Lug 022018
 

Che la nostra vita si svolga ormai in parte anche a un livello “virtuale” è un dato di fatto, tanto che spesso non possiamo fare a meno di controllare in continuazione e-mail, notifiche dai social, messaggi su WhatsApp. Col risultato di accumulare una buona dose di tecnostress da eccesso di informazioni. Ma a insidiare la salute dei cybernauti c’è anche l’ipnosi digitale, una forma di dipendenza da dispositivi alla base di molti disturbi e patologie. Insomma, la tecnologia ci ha letteralmente stregato. Come rompere l’incantesimo?

“Perdere il contatto con la realtà e vivere in uno stato di trance che altera i comportamenti”

“Il Tecnostress e la Internet-dipendenza sono già state riconosciute come malattie professionali e in Italia vi è l’obbligo di fare formazione per prevenire questi rischi nel lavoro digitale”, spiega all’Adnkronos Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus e autore del libro Ipnosi digitale: guardami e ascoltami, io sono ciò che tu sei dentro.

Troppe ore trascorse davanti agli schermi, magari a navigare su Internet, possono infatti favorire l’insorgere di gravi disturbi psicologici (attacchi di panico, ansia, depressione, insonnia e manie compulsive). “Ma anche patologie cardiocircolatorie e gastrointestinali”. L’elemento comune, però, è proprio il fenomeno dell’ipnosi digitale, una sorta di incantesimo che spinge a rimanere connessi ai dispositivi digitali per molte ore al giorno, al punto da perdere il contatto con la realtà e vivere in uno stato di trance che altera i comportamenti.

Le cause e gli effetti distorsivi sulla salute psicologica

Nel suo libro Di Frenna analizza le cause che favoriscono l’ipnosi digitale e gli effetti distorsivi sulla salute psicologica, citando molti casi concreti. Come quello di un giornalista televisivo straniero, che dopo aver concluso il collegamento in studio, “iniziò a usare la sua mano come fosse un cellulare, scorrendo notizie inesistenti, ignaro che le telecamere fossero ancora accese”, racconta Di Frenna.

Un caso più recente è quello di un uomo che afferra il suo cellulare, lo punta verso se stesso e scatta un selfie mentre alle sue spalle una donna agonizzante è distesa su un binario. Secondo Di Frenna è un caso di ipnosi digitale, “che altera l’equilibrio psicologico ed esalta il narcisismo egoico patologico”.

 

La tecnologia degli schermi induce stati di trance

L’ipnosi è un fenomeno di allucinazione della realtà, in cui “la mente focalizza l’attenzione su un solo punto ed esclude tutto il resto, ritenendo possibile anche l’impossibile – spiega ancora Di Frenna -. Ebbene, la tecnologia degli schermi è ipnotica e induce stati di trance”.

Le cause di questo fenomeno possono essere diverse: dalla dipendenza emotiva alla consapevolezza ridotta, dal delirio di onnipotenza al narcisismo egoico.

Ma come prevenire questo rischio sociale? La risposta potrebbe sembrare semplice. Ma solo per chi non ha superato il limite dello stress da abuso di tecnologia.

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