Lug 232018
 

Le fonti Istat parlano chiaro: un’economia, quella italiana, non solo debilitata ma anche con i redditi più bassi della media europea. Un sistema economico, il nostro, complesso e frenato. L’istituto nazionale di statistica, attraverso i dati raccolti nel giugno 2018, evidenzia un’ennesima decelerazione nella rimonta economica. Nel Bel Paese si respira insomma un’aria di stanchezza diffusa e generalizzata su più fronti.

Piccoli miglioramenti rispetto al mese precedente

Ma rispetto al mese precedente, un piccolo spiraglio di luce che rasserena gli animi si è avvertito. L’inflazione aumenta, mantenendosi su ritmi inferiori a quelli dell’area euro. E se la crescita dell’eurozona rallenta, la disoccupazione cala. Il mercato del lavoro infatti appare rafforzato da un percettibile aumento occupazionale e, va da sé, di fiducia nel futuro.

Imprese faticano a crescere

Pesante invece, la situazione delle imprese, scrive AdnKronos. Faticano a crescere in particolare quelle manifatturiere, che raggiungono il livello minimo dei primi mesi del 2017 –  con un degrado – il più diffuso nell’area extra Ue –  in ambito produttivo, ed inevitabilmente, di ordini ed esportazione.

Il risultato? I nostri connazionali sono, tra alti e bassi destabilizzanti, sempre più a rischio povertà o esclusione sociale. Che secondo i dati in un anno è peggiorata arrivando a toccare il 30% della popolazione. Le nostre medie nazionali sono inferiori a quelli dell’Est come Bulgaria, Romania, Grecia e Lituania, ma superiori a quelli di francesi, tedeschi e inglesi, che oscillano tra il 18 e il 22,2%.

Una situazione ormai decennale e aggravatasi negli anni

In Italia, fino al 2007, la crescita dei redditi della popolazione a più basso reddito è stata più elevata di quella dei redditi complessivi, mentre dal 2008, periodo boom di crisi, le flessioni osservate per la stessa categoria sono state più pesanti. Parallelamente, si è alzato il divario del reddito fruibile, che ha toccato il valore minimo (5,2) nel 2007 e quello massimo (6,3) nel 2015.

Possibile “rientrare nei ranghi”?  Secondo la strategia “Europa 2020”, l’Italia dovrebbe essere in grado di “guarire” 2,2 milioni di connazionali rispetto ai valori di quell’emblematico 2008 (15.082.000 individui, cioè il 25,5% dei residenti).

L’obiettivo, dunque, sarebbe quello di ridurre a 12.882.000 unità le persone in gravi condizioni entro i prossimi due anni.

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