Gen 302019
 

Nel prossimo triennio saranno quasi 193mila i posti di lavoro disponibili nei settori tecnici più rilevanti del made in Italy. Le industrie meccaniche, Ict, alimentari, tessili, chimiche e del legno-arredo cercano con urgenza figure professionali che in 1 caso su 3 sono di difficile reperimento. Il motivo? La scarsità complessiva dell’offerta formativa, carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte.

Si tratta dei risultati della ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 in 6 settori chiave del made in Italy. Le previsioni sono frutto di elaborazioni dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria sulla base di dati Istat e Unioncamere. E fanno riferimento sia ai posti di lavoro generati dall’andamento economico dei settori produttivi sia alle necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita.

68mila nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica

In base alle stime contenute nella relazione tecnica relativa al decreto legge attualmente in circolazione, e di quelle sui tassi di sostituzione tra lavoratori giovani e anziani, si prevede che ai circa 172 mila nuovi posti di lavoro dello scenario “base”, se ne aggiungeranno ulteriori 20 mila in conseguenza di “quota 100”.

Nello specifico, le previsioni indicano che saranno 68mila i nuovi posti di lavoro nel settore della meccanica. Di questi, riporta Adnkronos, circa un terzo saranno disponibili per professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (ingegneri, progettisti e specialisti in scienze informatiche) e per professioni tecniche (tecnici della gestione dei processi produttivi e conduttori di impianti produttivi).

La domanda nei settori della chimica, Ict, alimentare, tessile e del legno-arredo

Nei settori della chimica e della farmaceutica si prevede per il prossimo triennio una domanda di lavoro pari a circa 18mila addetti, rappresenteranno dalla metà ai due terzi delle figure professionali richieste. La domanda di lavoro delle imprese dell’Ict è stimata su 45mila persone nel triennio. e quella del settore alimentare su 30mila. Il fabbisogno occupazionale del settore tessile si attesterà invece a 21mila lavoratori, mentre nell’industria del legno-arredo consisterà in quasi 11mila nuovi ingressi. In tutti e tre questi settori, le professioni più richieste riguarderanno figure quali gli operai specializzati, conduttori e manutentori di attrezzature elettriche, elettroniche e di impianti.

“Avvicinare il mondo del lavoro alla scuola”

“Questi dati dimostrano che l’impresa del futuro ha bisogno dei giovani: per questo serve un grande piano d’inclusione. Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste – commenta il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -.

La formazione deve tornare quindi al centro dell’agenda del governo. “Quota 100 non è una misura per i giovani – afferma il vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli-. Forse libererà dei posti di lavoro, ma non risolve il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese. Con il rischio di lasciare un vuoto di competenze fin quando non avremo un sistema educativo che permetterà una rapida professionalizzazione”.

 

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