Mutui e 730: i costi che si possono tagliare

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Nov 192018
 

Il mutuo può anche diventare un “taglio” quando si compila la dichiarazione dei redditi. Non tutti i contribuenti lo sanno, ma esistono alcune voci connesse al mutuo e alla sua stipula che possono essere detratte dal modulo 730. Innanzitutto, è bene sapere che è previsto uno sgravio Irpef pari al 19% degli interessi passivi sui mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale, con un tetto massimo su cui calcolare il bonus di 4.000 euro annui. Quindi la detrazione massima può raggiungere i 760 euro. L’agevolazione si estende anche ai “relativi oneri accessori”: questo significa che è perciò detraibile pure la parcella del notaio per la stipula del contratto di mutuo prima casa. Si tratta di un onorario professionale che costituisce probabilmente la voce più pesante in termini di costo.

Cosa e quanto si può detrarre

Nell’elenco delle voci detraibili ci sono poi le imposte d’atto connesse al mutuo, comprese l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca e l’imposta sostitutiva sul capitale prestato. Per un mutuo di medio importo (fascia 120-150 mila euro) questi costi possono oscillare tra i 1.500 e i 2.500 euro, ovviamente destinati a salire all’aumentare della somma erogata. Come precisato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, risultano agevolabili anche eventuali commissioni pagate agli istituti per la loro attività di intermediazione, nonché le spese di istruttoria e di perizia tecnica.

Cosa invece non è detraibile

Esiste poi una serie di costi che, al contrario, non sono detraibili. Tra questi rientrano le spese di assicurazione dell’immobile, quelle notarili riferite alla stipula dell’eventuale preliminare di compravendita dell’immobile e del rogito. Sono indetraibili anche le imposte pagate dall’acquirente dell’abitazione (registro se si tratta di bene già esistente, Iva se si tratta di immobile nuovo), le imposte d’atto connesse al trasferimento degli immobili, vale a dire i tributi ipotecari e catastali.

Fondamentale informarsi per non commettere errori

E’ molto importante per chi sottoscrive un mutuo capire quali siano le voci di spesa che possono rientrare nel beneficio fiscale. A stilare un breve vademecum sono i portali mutui.it e facile.it. che mettono in guardia da eventuali “inghippi” burocratici. Facciamo un esempio pratico: in molti casi il tetto dei 4.000 euro potrebbe impedire il recupero pieno del 19% degli interessi e dei rispettivi oneri che vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui sono stati sostenuti, tipicamente il primo, e non possono essere “spalmati” nel tempo.

W i cibi della nonna, si torna a mangiare sano e italiano

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Set 262018
 

Addio al menu proposto dai grandi chef o dal dietologo: se più di un italiano su tre (36%) si affida al medico per risolvere i propri dubbi sull’alimentazione l’ultima tendenza è quella di affidarsi alle materie prime di una volta, e alla cucina popolare dei nostri nonni. Cipolla rossa, visciole, giuggiole, mele cotogne, patate viola sono esempi di toccasana della nostra storia gastronomica, che gli italiani stanno riscoprendo per mangiare più sano e semplice.

I cibi della nonna possono infatti offrire una valida alternativa ai prodotti esotici, ma anche ai novel food, i cibi fatti in laboratorio che hanno appena ricevuto il via libera dell’Unione Europea e che potrebbero presto arrivare sugli scaffali dei supermercati.

Il cibo salutistico vale circa il 10% degli acquisti

È quanto emerge dall’analisi Coldiretti su dati Ref Ricerche presentata al Sana, il 30° salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna. Sempre più salutisti e attenti al cibo che consumano, gli italiani hanno scoperto il valore “farmaceutico” degli alimenti, con effetti rilevanti sulle scelte dei prodotti che mettono nel carrello. Il cibo salutistico vale circa il 10% degli acquisti, e secondo elaborazioni sul rapporto 2018 di Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, aumenta il doppio rispetto al mercato. Casi eclatanti sono i semi di zucca, le cui vendite in valore sono cresciute nell’ultimo anno del 28%, il farro (+16%), le mandorle (+15%), o la farina di riso (+8%), riporta Ansa.

Dai meloni banana alla roveja

Dal Veneto arriva la cipolla rossa di Cavasso Nuovo, un toccasana contro lo stress e l’ipertensione, mentre dai campi emiliano-romagnoli arrivano i meloni banana, antiossidanti e ricchi di calcio, fosforo e potassio. In Sardegna è stata invece recuperata “sa pompia”, cedro dalla buccia spessa e ruvida usato nella preparazione di dolci e liquori, e se in Friuli Venezia Giulia sboccia la rosa di Gorizia, una varietà pregiata di radicchio rosso, la melanzana rossa è tornata a essere coltivata in Basilicata.

Dalle Marche poi arrivano le visciole, varietà selvatiche di ciliegia, e da Cascia (Umbria) la roveja, un legume antico con alto contenuto di proteine.

Un patrimonio 100% Made in Italy

Un patrimonio 100% Made in Italy, quindi, che in modo naturale aiuta l’ambiente e risponde alla domanda del wellness a tavola in maniera più salutare rispetto a cibi “alla moda” come ad esempio la curcuma, originaria dell’India o le bacche di Goji.

Ma i supercibi della nonna sono un’alternativa naturale anche ai cosiddetti Novel Food, gli integratori alimentari prodotti nel laboratori industriali che hanno ottenuto il via libera della Ue per l’ingresso sul mercato. Una lunga lista di prodotti, provenienti anche da Paesi Extra Ue, che va dall’Olio di Calanus finmarchicus, un crostaceo del mare Atlantico, al cromo picolinato, un composto chimico, al pane trattato con raggi UV.