eBay e il bricolage, dal 2016 gli acquisti crescono del 36,5%

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Giu 172019
 

Casa dolce casa: se per gli italiani la casa continua a essere in cima alla lista dei desideri e delle necessità, non è da meno quello di prendersene cura, con la voglia di acquistare materiali, attrezzi e accessori per renderla più bella e confortevole. Lo dimostrano anche i dati sugli acquisti effettuati su eBay.it nella categoria Bricolage e Fai da te, che nel triennio 2016-2018 hanno registrato un più 36,5% nel valore delle transazioni. Ovviamente il successo dell’eCommerce in quest’ambito si spiega anche con la possibilità di poter scegliere e avere a disposizione i prodotti immediatamente, senza dover ricorrere a ricerche specifiche nei negozi specializzati.

Sul podio, materiali, utensili elettrici e manuali

Nel solo 2018 i leader indiscussi della categoria Bricolage e Fai da te su Ebay sono i materiali, dai componenti per riparazioni elettriche e idrauliche alle vernici, fino alle piastrelle, pannelli solari e qualunque altro tipo di materia utile allo scopo, che riportano un acquisto ogni 33 secondi. Seguono gli utensili elettrici (1 acquisto ogni 2 minuti), compagni indispensabili di ogni lavoro manuale da compiersi in velocità e precisione, e a chiudere il podio, gli utensili manuali (1 acquisto ogni 3 minuti), imprescindibili classici da includere in ogni cassetta degli attrezzi che si rispetti.

A Roma si comprano le scale e a Napoli le torce

La geografia delle spese per la manutenzione della casa, riporta Askanews, dimostra che le prime dieci città che hanno speso di più sono Roma, Torino, Milano, Napoli, Firenze, Cagliari, Bologna, Genova, Palermo e Bari. Ma se a Roma il maggiore incremento su base annua di spesa riguarda l’acquisto online di “scale” (+16,9% in valore), a Torino ca per la maggiore la categoria “organizzazione utensili”, dalle cassette per gli attrezzi alle cassettiere per viterie (+40,8%), mentre a Napoli le “torce” (+32,6%), e a Firenze la categoria dei “gruppi elettrogeni e generatori”, che presenta un +14,3% in valore.

Va forte anche il giardinaggio online

La cura per la casa va di pari passo con l’interesse per la creazione ex novo o la riqualificazione di orti e giardini adiacenti. Dal rapporto Coop 2018 emerge infatti che gli italiani si dedicano regolarmente al giardinaggio (37%) e che 1 su 5 coltiva con costanza l’orto. Su Ebay.it nel triennio 2016 al 2018 questo si è tradotto in un aumento delle vendite di articoli per la cura di piante e terreno del 72%, di utensili elettrici da giardino del 53% e quelle di tosaerba del +38%. E il desiderio di uno spazio verde non riguarda solo chi vive in campagna. Basti pensare che a Milano gli acquisti di vasi e fioriere sono cresciuti del 30,5% mentre a Cagliari la spesa per set di tavoli e sedie da esterno è aumentata del 59,7%, e a Genova l’incremento nella spesa per i dondoli ha raggiunto il +50%.

Genitori e figli, un rapporto in trasformazione

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Mag 292019
 

Com’è cambiato il rapporto tra i genitori e i figli? I genitori di oggi sono molto esigenti con se stessi e tendono a essere perfezionisti. Il ché può generare sensi di colpa, tuttavia se la cavano bene, e i figli sono felici. Approfondire le trasformazioni della genitorialità e del tempo trascorso insieme è l’obiettivo del Kinderometro, un’indagine commissionata da Kinder Ferrero a Ipsos, che ha coinvolto cinque Paesi, Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, e Russia. Per ogni Paese sono stati intervistati 500 genitori e 500 ragazzi dai 7 ai 15 anni.

Dalle informazioni raccolte risulta che i genitori e i figli del terzo Millennio sono molto legati, e condividono i piccoli momenti quotidiani. “Servono queste notizie positive – commenta Elisabetta Scala, vicepresidente di Moige, movimento italiano genitori – per pensare che, per quanto possiamo sentirci frustrati, magari invece i nostri figli sono contenti perché stiamo facendo un buon lavoro”.

Sono i figli a stabilire un relazione con mamma e papà giorno per giorno

Sebbene soltanto l’88% dei genitori sia convinto che i propri figli siano felici il 92% dei secondi dichiara di esserlo. I genitori si sentono in colpa per non trascorrere abbastanza tempo con i propri figli, e per non essere abbastanza disponibili verso di loro. Il 78% delle mamme e dei papà afferma infatti di non trovare il tempo per tutto quello che vorrebbero fare, e il 65% di loro, se potesse scegliere, preferirebbe avere a disposizione più tempo che più denaro.

“Non esiste il genitore perfetto, nel momento in cui vogliamo esserlo stiamo già sbagliando – puntualizza Alberto Pellai, psicoterapeuta, ricercatore universitario e scrittore -. Sono i figli che stabiliscono un relazione con noi giorno per giorno, e lo fanno proprio nella quotidianità e nelle piccole cose”.

Davanti allo schermo prevale per entrambi la giusta misura

Dall’indagine emerge però una certa divergenza tra genitori e figli a proposito del tempo trascorso davanti agli schermi, anche se per entrambi prevale la giusta misura. “Non possiamo prescindere dal fatto che ormai questa tecnologia c’è e viene utilizzata – sostiene Jolanda Restano, fondatrice di Fattore Mamma, community online -. Dobbiamo quindi cercare di comprenderla e accettarla. La rete può essere un’occasione di condividere i piccoli momenti, e può essere un modo divertente ed educativo per stare insieme”.

I ragazzi italiani apprezzano che li si vada a prendere a scuola

Il confronto internazionale evidenzia una sostanziale omogeneità della situazione, sia pur con alcune specificità culturali, riporta Adnkronos. I ragazzi italiani, ad esempio, apprezzano maggiormente che li si vada a prendere a scuola: lo dichiara infatti il 18% di loro, rispetto al 14% totale di tutti i Paesi. Essere incoraggiati durante una gara sportiva è invece un momento speciale soprattutto per i ragazzi russi, mentre in Germania i ragazzi apprezzano particolarmente fare colazione insieme. E dai ragazzi britannici guardare il film preferito con i genitori è considerato il momento che conta di più.

Cercasi 193mila tecnici disperatamente: 1 su 3 è introvabile

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Gen 302019
 

Nel prossimo triennio saranno quasi 193mila i posti di lavoro disponibili nei settori tecnici più rilevanti del made in Italy. Le industrie meccaniche, Ict, alimentari, tessili, chimiche e del legno-arredo cercano con urgenza figure professionali che in 1 caso su 3 sono di difficile reperimento. Il motivo? La scarsità complessiva dell’offerta formativa, carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte.

Si tratta dei risultati della ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 in 6 settori chiave del made in Italy. Le previsioni sono frutto di elaborazioni dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria sulla base di dati Istat e Unioncamere. E fanno riferimento sia ai posti di lavoro generati dall’andamento economico dei settori produttivi sia alle necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita.

68mila nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica

In base alle stime contenute nella relazione tecnica relativa al decreto legge attualmente in circolazione, e di quelle sui tassi di sostituzione tra lavoratori giovani e anziani, si prevede che ai circa 172 mila nuovi posti di lavoro dello scenario “base”, se ne aggiungeranno ulteriori 20 mila in conseguenza di “quota 100”.

Nello specifico, le previsioni indicano che saranno 68mila i nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica. Di questi, riporta Adnkronos, circa un terzo saranno disponibili per professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche) e per professioni tecniche (tecnici della gestione dei processi produttivi e conduttori di impianti produttivi).

La domanda nei settori della chimica, Ict, alimentare, tessile e del legno-arredo

Nei settori della chimica e della farmaceutica si prevede per il prossimo triennio una domanda di lavoro pari a circa 18mila addetti, rappresenteranno dalla metà ai due terzi delle figure professionali richieste. La domanda di lavoro delle imprese dell’Ict è stimata su 45mila persone nel triennio. e quella del settore alimentare su 30mila. Il fabbisogno occupazionale del settore tessile si attesterà invece a 21mila lavoratori, mentre nell’industria del legno-arredo consisterà in quasi 11mila nuovi ingressi. In tutti e tre questi settori, le professioni più richieste riguarderanno figure quali gli operai specializzati, conduttori e manutentori di attrezzature elettriche, elettroniche e di impianti.

“Avvicinare il mondo del lavoro alla scuola”

“Questi dati dimostrano che l’impresa del futuro ha bisogno dei giovani: per questo serve un grande piano d’inclusione. Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste – commenta il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -.

La formazione deve tornare quindi al centro dell’agenda del governo. “Quota 100 non è una misura per i giovani – afferma il vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli-. Forse libererà dei posti di lavoro, ma non risolve il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese. Con il rischio di lasciare un vuoto di competenze fin quando non avremo un sistema educativo che permetterà una rapida professionalizzazione”.

 

Mutui e 730: i costi che si possono tagliare

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Nov 192018
 

Il mutuo può anche diventare un “taglio” quando si compila la dichiarazione dei redditi. Non tutti i contribuenti lo sanno, ma esistono alcune voci connesse al mutuo e alla sua stipula che possono essere detratte dal modulo 730. Innanzitutto, è bene sapere che è previsto uno sgravio Irpef pari al 19% degli interessi passivi sui mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale, con un tetto massimo su cui calcolare il bonus di 4.000 euro annui. Quindi la detrazione massima può raggiungere i 760 euro. L’agevolazione si estende anche ai “relativi oneri accessori”: questo significa che è perciò detraibile pure la parcella del notaio per la stipula del contratto di mutuo prima casa. Si tratta di un onorario professionale che costituisce probabilmente la voce più pesante in termini di costo.

Cosa e quanto si può detrarre

Nell’elenco delle voci detraibili ci sono poi le imposte d’atto connesse al mutuo, comprese l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca e l’imposta sostitutiva sul capitale prestato. Per un mutuo di medio importo (fascia 120-150 mila euro) questi costi possono oscillare tra i 1.500 e i 2.500 euro, ovviamente destinati a salire all’aumentare della somma erogata. Come precisato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, risultano agevolabili anche eventuali commissioni pagate agli istituti per la loro attività di intermediazione, nonché le spese di istruttoria e di perizia tecnica.

Cosa invece non è detraibile

Esiste poi una serie di costi che, al contrario, non sono detraibili. Tra questi rientrano le spese di assicurazione dell’immobile, quelle notarili riferite alla stipula dell’eventuale preliminare di compravendita dell’immobile e del rogito. Sono indetraibili anche le imposte pagate dall’acquirente dell’abitazione (registro se si tratta di bene già esistente, Iva se si tratta di immobile nuovo), le imposte d’atto connesse al trasferimento degli immobili, vale a dire i tributi ipotecari e catastali.

Fondamentale informarsi per non commettere errori

E’ molto importante per chi sottoscrive un mutuo capire quali siano le voci di spesa che possono rientrare nel beneficio fiscale. A stilare un breve vademecum sono i portali mutui.it e facile.it. che mettono in guardia da eventuali “inghippi” burocratici. Facciamo un esempio pratico: in molti casi il tetto dei 4.000 euro potrebbe impedire il recupero pieno del 19% degli interessi e dei rispettivi oneri che vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui sono stati sostenuti, tipicamente il primo, e non possono essere “spalmati” nel tempo.

W i cibi della nonna, si torna a mangiare sano e italiano

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Set 262018
 

Addio al menu proposto dai grandi chef o dal dietologo: se più di un italiano su tre (36%) si affida al medico per risolvere i propri dubbi sull’alimentazione l’ultima tendenza è quella di affidarsi alle materie prime di una volta, e alla cucina popolare dei nostri nonni. Cipolla rossa, visciole, giuggiole, mele cotogne, patate viola sono esempi di toccasana della nostra storia gastronomica, che gli italiani stanno riscoprendo per mangiare più sano e semplice.

I cibi della nonna possono infatti offrire una valida alternativa ai prodotti esotici, ma anche ai novel food, i cibi fatti in laboratorio che hanno appena ricevuto il via libera dell’Unione Europea e che potrebbero presto arrivare sugli scaffali dei supermercati.

Il cibo salutistico vale circa il 10% degli acquisti

È quanto emerge dall’analisi Coldiretti su dati Ref Ricerche presentata al Sana, il 30° salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna. Sempre più salutisti e attenti al cibo che consumano, gli italiani hanno scoperto il valore “farmaceutico” degli alimenti, con effetti rilevanti sulle scelte dei prodotti che mettono nel carrello. Il cibo salutistico vale circa il 10% degli acquisti, e secondo elaborazioni sul rapporto 2018 di Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, aumenta il doppio rispetto al mercato. Casi eclatanti sono i semi di zucca, le cui vendite in valore sono cresciute nell’ultimo anno del 28%, il farro (+16%), le mandorle (+15%), o la farina di riso (+8%), riporta Ansa.

Dai meloni banana alla roveja

Dal Veneto arriva la cipolla rossa di Cavasso Nuovo, un toccasana contro lo stress e l’ipertensione, mentre dai campi emiliano-romagnoli arrivano i meloni banana, antiossidanti e ricchi di calcio, fosforo e potassio. In Sardegna è stata invece recuperata “sa pompia”, cedro dalla buccia spessa e ruvida usato nella preparazione di dolci e liquori, e se in Friuli Venezia Giulia sboccia la rosa di Gorizia, una varietà pregiata di radicchio rosso, la melanzana rossa è tornata a essere coltivata in Basilicata.

Dalle Marche poi arrivano le visciole, varietà selvatiche di ciliegia, e da Cascia (Umbria) la roveja, un legume antico con alto contenuto di proteine.

Un patrimonio 100% Made in Italy

Un patrimonio 100% Made in Italy, quindi, che in modo naturale aiuta l’ambiente e risponde alla domanda del wellness a tavola in maniera più salutare rispetto a cibi “alla moda” come ad esempio la curcuma, originaria dell’India o le bacche di Goji.

Ma i supercibi della nonna sono un’alternativa naturale anche ai cosiddetti Novel Food, gli integratori alimentari prodotti nel laboratori industriali che hanno ottenuto il via libera della Ue per l’ingresso sul mercato. Una lunga lista di prodotti, provenienti anche da Paesi Extra Ue, che va dall’Olio di Calanus finmarchicus, un crostaceo del mare Atlantico, al cromo picolinato, un composto chimico, al pane trattato con raggi UV.