Lavoratori e servizi di welfare aziendale. I risultati di una ricerca

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Feb 212020
 

Analizzare l’impatto dell’inserimento dei provvedimenti di welfare aziendale sui lavoratori e le loro famiglie, e individuare le misure per fare in modo che risponda ai propositi originari dei provvedimenti. Ovvero, aumento del benessere del lavoratore, incremento della produttività aziendale e integrazione con il welfare pubblico. Si tratta degli obiettivi di un’indagine, realizzata da Nomisma in collaborazione con Cgil, sulla valutazione e l’utilizzo dei servizi di welfare aziendale da parte dei lavoratori. La ricerca riguarda circa 70 aziende, la maggior parte con oltre 250 dipendenti, e un campione di 1.822 lavoratori, suddivisi tra impiegati (49%), operai (45%) e quadri (6%).

La conoscenza dei servizi e chi ne usufruisce

Più di un terzo degli intervistati risponde di essere pienamente consapevole dell’argomento, ma il 9% dichiara di non essere affatto a conoscenza delle iniziative. I meno informati risultano gli operai, con il 28% che dichiara di conoscere poco o nulla del tema, contro il 20% degli impiegati e l’8% dei quadri. Inoltre, se il 55% dei lavoratori coinvolti fruisce delle prestazioni di welfare aziendale all’aumentare dell’inquadramento e del titolo di studio aumenta anche la fruizione (quadri 66%, e laureati 62%). A usufruirne di più sono le donne (61%) e le famiglie con figli (59%). Per quanto riguarda i motivi del mancato utilizzo dei servizi, il 39% ritiene che tali strumenti non intercettino gli attuali bisogni, e il 38% preferisce ricevere somme in denaro.

La valutazione dei lavoratori

L’insieme dei servizi di welfare aziendale messi a disposizione dalle aziende è ampio e variegato. Gli interventi che presentano il maggior grado di soddisfazione sono la mobilità casa-lavoro, i mutui e i prestiti, oltre ai servizi su educazione e istruzione. Tra quelli maggiormente diffusi fringe benefit (28%), educazione e istruzione (25%), previdenza assicurativa (21%) e assistenza sanitaria (20%). In ogni caso dalla ricerca emerge una valutazione positiva rispetto all’utilità delle iniziative di welfare (70%). Tra gli utilizzatori, il 70% ritiene che l’introduzione di tali provvedimenti abbia comportato benefici in termini economici e il 43% di benessere generale. E per il 31% il welfare ha contribuito a migliorare il rapporto con l’azienda, mentre per il 27% ha agevolato il senso di appartenenza del dipendente all’impresa.

Il conflitto tra le reali esigenze delle persone e la capacità di soddisfarle

Nonostante la generale valutazione positiva sui benefit sembra che il welfare non stia ancora esprimendo appieno le proprie potenzialità. Si evidenzia, infatti, il conflitto tra le reali esigenze delle persone e la capacità di questi strumenti di soddisfarle. È necessario quindi intervenire per evitare che il welfare aziendale si trasformi in una mera misura di beneficio fiscale dagli impatti contenuti, recuperando la funzione sociale dello strumento e rendendolo coerente con i fabbisogni dei lavoratori. L’impresa dovrebbe prendere atto che si tratta di un potente meccanismo in grado di aumentare la produttività, migliorare il clima aziendale e rafforzare il senso di appartenenza.

La meditazione combatte lo stress al lavoro

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Dic 262019
 

Carichi di lavoro eccessivi, precarietà vissuta anche da chi ha un contratto a tempo indeterminato: lo stress lavorativo è un problema che colpisce anche chi un lavoro non ce l’ha. Secondo una ricerca pubblicata dalla Caba sul portale britannico The Sun, nove adulti su dieci affermano di essere vicini al burnout mentale, di sentirsi stressati per quasi un terzo dell’intera giornata lavorativa, e di perdere cinque ore di sonno alla settimana per via delle pressioni quotidiane. Per questo motivo gli esperti consigliano di ricorrere alla meditazione. Secondo i quali basta mezz’ora di meditazione al giorno per ridurre i livelli di stress, rilassarsi, e aumentare il tasso di concentrazione.

Una pratica che ha accompagnato imprenditori come Jeff Weiner  e Steve Jobs

La meditazione contribuisce a migliorare la produttività generale nelle aziende e, secondo un report dell’American Heart Association, anche a ridurre i processi biologici che portano al decesso cardiovascolare. Si tratta di una pratica che ha accompagnato quotidianamente alcuni dei più grandi imprenditori della storia, da Jeff Weiner, CEO di Linkedin, a Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, e Steve Jobs, co-fondatore di Apple.

“Cercare ogni giorno uno spazio di silenzio e immobilità è fondamentale per uscire dal tritacarne delle cose da fare che finisce per paralizzarci – spiega Andrea Di Terlizzi, fondatore della casa editrice Inner Innovation Project nonché esperto di Yoga e Scienze Antiche in Italia -. Dalla meditazione proviene la calma che rende lucida la mente e porta equilibro nelle emozioni”.

Calmare il flusso di pensieri e sentirsi più rilassati

“Così come il corpo ha bisogno di riposo, anche la mente trae giovamento da una pausa, ma per farlo bisogna attivare una funzione della coscienza ovvero la consapevolezza – continua Di Terlizzi -. Bastano 15 minuti al giorno di meditazione per calmare il flusso di pensieri e sentirsi più rilassati. Ovviamente si tratta di un approccio elementare alla disciplina, ma iniziare in questo modo può dare risultati importanti sotto il profilo psicologico e psicofisico. Facendolo, ognuno potrà stabilire se cercare un insegnante per approfondire”.

Una ricerca della National Center for Health Statistics e pubblicata su Psychology Today, conferma inoltre che la meditazione regola il funzionamento della corteccia prefrontale, permettendo il controllo dei pensieri e delle emozioni negative.

Migliorare i rapporti sociali con i colleghi e ridurre la negatività Non è tutto. Secondo una ricerca dell’Organisational Behaviour and Human Decision Processes e pubblicata su USA Today, riporta Ansa, la meditazione migliora anche i rapporti sociali con i colleghi e riduce la negatività. “Imparando a calmare il corpo e la mente si può gestire in maniera accurata lo stress fisico e psicologico, affrontando i problemi della routine quotidiana, soprattutto a livello lavorativo”, spiega Willem Kuyken, professore di psicologia alla Oxford University. Per questo motivo sono sempre più numerose le aziende che hanno implementato la meditazione all’interno del programma di benessere per i dipendenti.

Giovani, dalle aziende (anche del lusso) vogliono sostenibilità

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Nov 172019
 

La sostenibilità è sempre di più un criterio guida nelle scelte di consumo degli italiani. Certo, non si parla ancora di priorità assoluta, ma l’attenzione all’ambiente e all’aspetto etico degli acquisti iniziano ad essere importanti per i consumatori, specie quelli più giovani. A rilevare che la sostenibilità acquisti un valore sempre più significativo, soprattutto tra i Millennials, è un sondaggio condotto dalla Research di Deutsche Bank e pubblicato di recente nel report What consumer want, presentato alla 24esima edizione del Fashion Summit organizzato da Pambianco Strategie di Impresa in partnership con Deutsche Bank.

La produzione in Italia è in gran parte sostenibile

Per le aziende italiane si tratta di una opportunità, perché sono già in gran parte “dettate” in questa direzione. David Pambianco, CEO dell’omonima società, ha sottolineato che la produzione in Italia è altamente sostenibile: produzioni artigianali, tracciabilità della filiera, legame con il territorio, tutela dei lavoratori sono tutti aspetti che caratterizzano la nostra industria. Erika Andreetta, Partner PwC, ha presentato la ricerca: “Millennials e Gen Z: qualità e sostenibilità senza compromessi”, per la quale oltre il 40% dei giovani sono “Attivisti Personal & Planet Health”. Il 90% degli intervistati nel loro complesso è infatti disposto a pagare un premium price per prodotti fashion etici e sostenibili. Per Francesca Di Pasquantonio, Head of Global Luxury Research di Deutsche Bank, quello tra sostenibilità e lusso è “un rapporto complicato”.

Tutela dell’ambiente prioritaria per i Millennials

La tutela dell’ambiente preoccupa in particolare le generazioni più giovani, che tra Gen Z (2.6 miliardi di individui) e Millennials (2.14 miliardi) costituiscono il 64% della popolazione mondiale e che, secondo le stime di Deutsche Bank, entro il 2020 rappresenteranno circa il 40% della domanda di beni di lusso mondiale. La strada verso il lusso responsabile, scrive l’Ansa, passa quindi attraverso la profilazione di una nuova figura di consumatore più critico nella scelta di cosa acquistare, più attento e informato. La notorietà e il prestigio del brand restano ancora i criteri fondamentali delle scelte di acquisto ma le considerazioni sull’impatto dello stesso su ambiente e salute, il trattamento dei lavoratori, l’orientamento sociale e etico stanno assumendo un ruolo sempre più importante. La sostenibilità sta quindi diventando un pilastro del brand equity. Volenti o nolenti i brand del lusso, devono tenerne conto. E questo sembra essere un processo irreversibile.

Second hand e noleggio per “contingentare” gli sprechi

I ragazzi stanno poi rivalutando nuove formule antispreco. Tra i nuovi modelli di business, emergono il noleggio e il mercato dell’usato: anche in questo caso sono le generazioni più giovani, soprattutto nei paesi maturi, a guidare il cambiamento: il 68% della Gen Z e dei Millennials intervistati ha acquistato un prodotto di lusso di seconda mano e il 50% ha noleggiato prodotti negli ultimi 12 mesi.

Rompere il cellulare, l’estate è la stagione più pericolosa

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Ott 142019
 

L’estate la stagione più pericolosa per i nostri smartphone. È durante le vacanze infatti che si verificano gli episodi più dannosi per i nostri cellulari. Tra tuffi in mare, sabbiature non richieste e cadute improbabili è nella stagione calda che si registra il più alto picco di rotture dei cellulari d’Italia. Tanto che la top ten delle regioni italiane più a “rischio rottura” conferma al primo posto la Sardegna, sul podio insieme a Lazio ed Emilia Romagna, rispettivamente al 2° e 3° posto. A seguire Campania, Toscana, Puglia, Veneto, Trentino, Liguria, mentre la regione con i più attenti è stata il Molise.

La causa più diffusa è la classica caduta in acqua

A stilare la classifica delle regioni e delle nazioni dove si sono rotti più telefoni è il centro studi statistico di iFix-iPhone.com, network di centri specializzati in riparazione smartphone.

“Il luogo più pericoloso rimane sempre la spiaggia e la causa più diffusa la classica caduta in acqua, mentre sorprende l’alto numero di smartphone dimenticati sul tettuccio dell’auto con la disastrosa conseguenza di vedere gli smartphone cadere alla prima frenata ed essere calpestati dai veicoli”, spiega Joseph Caruso, responsabile del centro statistico iFix-iPhone.com.

Spagna, Grecia e Francia sul podio per numero di “incidenti”

In testa alla classifica delle nazioni più “sfortunate” si piazza la Spagna, seguita dalla Grecia, le mete più gettonate dai giovanissimi. Che però si sono rivelati i più attenti, poiché le richieste di assistenza per la fascia 18-24 anni è stata solo dell’11,26%. Al terzo posto si colloca la Francia, dove si sono svolti i mondiali di calcio femminile. Forse,  come l’anno scorso per i tifosi croati, i festeggiamenti hanno involontariamente contribuito a far salire il numero di incidenti. La Francia però è anche la meta preferita dai 25-35enni, che anche quest’anno guadagnano la fascia dei più distratti, con un boom di richieste del 29,85%. A seguire gli Usa, Albania, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Turchia, e infine l’Irlanda.

Uomini più distratti delle donne

Per quanto riguarda i generi, a dispetto dello scorso anno, sono stati gli uomini a rompere più dispositivi (59.15%) rispetto alla donne (40,85%), mentre i luoghi in cui si sono verificate le maggiori rotture sono stati il mare e il lago, più che la montagna, i locali notturni e la casa, principalmente in cucina e in bagno.

“I nostri dati ci dicono che sono i mesi estivi quelli a maggior rischio per i cellulari, a causa dei maggiori trasferimenti e distrazioni – commenta Joseph Caruso -. Eppure per evitare di rovinarci le vacanze basterebbe seguire alcuni semplici accorgimenti, adottando qualche accortezza in più, come per esempio acquistare custodie antiurto o impermeabili oppure evitare di lasciare lo smartphone al sole”.

Indagini non invasive per la ricerca di perdite d’acqua

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Ago 262019
 

Una delle cose più difficili da riparare, nonché una delle più fastidiose nel momento in cui si presenta, è quella di andare ad individuare il punto esatto in cui avviene una perdita d’acqua quando questa si trova sotto il pavimento o all’interno di una parete.

Se la tubatura non è visibile infatti, diventa difficile riuscire a capire quale sia il punto esatto in cui avviene la perdita, considerando che questa potrebbe trovarsi anche a metri di distanza dal punto in cui l’acqua affiora in superficie. Di norma ciò comporta il dover sollevare il pavimento e dunque il dover inevitabilmente rompere un gran numero di mattoni, e non sempre sia un adeguato numero di mattoni di riserva per la sostituzione, il che può essere un problema ulteriore considerando l’eventualità per la quale andrebbe rifatto l’intero pavimento.

Per fortuna oggi esiste la tecnologia specifica di settore che consente di individuare in maniera veramente veloce il punto in cui si verifica una perdita d’acqua. Stiamo parlando della termografia, avanzatissima tecnica di settore ormai da tempo adoperata dalle migliori ditte italiane che operano in questo ambito, tra le quali Vi.Ro Impianti. Grazie alla termografia dunque, è possibile individuare in maniera assolutamente precisa il punto esatto in cui avviene la perdita e dunque il punto esatto in cui andare a rompere il pavimento, limitando così il numero di mattoni che vanno eventualmente sollevati e dunque il disagio in casa dovuto agli interventi di ripristino. In questa maniera è dunque possibile andare a lavorare in maniera molto più selettiva riducendo il disagio per le persone che vi abitano ed i possibili danni che si sarebbero invece potuti verificare se i tempi di ripristino fossero stati più lunghi. È possibile ricevere un preventivo inviando una mail all’indirizzo info@viroimpianti.it, oppure contattando direttamente Viro impianti al recapito telefonico 0399204554. 

Contro i super batteri arrivano due nuovi super antibiotici

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Lug 242019
 

Sono in arrivo nuove potenti armi contro i super batteri responsabili delle infezioni. E non solo sono efficaci contro i batteri multi-resistenti Gram-positivi e Gram-negativi, ma sembrano anche non “attivare” un meccanismo di resistenza quando vengono usati per trattare l’infezione. Almeno, questo per ora non accade nei topi. Sono queste le promesse dei due nuovi antibiotici creati da Brice Felden e dal suo team di ricerca presso l’Inserm e l’Université de Rennes, in collaborazione con un gruppo dell’Istituto di Chimica di Rennes (Iscr), in Francia. Lo studio, pubblicato su Plos Biology, potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo.

Una molecola con proprietà sia tossiche sia antibiotiche

“Tutto è iniziato con una scoperta fondamentale fatta nel 2011 – spiega Brice Felden -. Ci siamo resi conto che una tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus, il cui ruolo è quello di facilitare l’infezione, è anche in grado di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo”.

I ricercatori di Inserm e Université de Rennes hanno perciò identificato la nuova tossina batterica e in seguito l’hanno trasformata in potenti antibiotici, attivi contro diversi batteri sia  Gram-positivi sia Gram-negativi responsabili delle infezioni umane.

“Quella che avevamo identificato – continua Felden – era una molecola con proprietà tossiche e antibiotiche. Abbiamo pensato che se potevamo separare queste due attività, saremmo stati in grado di creare un nuovo antibiotico non tossico per il corpo, una sfida che abbiamo raccolto”.

Sintetizzata una nuova famiglia di peptidomimetici

In collaborazione con il team del chimico Michèle Baudy Floc’h, è stata quindi sintetizzata una nuova famiglia di cosiddetti peptidomimetici. Come suggerisce il nome, questi peptidi sono ispirati ai peptidi batterici naturali, ma sono stati ridotti e modificati. Delle venti molecole create, inoltre, due si sono rivelate efficaci contro Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa (due batteri resistenti ai farmaci) in modelli murini di sepsi grave o infezione della pelle. Inoltre, non è stata osservata alcuna tossicità per le altre cellule, sia negli animali sia nelle cellule umane studiate in coltura.

Non presentano tossicità renale e aiuteranno a contrastare l’antibiotico-resistenza

Questi nuovi composti, riferisce Adnkronos, sono ben tollerati alle dosi attive, e sono privi dei problemi di tossicità renale spesso riscontrati con questo tipo di composti.

“Li abbiamo testati a dosi da 10 a 50 volte più alte del dosaggio efficace senza rilevare tossicità”, specifica Felden. Il team è perciò convinto che queste nuove molecole siano i candidati più promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici in grado di contrastare anche l’antibiotico-resistenza. Il prossimo passo prevede un trial di fase I negli esseri umani.

eBay e il bricolage, dal 2016 gli acquisti crescono del 36,5%

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Giu 172019
 

Casa dolce casa: se per gli italiani la casa continua a essere in cima alla lista dei desideri e delle necessità, non è da meno quello di prendersene cura, con la voglia di acquistare materiali, attrezzi e accessori per renderla più bella e confortevole. Lo dimostrano anche i dati sugli acquisti effettuati su eBay.it nella categoria Bricolage e Fai da te, che nel triennio 2016-2018 hanno registrato un più 36,5% nel valore delle transazioni. Ovviamente il successo dell’eCommerce in quest’ambito si spiega anche con la possibilità di poter scegliere e avere a disposizione i prodotti immediatamente, senza dover ricorrere a ricerche specifiche nei negozi specializzati.

Sul podio, materiali, utensili elettrici e manuali

Nel solo 2018 i leader indiscussi della categoria Bricolage e Fai da te su Ebay sono i materiali, dai componenti per riparazioni elettriche e idrauliche alle vernici, fino alle piastrelle, pannelli solari e qualunque altro tipo di materia utile allo scopo, che riportano un acquisto ogni 33 secondi. Seguono gli utensili elettrici (1 acquisto ogni 2 minuti), compagni indispensabili di ogni lavoro manuale da compiersi in velocità e precisione, e a chiudere il podio, gli utensili manuali (1 acquisto ogni 3 minuti), imprescindibili classici da includere in ogni cassetta degli attrezzi che si rispetti.

A Roma si comprano le scale e a Napoli le torce

La geografia delle spese per la manutenzione della casa, riporta Askanews, dimostra che le prime dieci città che hanno speso di più sono Roma, Torino, Milano, Napoli, Firenze, Cagliari, Bologna, Genova, Palermo e Bari. Ma se a Roma il maggiore incremento su base annua di spesa riguarda l’acquisto online di “scale” (+16,9% in valore), a Torino ca per la maggiore la categoria “organizzazione utensili”, dalle cassette per gli attrezzi alle cassettiere per viterie (+40,8%), mentre a Napoli le “torce” (+32,6%), e a Firenze la categoria dei “gruppi elettrogeni e generatori”, che presenta un +14,3% in valore.

Va forte anche il giardinaggio online

La cura per la casa va di pari passo con l’interesse per la creazione ex novo o la riqualificazione di orti e giardini adiacenti. Dal rapporto Coop 2018 emerge infatti che gli italiani si dedicano regolarmente al giardinaggio (37%) e che 1 su 5 coltiva con costanza l’orto. Su Ebay.it nel triennio 2016 al 2018 questo si è tradotto in un aumento delle vendite di articoli per la cura di piante e terreno del 72%, di utensili elettrici da giardino del 53% e quelle di tosaerba del +38%. E il desiderio di uno spazio verde non riguarda solo chi vive in campagna. Basti pensare che a Milano gli acquisti di vasi e fioriere sono cresciuti del 30,5% mentre a Cagliari la spesa per set di tavoli e sedie da esterno è aumentata del 59,7%, e a Genova l’incremento nella spesa per i dondoli ha raggiunto il +50%.

Genitori e figli, un rapporto in trasformazione

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Mag 292019
 

Com’è cambiato il rapporto tra i genitori e i figli? I genitori di oggi sono molto esigenti con se stessi e tendono a essere perfezionisti. Il ché può generare sensi di colpa, tuttavia se la cavano bene, e i figli sono felici. Approfondire le trasformazioni della genitorialità e del tempo trascorso insieme è l’obiettivo del Kinderometro, un’indagine commissionata da Kinder Ferrero a Ipsos, che ha coinvolto cinque Paesi, Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, e Russia. Per ogni Paese sono stati intervistati 500 genitori e 500 ragazzi dai 7 ai 15 anni.

Dalle informazioni raccolte risulta che i genitori e i figli del terzo Millennio sono molto legati, e condividono i piccoli momenti quotidiani. “Servono queste notizie positive – commenta Elisabetta Scala, vicepresidente di Moige, movimento italiano genitori – per pensare che, per quanto possiamo sentirci frustrati, magari invece i nostri figli sono contenti perché stiamo facendo un buon lavoro”.

Sono i figli a stabilire un relazione con mamma e papà giorno per giorno

Sebbene soltanto l’88% dei genitori sia convinto che i propri figli siano felici il 92% dei secondi dichiara di esserlo. I genitori si sentono in colpa per non trascorrere abbastanza tempo con i propri figli, e per non essere abbastanza disponibili verso di loro. Il 78% delle mamme e dei papà afferma infatti di non trovare il tempo per tutto quello che vorrebbero fare, e il 65% di loro, se potesse scegliere, preferirebbe avere a disposizione più tempo che più denaro.

“Non esiste il genitore perfetto, nel momento in cui vogliamo esserlo stiamo già sbagliando – puntualizza Alberto Pellai, psicoterapeuta, ricercatore universitario e scrittore -. Sono i figli che stabiliscono un relazione con noi giorno per giorno, e lo fanno proprio nella quotidianità e nelle piccole cose”.

Davanti allo schermo prevale per entrambi la giusta misura

Dall’indagine emerge però una certa divergenza tra genitori e figli a proposito del tempo trascorso davanti agli schermi, anche se per entrambi prevale la giusta misura. “Non possiamo prescindere dal fatto che ormai questa tecnologia c’è e viene utilizzata – sostiene Jolanda Restano, fondatrice di Fattore Mamma, community online -. Dobbiamo quindi cercare di comprenderla e accettarla. La rete può essere un’occasione di condividere i piccoli momenti, e può essere un modo divertente ed educativo per stare insieme”.

I ragazzi italiani apprezzano che li si vada a prendere a scuola

Il confronto internazionale evidenzia una sostanziale omogeneità della situazione, sia pur con alcune specificità culturali, riporta Adnkronos. I ragazzi italiani, ad esempio, apprezzano maggiormente che li si vada a prendere a scuola: lo dichiara infatti il 18% di loro, rispetto al 14% totale di tutti i Paesi. Essere incoraggiati durante una gara sportiva è invece un momento speciale soprattutto per i ragazzi russi, mentre in Germania i ragazzi apprezzano particolarmente fare colazione insieme. E dai ragazzi britannici guardare il film preferito con i genitori è considerato il momento che conta di più.

Cercasi 193mila tecnici disperatamente: 1 su 3 è introvabile

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Gen 302019
 

Nel prossimo triennio saranno quasi 193mila i posti di lavoro disponibili nei settori tecnici più rilevanti del made in Italy. Le industrie meccaniche, Ict, alimentari, tessili, chimiche e del legno-arredo cercano con urgenza figure professionali che in 1 caso su 3 sono di difficile reperimento. Il motivo? La scarsità complessiva dell’offerta formativa, carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte.

Si tratta dei risultati della ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 in 6 settori chiave del made in Italy. Le previsioni sono frutto di elaborazioni dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria sulla base di dati Istat e Unioncamere. E fanno riferimento sia ai posti di lavoro generati dall’andamento economico dei settori produttivi sia alle necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita.

68mila nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica

In base alle stime contenute nella relazione tecnica relativa al decreto legge attualmente in circolazione, e di quelle sui tassi di sostituzione tra lavoratori giovani e anziani, si prevede che ai circa 172 mila nuovi posti di lavoro dello scenario “base”, se ne aggiungeranno ulteriori 20 mila in conseguenza di “quota 100”.

Nello specifico, le previsioni indicano che saranno 68mila i nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica. Di questi, riporta Adnkronos, circa un terzo saranno disponibili per professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche) e per professioni tecniche (tecnici della gestione dei processi produttivi e conduttori di impianti produttivi).

La domanda nei settori della chimica, Ict, alimentare, tessile e del legno-arredo

Nei settori della chimica e della farmaceutica si prevede per il prossimo triennio una domanda di lavoro pari a circa 18mila addetti, rappresenteranno dalla metà ai due terzi delle figure professionali richieste. La domanda di lavoro delle imprese dell’Ict è stimata su 45mila persone nel triennio. e quella del settore alimentare su 30mila. Il fabbisogno occupazionale del settore tessile si attesterà invece a 21mila lavoratori, mentre nell’industria del legno-arredo consisterà in quasi 11mila nuovi ingressi. In tutti e tre questi settori, le professioni più richieste riguarderanno figure quali gli operai specializzati, conduttori e manutentori di attrezzature elettriche, elettroniche e di impianti.

“Avvicinare il mondo del lavoro alla scuola”

“Questi dati dimostrano che l’impresa del futuro ha bisogno dei giovani: per questo serve un grande piano d’inclusione. Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste – commenta il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -.

La formazione deve tornare quindi al centro dell’agenda del governo. “Quota 100 non è una misura per i giovani – afferma il vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli-. Forse libererà dei posti di lavoro, ma non risolve il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese. Con il rischio di lasciare un vuoto di competenze fin quando non avremo un sistema educativo che permetterà una rapida professionalizzazione”.

 

Mutui e 730: i costi che si possono tagliare

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Nov 192018
 

Il mutuo può anche diventare un “taglio” quando si compila la dichiarazione dei redditi. Non tutti i contribuenti lo sanno, ma esistono alcune voci connesse al mutuo e alla sua stipula che possono essere detratte dal modulo 730. Innanzitutto, è bene sapere che è previsto uno sgravio Irpef pari al 19% degli interessi passivi sui mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale, con un tetto massimo su cui calcolare il bonus di 4.000 euro annui. Quindi la detrazione massima può raggiungere i 760 euro. L’agevolazione si estende anche ai “relativi oneri accessori”: questo significa che è perciò detraibile pure la parcella del notaio per la stipula del contratto di mutuo prima casa. Si tratta di un onorario professionale che costituisce probabilmente la voce più pesante in termini di costo.

Cosa e quanto si può detrarre

Nell’elenco delle voci detraibili ci sono poi le imposte d’atto connesse al mutuo, comprese l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca e l’imposta sostitutiva sul capitale prestato. Per un mutuo di medio importo (fascia 120-150 mila euro) questi costi possono oscillare tra i 1.500 e i 2.500 euro, ovviamente destinati a salire all’aumentare della somma erogata. Come precisato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, risultano agevolabili anche eventuali commissioni pagate agli istituti per la loro attività di intermediazione, nonché le spese di istruttoria e di perizia tecnica.

Cosa invece non è detraibile

Esiste poi una serie di costi che, al contrario, non sono detraibili. Tra questi rientrano le spese di assicurazione dell’immobile, quelle notarili riferite alla stipula dell’eventuale preliminare di compravendita dell’immobile e del rogito. Sono indetraibili anche le imposte pagate dall’acquirente dell’abitazione (registro se si tratta di bene già esistente, Iva se si tratta di immobile nuovo), le imposte d’atto connesse al trasferimento degli immobili, vale a dire i tributi ipotecari e catastali.

Fondamentale informarsi per non commettere errori

E’ molto importante per chi sottoscrive un mutuo capire quali siano le voci di spesa che possono rientrare nel beneficio fiscale. A stilare un breve vademecum sono i portali mutui.it e facile.it. che mettono in guardia da eventuali “inghippi” burocratici. Facciamo un esempio pratico: in molti casi il tetto dei 4.000 euro potrebbe impedire il recupero pieno del 19% degli interessi e dei rispettivi oneri che vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi dell’anno in cui sono stati sostenuti, tipicamente il primo, e non possono essere “spalmati” nel tempo.