, il rapporto mette però in luce come oltre il 60% del parco immobiliare italiano sia nelle classi energetiche meno efficienti (F-G), anche perché costruito principalmente tra il 1945 e il 1972. Le nuove costruzioni, invece, rappresentano solo il 3,4% degli attestati  di prestazione energetica (APE) e di questi più del 90% sono ad elevate prestazioni energetiche (A4-B). Il settore non residenziale, che pesa per il 15% sul totale degli attestati di prestazione energetica APE, ricade per oltre il 50% degli attestati nelle classi energetiche intermedie (C-D-E) e per più del 10% in quelle più efficienti (A4-B).

Una priorità strategica nazionale

“La riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati presenti nel nostro Paese è una delle priorità strategiche indicate nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima al 2030, proprio con l’obiettivo di favorire una riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2, nonché lo sviluppo e l’integrazione di una produzione di energia basata sulle fonti rinnovabili”, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. “In questi anni l’Italia ha messo in campo un insieme di strumenti di incentivazione e di misure di regolazione in grado di accelerare il tasso di efficientamento energetico degli edifici. Basti pensare al meccanismo delle detrazioni fiscali che è stato recentemente potenziato con il Superbonus al 110%, al fine di incentivare la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, come il cappotto termico e la sostituzione degli esistenti impianti di riscaldamento. Si tratta di misure che incidono fortemente sia in termini di riduzioni dei consumi di energia che di mobilitazione di investimenti. Gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) costituiscono, quindi, un importante strumento per comprendere la prestazione energetica delle nostre abitazioni e gli interventi che sarebbe opportuno realizzare per migliorarne la performance”. Patuanelli ha poi concluso dicendo: “Desidero, pertanto, ringraziare ENEA e CTI che hanno elaborato il rapporto e le Regioni che hanno messo a disposizione i dati sugli APE e auspico che questa attività di monitoraggio possa proseguire nei prossimi anni anche attraverso la completa realizzazione del Sistema Informativo Nazionale sugli Attestati di Prestazione Energetica”.

Arriva la Carta famiglia, un nuovo aiuto dal Governo

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Ago 102020
 

A oggi le misure a favore del nucleo familiare in vigore sono diverse, dal reddito di cittadinanza al premio nascita, dal bonus bebè al buono nido, dalle detrazioni fiscali agli assegni familiari. Nel 2021 però, la maggior parte di queste misure saranno abolite, e sostituite dall’assegno unico familiare. Un nuovo sussidio in parte commisurato all’Isee che spetta per ogni figlio del nucleo famigliare. Tra le misure che non saranno sostituite dall’assegno unico è presente la Carta famiglia. Una carta che dà diritto a particolari sconti per l’acquisto di beni e servizi, a favore di tutti i membri del nucleo. Ma di cosa si tratta? E chi ne ha diritto?

La Carta famiglia DL 9/2020 anche per tutti i nuclei con almeno un figlio a carico

Come ricorda la leggepertutti.it, richiedere la carta famiglia è semplice e veloce, ma è indispensabile essere in possesso dello Spid, cioè dell’identità digitale.

La carta è destinata alle famiglie numerose, con almeno 3 figli. Per il 2020, però, considerata l’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia di coronavirus, il Governo ha previsto la possibilità di richiedere la carta per tutte le famiglie con almeno un figlio a carico. Le domande possono essere inviate dal 31 marzo 2020, per tutto l’anno. La carta famiglia Covid, cioè la carta famiglia DL 9/2020, scade infatti il 31 dicembre 2020. Chi fa parte di una famiglia con almeno 3 figli conviventi deve richiedere perciò la carta famiglia 2020, mentre chi ha 1 o 2 figli a carico deve richiedere la Carta famiglia DL 9/2020.

L’Isee non è più richiesto

In passato, per ottenere la carta famiglia era necessario risultare in possesso di una dichiarazione Isee in corso di validità. La dichiarazione Isee, o Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), è indispensabile per ottenere gran parte dei benefici di carattere pubblico. Dall’attestazione elaborata dall’Inps sulla base dei dati dichiarati, infatti, emergono diversi indicatori del patrimonio e del reddito della famiglia, tra i quali appunto l’Isee, indicatore della situazione economica equivalente. Attualmente, l’Isee non è più richiesto per la carta famiglia, né sono previsti importi massimi di reddito o patrimonio per ottenerla.

I genitori hanno diritto alla carta anche se non sono sposati e non convivono. Il genitore richiedente deve però convivere con almeno un figlio a carico. I cittadini di un qualsiasi Stato membro dell’Unione Europea possono chiedere la carta alle stesse condizioni poste per i cittadini italiani.

Sono necessarie le credenziali Spid

Se il richiedente soddisfa i requisiti previsti dalle attuali disposizioni, può ottenere la carta registrandoti al portale web Cartafamiglia.gov.it utilizzando le proprie credenziali Spid personali. In base alla nuova disciplina, non sono più previsti limiti riguardo ai beni e ai servizi per i quali è possibile fruire di sconti e agevolazioni. Nel sito web Carta famiglia è presente l’elenco completo dei punti convenzionati. E per beneficiare dei vantaggi della Carta famiglia, al momento del pagamento, nel punto vendita convenzionato, bisogna mostrare il codice identificativo della carta. Il cassiere controllerà se la carta è attiva e registrerà lo sconto spettante, che non può essere inferiore al 5%. Non è indispensabile stampare la carta, si può anche salvarla formato immagine su smartphone o tablet.

Covid-19, il 99% delle imprese rispetta i protocolli, ma aumentano i costi

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Lug 142020
 

Dalla distanza fisica alle misure igieniche, dalle politiche di accesso ai luoghi di lavoro ai piani di emergenza, il 99% delle imprese che hanno ripreso l’attività dopo il lockdown ha adottato un protocollo sulla sicurezza Covid19, che definisce le regole per il rientro al lavoro. Quasi la metà ha però optato per un protocollo aziendale, che permetta di adattare le regole alle esigenze della propria realtà, e 4 su 10 si sono adeguate a quello previsto a livello nazionale.

Non mancano però i problemi nell’applicazione concreta dei protocolli. Il 64% delle imprese ha infatti avuto difficoltà a reperire dispositivi di protezione individuale, come mascherine, guanti o occhiali, e oltre la metà si trova ad affrontare un aumento dei costi. E non tutte le aziende hanno accompagnato le nuove regole con piani di formazione dedicati.

Solo l’1% non ha adottato alcun protocollo

Sono i risultati dell’indagine condotta tra il 17 e il 21 giugno da Randstad N.V., The Adecco Group e ManpowerGroup, su oltre 1.000 imprese di diversi settori economici con sede in tutta Italia. Dall’indagine, riporta Adnkronos, emerge inoltre che il 79% ha ripreso completamente l’attività nella fase 2, e di queste, solo l’1% non ha adottato alcun protocollo sulla sicurezza Covid19. Nello specifico, il 46% delle imprese ha optato per un protocollo aziendale, il 39% per uno nazionale, e il 7% ha scelto il protocollo di settore. Il 5%, il protocollo territoriale e l’1% si è affidato ad altre procedure.

I protocolli aziendali hanno una maggiore incidenza nel Sud

Analizzando le risposte per area del Paese, settore e dimensione d’impresa, emergono alcune differenze significative. I protocolli aziendali hanno una maggiore incidenza nel Sud Italia, dove sono applicati dal 60% delle attività, mentre quelli nazionali risultano particolarmente diffusi nel commercio, anche per la limitata dimensione di molte imprese del settore. Non a caso, i protocolli aziendali (che richiedono più investimenti e adeguata organizzazione) sono la grande maggioranza nelle realtà con oltre 500 dipendenti.

Non mancano le difficoltà nell’applicazione concreta dei protocolli

Nell’applicazione concreta dei protocolli, però, non mancano le difficoltà. Il 64% delle aziende lamenta problemi nel reperire i dispositivi di protezione individuale, e il 55% un incremento dei costi per l’adeguamento alle disposizioni. Solo l’8% ha avuto difficoltà nella condivisione delle regole con i dipendenti. I problemi nel far fronte al fabbisogno di mascherine e altri strumenti di protezione si evidenziano in particolare tra le aziende dell’industria e quelle del Sud Italia, mentre sono meno sentiti nelle grandi aziende con oltre i 1000 dipendenti che possano vantare migliori capacità di approvvigionamento.

Gli italiani vogliono tornare a lavorare la terra

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Giu 262020
 

Nelle ultime settimane sono aumentate le ricerche di lavoro nel settore agricolo. Un boom per il ritorno alla terra, insomma, tanto che da quanto emerge nell’analisi condotta da Indeed, il portale per chi cerca e offre lavoro, nel mese di maggio tra le parole chiave più usate per la ricerca di un lavoro compaiono quelle per l’agricoltura. Il termine “raccolta frutta”, ad esempio, è aumentato del 1742% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo lo studio però risultano in crescita anche le ricerche relative al lavoro a distanza e i lavori disponibili immediatamente. Dati che indicano come con l’intensificarsi della crisi economica in molti cerchino lavoro anche in nuovi settori, spingendosi verso posizioni diverse rispetto al passato.

La parola chiave lavoro agricolo segna +1035%

Picchi significativi sono stati registrati anche per ricerche come lavoro agricolo, in aumento del +1035% rispetto all’anno passato, operai raccolta (+ 824%), e aziende agricole (+ 562%).  Anche le ricerche relative al lavoro a distanza continuano a giocare un ruolo chiave per gli italiani, con termini come smart working, in crescita del 10.300% rispetto allo scorso anno, e lavoro da casa, online, cresciuto del 3.092%, oltre a lavoro da remoto, in aumento del 725%, riporta Adnkronos.

Prendere in considerazione occupazioni in ambiti diversi

Analogamente si è evidenziata una tendenza a ricercare termini come “tutti i lavori” (+ 490%) e “lavoro subito” (+325%), un segnale che indica che la ricerca di lavoro non può essere procrastinata, spingendo le persone a prendere in considerazione anche occupazioni in ambiti diversi da quelli della propria professione.

“I dati mostrano chiaramente l’enorme interesse per lo smart working, nonché una rinnovata attenzione per settori come l’agricoltura – commenta Dario D’Odorico, Senior Director di Indeed -. Con l’evolversi della crisi abbiamo visto persone in tutto il Paese adattare la propria attività lavorativa alle nuove condizioni. Molti di coloro che hanno perso il lavoro hanno acquisito negli anni competenze preziose che possono essere impiegate anche in altri settori”.

Un tag da aggiungere al cv per segnalare l’immediata disponibilità a lavorare

“In questo momento storico è più importante che mai aiutare le persone a trovare lavoro, fornendo loro le risorse di cui hanno bisogno”, sottolinea ancora la piattaforma che fa incontrare richieste e offerte di lavoro. Tanto che ha introdotto una nuova funzione, il tag #disponibileimmediatamente, da aggiungere al proprio curriculum per segnalare l’immediata disponibilità a lavorare. In questo modo, i datori di lavoro con posizioni aperte da ricoprire con urgenza possono cercare tra i candidati subito disponibili.

Mondo pet, un mercato da 2 miliardi di euro

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Mag 252020
 

Il pet food è un mercato in crescita. Con 2,8 punti percentuali in più rispetto al 2019 è un mercato da oltre 2 miliardi di euro, per un totale di 556.424 tonnellate vendute. Gli alimenti industriali confezionati sono il 96,97% dei prodotti totali venduti per la cura degli animali domestici. L’attenzione per il benessere dell’animale prescinde infatti dalla specie e dalla tipologia dei prodotti acquistati, e Internet è il primo canale d’informazione per valutare e confrontare i prodotti prima dell’acquisto.

È quanto emerge dalla 13a edizione del Rapporto Assalco – Zoomark, svolto in collaborazione con Zoomark International, il Salone internazionale b2b di prodotti e attrezzature per gli animali da compagnia di BolognaFiere. Tra le tendenze evidenziate dal rapporto, quella di non limitarsi a possedere un solo animale, tanto che tra i proprietari intervistati la media è di 2,16 animali da compagnia per famiglia.

Il rapporto tra la popolazione italiana e i pets è di 1 a 1

Tra 29,9 milioni di pesci, 12,9 milioni di uccelli, 7,3 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi e 1,4 milioni di rettili si stima che siano 60,3 milioni gli animali domestici presenti nelle case degli italiani. In pratica il rapporto tra la popolazione e i pets è pari a 1 a 1.

Le famiglie dei proprietari di animali da compagnia secondo il report sono composte mediamente da un numero più elevato di membri (3,4 componenti), rispetto alla media nazionale, che si attesta a 2,3.

La maggioranza dei proprietari (58%) vive in un appartamento, e il 55% ha bambini o ragazzi in famiglia, ma la percentuale sale al 73% nelle case in cui è presente un piccolo mammifero, come conigli, cavie, cincillà, criceti, furetti, roditori.

Accessori tecnologici, dalla lettiera autopulente al collare con Gps

Per il benessere dei pet non si bada a spese, sia che si tratti di alimentazione, snack o prodotti per l’igiene, sia di accessori, specie quelli che favoriscono l’autonomia del cane e del gatti, e il loro sviluppo mentale.

L’innovazione nel mondo degli accessori però passa anche attraverso dispositivi elettronici, che forniscono un aiuto al proprietario del pet sfruttando la tecnologia. Quest’anno la tendenza è ad acquistare lettiere autopulenti per i gatti, pettini elettronici per la pulizia del pelo e l’eliminazione dei parassiti, o collari con GPS adatti a fido e micio.

I pet e il Covid-19

Il rapporto contiene anche un focus sull’emergenza coronavirus, e conferma come non esista alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia giochino un ruolo nella diffusione del Covid-19. Al limite è il contrario, perché alcuni animali sono stati contagiati accidentalmente dai proprietari.

Tutti i benefici sull’umore derivanti dalla compagnia di un animale invece sono stati confermati. Gli animali da compagnia contribuiscono alla gioia e al benessere dei proprietari, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo.

In assenza di sintomi riferibili a Covid-19, e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo con il proprio animale o accompagnare il proprio cane nell’uscita quotidiana contribuisce a mantenere in salute entrambi.