Simone Mastropasqua

Contro i super batteri arrivano due nuovi super antibiotici

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Lug 242019
 

Sono in arrivo nuove potenti armi contro i super batteri responsabili delle infezioni. E non solo sono efficaci contro i batteri multi-resistenti Gram-positivi e Gram-negativi, ma sembrano anche non “attivare” un meccanismo di resistenza quando vengono usati per trattare l’infezione. Almeno, questo per ora non accade nei topi. Sono queste le promesse dei due nuovi antibiotici creati da Brice Felden e dal suo team di ricerca presso l’Inserm e l’Université de Rennes, in collaborazione con un gruppo dell’Istituto di Chimica di Rennes (Iscr), in Francia. Lo studio, pubblicato su Plos Biology, potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo.

Una molecola con proprietà sia tossiche sia antibiotiche

“Tutto è iniziato con una scoperta fondamentale fatta nel 2011 – spiega Brice Felden -. Ci siamo resi conto che una tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus, il cui ruolo è quello di facilitare l’infezione, è anche in grado di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo”.

I ricercatori di Inserm e Université de Rennes hanno perciò identificato la nuova tossina batterica e in seguito l’hanno trasformata in potenti antibiotici, attivi contro diversi batteri sia  Gram-positivi sia Gram-negativi responsabili delle infezioni umane.

“Quella che avevamo identificato – continua Felden – era una molecola con proprietà tossiche e antibiotiche. Abbiamo pensato che se potevamo separare queste due attività, saremmo stati in grado di creare un nuovo antibiotico non tossico per il corpo, una sfida che abbiamo raccolto”.

Sintetizzata una nuova famiglia di peptidomimetici

In collaborazione con il team del chimico Michèle Baudy Floc’h, è stata quindi sintetizzata una nuova famiglia di cosiddetti peptidomimetici. Come suggerisce il nome, questi peptidi sono ispirati ai peptidi batterici naturali, ma sono stati ridotti e modificati. Delle venti molecole create, inoltre, due si sono rivelate efficaci contro Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa (due batteri resistenti ai farmaci) in modelli murini di sepsi grave o infezione della pelle. Inoltre, non è stata osservata alcuna tossicità per le altre cellule, sia negli animali sia nelle cellule umane studiate in coltura.

Non presentano tossicità renale e aiuteranno a contrastare l’antibiotico-resistenza

Questi nuovi composti, riferisce Adnkronos, sono ben tollerati alle dosi attive, e sono privi dei problemi di tossicità renale spesso riscontrati con questo tipo di composti.

“Li abbiamo testati a dosi da 10 a 50 volte più alte del dosaggio efficace senza rilevare tossicità”, specifica Felden. Il team è perciò convinto che queste nuove molecole siano i candidati più promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici in grado di contrastare anche l’antibiotico-resistenza. Il prossimo passo prevede un trial di fase I negli esseri umani.

eBay e il bricolage, dal 2016 gli acquisti crescono del 36,5%

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Giu 172019
 

Casa dolce casa: se per gli italiani la casa continua a essere in cima alla lista dei desideri e delle necessità, non è da meno quello di prendersene cura, con la voglia di acquistare materiali, attrezzi e accessori per renderla più bella e confortevole. Lo dimostrano anche i dati sugli acquisti effettuati su eBay.it nella categoria Bricolage e Fai da te, che nel triennio 2016-2018 hanno registrato un più 36,5% nel valore delle transazioni. Ovviamente il successo dell’eCommerce in quest’ambito si spiega anche con la possibilità di poter scegliere e avere a disposizione i prodotti immediatamente, senza dover ricorrere a ricerche specifiche nei negozi specializzati.

Sul podio, materiali, utensili elettrici e manuali

Nel solo 2018 i leader indiscussi della categoria Bricolage e Fai da te su Ebay sono i materiali, dai componenti per riparazioni elettriche e idrauliche alle vernici, fino alle piastrelle, pannelli solari e qualunque altro tipo di materia utile allo scopo, che riportano un acquisto ogni 33 secondi. Seguono gli utensili elettrici (1 acquisto ogni 2 minuti), compagni indispensabili di ogni lavoro manuale da compiersi in velocità e precisione, e a chiudere il podio, gli utensili manuali (1 acquisto ogni 3 minuti), imprescindibili classici da includere in ogni cassetta degli attrezzi che si rispetti.

A Roma si comprano le scale e a Napoli le torce

La geografia delle spese per la manutenzione della casa, riporta Askanews, dimostra che le prime dieci città che hanno speso di più sono Roma, Torino, Milano, Napoli, Firenze, Cagliari, Bologna, Genova, Palermo e Bari. Ma se a Roma il maggiore incremento su base annua di spesa riguarda l’acquisto online di “scale” (+16,9% in valore), a Torino ca per la maggiore la categoria “organizzazione utensili”, dalle cassette per gli attrezzi alle cassettiere per viterie (+40,8%), mentre a Napoli le “torce” (+32,6%), e a Firenze la categoria dei “gruppi elettrogeni e generatori”, che presenta un +14,3% in valore.

Va forte anche il giardinaggio online

La cura per la casa va di pari passo con l’interesse per la creazione ex novo o la riqualificazione di orti e giardini adiacenti. Dal rapporto Coop 2018 emerge infatti che gli italiani si dedicano regolarmente al giardinaggio (37%) e che 1 su 5 coltiva con costanza l’orto. Su Ebay.it nel triennio 2016 al 2018 questo si è tradotto in un aumento delle vendite di articoli per la cura di piante e terreno del 72%, di utensili elettrici da giardino del 53% e quelle di tosaerba del +38%. E il desiderio di uno spazio verde non riguarda solo chi vive in campagna. Basti pensare che a Milano gli acquisti di vasi e fioriere sono cresciuti del 30,5% mentre a Cagliari la spesa per set di tavoli e sedie da esterno è aumentata del 59,7%, e a Genova l’incremento nella spesa per i dondoli ha raggiunto il +50%.

Genitori e figli, un rapporto in trasformazione

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Mag 292019
 

Com’è cambiato il rapporto tra i genitori e i figli? I genitori di oggi sono molto esigenti con se stessi e tendono a essere perfezionisti. Il ché può generare sensi di colpa, tuttavia se la cavano bene, e i figli sono felici. Approfondire le trasformazioni della genitorialità e del tempo trascorso insieme è l’obiettivo del Kinderometro, un’indagine commissionata da Kinder Ferrero a Ipsos, che ha coinvolto cinque Paesi, Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, e Russia. Per ogni Paese sono stati intervistati 500 genitori e 500 ragazzi dai 7 ai 15 anni.

Dalle informazioni raccolte risulta che i genitori e i figli del terzo Millennio sono molto legati, e condividono i piccoli momenti quotidiani. “Servono queste notizie positive – commenta Elisabetta Scala, vicepresidente di Moige, movimento italiano genitori – per pensare che, per quanto possiamo sentirci frustrati, magari invece i nostri figli sono contenti perché stiamo facendo un buon lavoro”.

Sono i figli a stabilire un relazione con mamma e papà giorno per giorno

Sebbene soltanto l’88% dei genitori sia convinto che i propri figli siano felici il 92% dei secondi dichiara di esserlo. I genitori si sentono in colpa per non trascorrere abbastanza tempo con i propri figli, e per non essere abbastanza disponibili verso di loro. Il 78% delle mamme e dei papà afferma infatti di non trovare il tempo per tutto quello che vorrebbero fare, e il 65% di loro, se potesse scegliere, preferirebbe avere a disposizione più tempo che più denaro.

“Non esiste il genitore perfetto, nel momento in cui vogliamo esserlo stiamo già sbagliando – puntualizza Alberto Pellai, psicoterapeuta, ricercatore universitario e scrittore -. Sono i figli che stabiliscono un relazione con noi giorno per giorno, e lo fanno proprio nella quotidianità e nelle piccole cose”.

Davanti allo schermo prevale per entrambi la giusta misura

Dall’indagine emerge però una certa divergenza tra genitori e figli a proposito del tempo trascorso davanti agli schermi, anche se per entrambi prevale la giusta misura. “Non possiamo prescindere dal fatto che ormai questa tecnologia c’è e viene utilizzata – sostiene Jolanda Restano, fondatrice di Fattore Mamma, community online -. Dobbiamo quindi cercare di comprenderla e accettarla. La rete può essere un’occasione di condividere i piccoli momenti, e può essere un modo divertente ed educativo per stare insieme”.

I ragazzi italiani apprezzano che li si vada a prendere a scuola

Il confronto internazionale evidenzia una sostanziale omogeneità della situazione, sia pur con alcune specificità culturali, riporta Adnkronos. I ragazzi italiani, ad esempio, apprezzano maggiormente che li si vada a prendere a scuola: lo dichiara infatti il 18% di loro, rispetto al 14% totale di tutti i Paesi. Essere incoraggiati durante una gara sportiva è invece un momento speciale soprattutto per i ragazzi russi, mentre in Germania i ragazzi apprezzano particolarmente fare colazione insieme. E dai ragazzi britannici guardare il film preferito con i genitori è considerato il momento che conta di più.

Design, la strategia anticrisi del Made in Italy

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Apr 292019
 

Oltre 192.446 imprese per un fatturato di circa 25 miliardi di euro. Questi i numeri europei del design nel 2017, un settore che si conferma come una delle più solide strategie anticrisi. Soprattutto per l’Italia, perché quasi una su sei di queste aziende parla la nostra lingua. Non è un caso che il design sia un marchio di fabbrica proprio del Made in Italy, contribuendo all’attrattività dei nostri prodotti a livello internazionale.

Anche grazie al design il Made in Italy oggi è il terzo marchio più conosciuto al mondo. E come spiega il report Design economy di Symbola, in collaborazione con Deloitte, nel 2017 le imprese del design italiano sono risultate le più numerose dell’area comunitaria, superando quota 30mila (30.828) e offrendo impiego a 50.226 lavoratori.

Imprese, occupati, e fatturato italiani crescono a un ritmo superiore alla media comunitaria

Rispetto all’anno precedente, nel 2017 in Italia, imprese (+5,6%), occupati (+1,9%), e fatturato (3,8 miliardi) sono cresciute a un ritmo superiore alla media comunitaria (fatturato +0,9% contro +0,6%), anche se questo non basta per colmare il divario con Germania (4,2 miliardi) e Regno Unito (6,2 miliardi).

Le imprese con meno di due addetti rappresentano ancora il 45% del totale. Un ruolo prevalente, quello delle piccole e piccolissime imprese, che tuttavia appare progressivamente in contrazione, grazie alla maggior dinamicità riscontrata dalle medie imprese del settore.

“Una nuova generazione di prodotti che risponda all’economia circolare”

“Il design Made in Italy – afferma il ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli – è una risorsa strategica e trasversale per il nostro Paese, un comparto dell’economia italiana in crescita, capace di connettere il mondo della progettazione con quello della produzione, della formazione, il settore del commercio con il turismo”.

Il design non è legato solo all’estetica: dall’ideazione di nuovi prodotti all’individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati. Il design però è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che rispondano all’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità. “Un passaggio fondamentale per una economia in grado di affrontare la grande sfida dei mutamenti climatici”, spiega il presidente di Symbola, Ermete Realacci.

Sul podio italiano del design Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte

Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte sono le regioni sul podio per la produzione di ricchezza e addetti legati al design, riferisce Adnkronos. In queste tre regioni risiede infatti oltre il 50% del valore aggiunto e degli addetti del settore. Seguono Veneto, Lazio e Toscana. Le imprese italiane di design si concentrano soprattutto là dove è più alta la produzione di made in Italy, a conferma del ruolo strategico che il design assume nel rapporto tra ideazione e produzione. In testa alla classifica delle province italiane c’è Milano, con un’incidenza dell’11,6%, seguita da Torino (6,5%) e Roma (5,6%), che da sole accolgono più di un quarto della base produttiva del comparto.

L’antropologia entra in azienda, e aiuta il marketing manager

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Mar 282019
 

Massimizzare le vendite è l’obiettivo di ogni azienda. Ma invece di chiedersi come farlo sarebbe meglio interrogarsi su come le forze culturali, alla base delle scelte di consumo, orientino il consumatore. Fra i colossi della Silicon Valley si sta diffondendo il ruolo del CPhO, ossia il Chief Philosophy Officer, una figura professionale che viene in aiuto al marketing manager tramite l’antropologia, e analizza le aspettative dei consumatori considerando valori culturali come famiglia, successo lavorativo, risorse, e sostenibilità ambientale.

I big data cedono il passo alla “cassetta degli attrezzi” dell’antropologo

XChannel, la società per le soluzioni di marketing e comunicazione crosscanale combina big data e scienze umane per generare un impatto diretto e positivo sulle vendite delle aziende. L’antropologia sposta il focus sull’esperienza diretta che un consumatore fa di un prodotto o di un servizio, si interroga sul perché lo abbandona o viceversa. Quindi, ragionare solamente in termini di business focalizzerebbe l’interrogativo sul come ridurre il tasso di abbandono e non sul perché gli utenti decidono di lasciare o cambiare marchio o gestore. I big data insomma devono cedere il passo alla “cassetta degli attrezzi” dell’antropologo per far vendere di più.

Una metodologia adeguata di raccolta dati e processi di analisi

Scegliere la metodologia di raccolta dati e i processi di analisi più adeguati è il primo step. I dati grezzi (fotografie, diari, video, note di campo), vengono raccolti e analizzati attraverso un rigoroso e complesso processo di decodifica. che richiede al ricercatore strumenti di valutazione e di elaborazione molto accurati. Per riuscire a sintetizzare i modelli di comportamento dei consumatori, l’antropologo analizza i dati raccolti, li riconduce al modo di agire dei fruitori (attraverso i loro sentimenti, i loro desideri, i loro obiettivi) e infine utilizza strumenti specifici per leggere e spiegare cosa guida le loro scelte e le loro azioni. Lo “sguardo antropologico” è situato in uno spazio e in un tempo interni alla società, e questo significa essere sul campo: calarsi in mezzo ad altri esseri umani (o nelle loro conversazioni digitali) e, senza partire da ipotesi preconcette, osservare, capire, dialogare, interpretarne e comprenderne il comportamento, il linguaggio, le abitudini, i valori, le credenze, i desideri, i modelli di riferimento.

Comprendere le cause profonde che orientano le scelte dei consumatori

I metodi standard di indagine qualitativa usati nel mondo del marketing (focus group, sondaggi, interviste one-to-one) sono in grado di restituire alle aziende il quadro di “cosa sta avvenendo”, ma non di spiegarne il perché. L’antropologo invece applica un duplice approccio, che si basa su un sapere olistico in grado di riprodurre un ritratto del consumatore nella sua complessità (incluse le motivazioni inconsce e irrazionali che muovono le sue scelte), e dall’altro sul rigore scientifico che individua e decostruisce i principali luoghi comuni e i condizionamenti indotti dal brand.

 

Bambini davanti alla tv, tempo raddoppiato in 17 anni per gli under 2

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Mar 052019
 

A discapito dell’arrivo di pc, tablet e smartphone il piccolo schermo continua a essere la “tata tecnologica” più gettonata dalle mamme dei bambini più piccoli. In particolare, per quelli sotto i 6 anni, che passano davanti allo schermo televisivo addirittura il doppio del tempo passato rispetto a 17 anni fa. Almeno negli Usa, dove i bimbi sotto i 2 anni arrivano a guardare la televisione in media fino a 3 ore al giorno. Lo ha scoperto uno studio americano pubblicato su Jama Pediatrics, la rivista medica americana specializzata in pediatria, e condotto da Weiwei Chen e Jessica Adler, della Florida International University.

La tv vince su tablet, telefonini e pc soprattutto per i bimbi con meno di 2 anni

Lo studio ha valutato il tempo passato davanti a uno schermo televisivo dai bambini under 6 nel 1997 e nel 2014, quindi, prima e dopo l’era dei tablet. Per realizzarlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati del “diario del tempo” tenuto dalle mamme di un gruppo rappresentativo di 1.327 bimbi americani nel 1997, e di 443 bambini nel 2014. E se nel lontano 1997 il tempo medio giornaliero davanti a uno schermo era di 1,3 ore per i bambini fino a 2 anni, e di quasi 2,5 ore per i bambini da 3 a 5 anni, nel 2014 le cose sono cambiate. Il tempo totale, per la fascia di età fino ai 2 anni, è più che raddoppiato, arrivando a circa 3 ore al giorno.

Dai 3 ai 5 anni il cambiamento nelle abitudini non è significativo

Quanto ai bambini dai 3 ai 5 anni, riporta Adnkronos, dallo studio non è emerso un cambiamento significativo nelle loro abitudini. Ancora una volta però a farla da padrona è la televisione, e a distanza di 17 anni la tv mostra di avere ancora un peso preponderante nella vita dei piccoli. Tanto che i ricercatori dell’università americana suggeriscono l’utilità di una ricerca futura sulla relazione tra tempo passato a guardare la tv, stile genitoriale, e rapporti tra coetanei e fratelli.

Una crescente preoccupazione

“C’è una preoccupazione crescente sul tempo che i bambini, soprattutto molto piccoli, passano davanti allo schermo – spiega Weiwei Chen, uno degli autori -. I nostri risultati sono stati sorprendenti, visto che la sensazione comune è che i dispositivi mobili siano onnipresenti, ma la televisione è ancora il modo più comune per consumare media”.

Cercasi 193mila tecnici disperatamente: 1 su 3 è introvabile

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Gen 302019
 

Nel prossimo triennio saranno quasi 193mila i posti di lavoro disponibili nei settori tecnici più rilevanti del made in Italy. Le industrie meccaniche, Ict, alimentari, tessili, chimiche e del legno-arredo cercano con urgenza figure professionali che in 1 caso su 3 sono di difficile reperimento. Il motivo? La scarsità complessiva dell’offerta formativa, carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte.

Si tratta dei risultati della ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 in 6 settori chiave del made in Italy. Le previsioni sono frutto di elaborazioni dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria sulla base di dati Istat e Unioncamere. E fanno riferimento sia ai posti di lavoro generati dall’andamento economico dei settori produttivi sia alle necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita.

68mila nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica

In base alle stime contenute nella relazione tecnica relativa al decreto legge attualmente in circolazione, e di quelle sui tassi di sostituzione tra lavoratori giovani e anziani, si prevede che ai circa 172 mila nuovi posti di lavoro dello scenario “base”, se ne aggiungeranno ulteriori 20 mila in conseguenza di “quota 100”.

Nello specifico, le previsioni indicano che saranno 68mila i nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica. Di questi, riporta Adnkronos, circa un terzo saranno disponibili per professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche) e per professioni tecniche (tecnici della gestione dei processi produttivi e conduttori di impianti produttivi).

La domanda nei settori della chimica, Ict, alimentare, tessile e del legno-arredo

Nei settori della chimica e della farmaceutica si prevede per il prossimo triennio una domanda di lavoro pari a circa 18mila addetti, rappresenteranno dalla metà ai due terzi delle figure professionali richieste. La domanda di lavoro delle imprese dell’Ict è stimata su 45mila persone nel triennio. e quella del settore alimentare su 30mila. Il fabbisogno occupazionale del settore tessile si attesterà invece a 21mila lavoratori, mentre nell’industria del legno-arredo consisterà in quasi 11mila nuovi ingressi. In tutti e tre questi settori, le professioni più richieste riguarderanno figure quali gli operai specializzati, conduttori e manutentori di attrezzature elettriche, elettroniche e di impianti.

“Avvicinare il mondo del lavoro alla scuola”

“Questi dati dimostrano che l’impresa del futuro ha bisogno dei giovani: per questo serve un grande piano d’inclusione. Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste – commenta il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -.

La formazione deve tornare quindi al centro dell’agenda del governo. “Quota 100 non è una misura per i giovani – afferma il vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli-. Forse libererà dei posti di lavoro, ma non risolve il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese. Con il rischio di lasciare un vuoto di competenze fin quando non avremo un sistema educativo che permetterà una rapida professionalizzazione”.

 

Le nuove sfide della cybersecurity: intelligenza artificiale, robotica, Internet of Things

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Gen 032019
 

I numeri sono impressionanti: il 62,5% delle aziende italiane ha registrato almeno un incidente informatico significativo; il 97% delle imprese italiane destina risorse inadeguate alla protezione tecnologica; Il 97% delle imprese italiane destina risorse inadeguate alla protezione tecnologica. Ecco l’identikit sullo stato dell’arte della cybersecurity nel nostro paese secondo l’ultimo rapporto EY Global Information Security Survey 2018-19, appena presentato a Milano. D’altro canto, il report sottolinea come in Italia stiano crescendo gli investimenti nelle tecnologie emergenti in questo ambito e quanto abbiano già investito le aziende tricolori in cybersecurity, ben 1,5 miliardi di euro nel 2018.

Un’indagine a tappeto

L’indagine è stata quanto mai ampia: è stata basata su interviste a circa 1.400 top manager delle più grandi aziende a livello internazionale ed ha esaminato, in particolare, la destinazione degli investimenti in sicurezza informatica e lo stato di salute delle imprese in fatto di protezione dei dati e di contrasto ad attacchi informatici. Il sondaggio rivela che l’87% delle imprese a livello globale e il 97% di quelle italiane dispone di risorse non adeguate al livello di sicurezza informatica richiesto. Il 55% delle imprese, inoltre, a livello sia italiano sia globale, non integra la protezione dell’organizzazione nella propria strategia aziendale complessiva e nei piani esecutivi. Dal sondaggio emerge anche che solo il 14% degli intervistati in Italia (8% a livello globale) ritiene che il proprio sistema di sicurezza informatica soddisfi pienamente le loro esigenze. Il 38% delle aziende su base globale e il 42,5% tra quelle italiane dichiara che probabilmente non riuscirebbe a identificare un attacco cyber sofisticato, mentre il 62,5% delle aziende italiane dichiara di aver avuto almeno un incidente significativo a livello di sicurezza informatica.

La risposta? Tecnologie avanzate

Per rispondere alla nuova sfida della cybersecurity, la gran parte delle aziende (il 73% in Italia, il 77% a livello globale) punta oggi su tecnologie avanzate quali l’intelligenza artificiale, l’automazione dei processi robotici e gli analytics, che consentono di ottimizzare la capacità di identificare le vulnerabilità e fronteggiare gli attacchi. Secondo lo studio EY, quest’anno, le aziende investiranno, con riferimento alla cybersecurity, soprattutto in cloud computing (53%), cybersecurity analytics (40%) e Internet of Things (38%), ambito, quest’ultimo, che registrerà in Italia il maggior incremento di spesa (+44,4%).

Dipendenti inconsapevoli i controlli obsoleti i principali rischi

Dal sondaggio emerge che i dipendenti negligenti o inconsapevoli (67%), i controlli di sicurezza obsoleti (42%), in particolare quelli relativi a smartphone e tablet (30%), e l’accesso non autorizzato (21%) sono considerati dalle imprese come i principali fattori di vulnerabilità. Al contempo, solo il 23% delle imprese a livello globale ritiene necessario integrare le policy di sicurezza nei piani strategici e solo nel 67% dei casi la persona direttamente responsabile della sicurezza delle informazioni fa parte del top management.  La cybersecurity rappresenta però anche un’opportunità di crescita: il 60% delle aziende pensa di incrementare il budget sulla sicurezza informatica di più del 10%. Nel 2017 il settore ha raggiunto, in Italia, un valore di 1,4 miliardi di euro e si prevede che arrivi a circa 1,5 miliardi nel 2018. Negli ultimi tre anni, il 45% delle imprese italiane ha effettuato acquisti di beni e servizi collegati alla cybersecurity.

Mutui e 730: i costi che si possono tagliare

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Nov 192018
 

Il mutuo può anche diventare un “taglio” quando si compila la dichiarazione dei redditi. Non tutti i contribuenti lo sanno, ma esistono alcune voci connesse al mutuo e alla sua stipula che possono essere detratte dal modulo 730. Innanzitutto, è bene sapere che è previsto uno sgravio Irpef pari al 19% degli interessi passivi sui mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale, con un tetto massimo su cui calcolare il bonus di 4.000 euro annui. Quindi la detrazione massima può raggiungere i 760 euro. L’agevolazione si estende anche ai “relativi oneri accessori”: questo significa che è perciò detraibile pure la parcella del notaio per la stipula del contratto di mutuo prima casa. Si tratta di un onorario professionale che costituisce probabilmente la voce più pesante in termini di costo.

Cosa e quanto si può detrarre

Nell’elenco delle voci detraibili ci sono poi le imposte d’atto connesse al mutuo, comprese l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca e l’imposta sostitutiva sul capitale prestato. Per un mutuo di medio importo (fascia 120-150 mila euro) questi costi possono oscillare tra i 1.500 e i 2.500 euro, ovviamente destinati a salire all’aumentare della somma erogata. Come precisato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, risultano agevolabili anche eventuali commissioni pagate agli istituti per la loro attività di intermediazione, nonché le spese di istruttoria e di perizia tecnica.

Cosa invece non è detraibile

Esiste poi una serie di costi che, al contrario, non sono detraibili. Tra questi rientrano le spese di assicurazione dell’immobile, quelle notarili riferite alla stipula dell’eventuale preliminare di compravendita dell’immobile e del rogito. Sono indetraibili anche le imposte pagate dall’acquirente dell’abitazione (registro se si tratta di bene già esistente, Iva se si tratta di immobile nuovo), le imposte d’atto connesse al trasferimento degli immobili, vale a dire i tributi ipotecari e catastali.

Fondamentale informarsi per non commettere errori

E’ molto importante per chi sottoscrive un mutuo capire quali siano le voci di spesa che possono rientrare nel beneficio fiscale. A stilare un breve vademecum sono i portali mutui.it e facile.it. che mettono in guardia da eventuali “inghippi” burocratici. Facciamo un esempio pratico: in molti casi il tetto dei 4.000 euro potrebbe impedire il recupero pieno del 19% degli interessi e dei rispettivi oneri che vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui sono stati sostenuti, tipicamente il primo, e non possono essere “spalmati” nel tempo.

Audience online, a luglio attivi 34 milioni di utenti

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Ott 172018
 

A luglio sono stati 34 milioni al giorno gli utenti unici connessi alla rete. E nel 63% dei casi tramite lo smartphone. Questi alcuni dati sull’audience online registrata del mese di luglio 2018, rilevati con la nuova metodologia Audiweb Database. In base alla nuova rilevazione la total digital audience nel giorno medio a luglio è rappresentata appunto da 34 milioni di utenti unici complessivi. Per quanto riguarda i device utilizzati, risulta che 28,9 milioni di utenti hanno navigato da smartphone (il 63% degli italiani tra i 18 e i 74 anni), 5,5 milioni da tablet (il 12% degli italiani di 18-74 anni), e 12,9 milioni da computer (il 21,3% degli italiani dai 2 anni in su).

Audiweb 2.0 restituisce una rilevazione completa e coerente

Il nuovo sistema di rilevazione Audiweb Database offre i dati dell’audience nel giorno medio del mese di luglio 2018, e restituisce una rilevazione completa e un’attribuzione coerente delle audience da computer, smartphone e tablet degli editori iscritti al servizio. Tra le novità di Audiweb 2.0, rientra anche lo split dei dati mobile tra audience da smartphone e audience da tablet. Infatti, per la prima volta, l’audience online è stata rappresentata con una vista più dettagliata per mezzo, grazie alla distinzione dei dati di consumo da smartphone e da tablet.

Le dinamiche di fruizione da mobile vengono rappresentate fedelmente

Sempre nel mese di luglio l’audience online è rappresentata da 41,9 milioni di utenti online complessivi, raggiungendo una quota di circa il 70% della popolazione italiana dai 2 anni in su. Si tratta di valori che rappresentano coerentemente un contesto trainato principalmente dal mobile. Questo, considerando tutti i possibili approfondimenti e le attività di segmentazione e analisi realizzabili attraverso il database. Le dinamiche di fruizione legate all’uso di dispositivi mobili, vissuti sempre più come strumento esclusivo di navigazione, vengono perciò rappresentate fedelmente. E superano la rilevazione precedente, che nasceva per rappresentare uno scenario principalmente PC oriented, riporta Ansa.

Una rappresentazione dettagliata dei comportamenti di fruizione

Nel dettaglio la nuova metodologia offre le informazioni sull’audience di tutta l’offerta online e i dati elementari di navigazione degli editori iscritti al servizio, con i profili socio-demografici degli utenti (Respondent Level). Questo, non solo per genere ed età, come per i dati Daily e Weekly, già in produzione dallo scorso mese di giugno, ma includendo anche le informazioni relative al livello di istruzione, alla condizione professionale, al tipo di occupazione, il numero dei componenti in famiglia, il reddito famigliare, l’area geografica, la regione di provenienza e, novità importante, il responsabile di acquisto. Il che permette di arrivare a una rappresentazione dei comportamenti di fruizione per fascia oraria giornaliera di 3 ore.