Set 262018
 

Addio al menu proposto dai grandi chef o dal dietologo: se più di un italiano su tre (36%) si affida al medico per risolvere i propri dubbi sull’alimentazione l’ultima tendenza è quella di affidarsi alle materie prime di una volta, e alla cucina popolare dei nostri nonni. Cipolla rossa, visciole, giuggiole, mele cotogne, patate viola sono esempi di toccasana della nostra storia gastronomica, che gli italiani stanno riscoprendo per mangiare più sano e semplice.

I cibi della nonna possono infatti offrire una valida alternativa ai prodotti esotici, ma anche ai novel food, i cibi fatti in laboratorio che hanno appena ricevuto il via libera dell’Unione Europea e che potrebbero presto arrivare sugli scaffali dei supermercati.

Il cibo salutistico vale circa il 10% degli acquisti

È quanto emerge dall’analisi Coldiretti su dati Ref Ricerche presentata al Sana, il 30° salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna. Sempre più salutisti e attenti al cibo che consumano, gli italiani hanno scoperto il valore “farmaceutico” degli alimenti, con effetti rilevanti sulle scelte dei prodotti che mettono nel carrello. Il cibo salutistico vale circa il 10% degli acquisti, e secondo elaborazioni sul rapporto 2018 di Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, aumenta il doppio rispetto al mercato. Casi eclatanti sono i semi di zucca, le cui vendite in valore sono cresciute nell’ultimo anno del 28%, il farro (+16%), le mandorle (+15%), o la farina di riso (+8%), riporta Ansa.

Dai meloni banana alla roveja

Dal Veneto arriva la cipolla rossa di Cavasso Nuovo, un toccasana contro lo stress e l’ipertensione, mentre dai campi emiliano-romagnoli arrivano i meloni banana, antiossidanti e ricchi di calcio, fosforo e potassio. In Sardegna è stata invece recuperata “sa pompia”, cedro dalla buccia spessa e ruvida usato nella preparazione di dolci e liquori, e se in Friuli Venezia Giulia sboccia la rosa di Gorizia, una varietà pregiata di radicchio rosso, la melanzana rossa è tornata a essere coltivata in Basilicata.

Dalle Marche poi arrivano le visciole, varietà selvatiche di ciliegia, e da Cascia (Umbria) la roveja, un legume antico con alto contenuto di proteine.

Un patrimonio 100% Made in Italy

Un patrimonio 100% Made in Italy, quindi, che in modo naturale aiuta l’ambiente e risponde alla domanda del wellness a tavola in maniera più salutare rispetto a cibi “alla moda” come ad esempio la curcuma, originaria dell’India o le bacche di Goji.

Ma i supercibi della nonna sono un’alternativa naturale anche ai cosiddetti Novel Food, gli integratori alimentari prodotti nel laboratori industriali che hanno ottenuto il via libera della Ue per l’ingresso sul mercato. Una lunga lista di prodotti, provenienti anche da Paesi Extra Ue, che va dall’Olio di Calanus finmarchicus, un crostaceo del mare Atlantico, al cromo picolinato, un composto chimico, al pane trattato con raggi UV.

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